La Panarotta aspetta ossigeno

3 marzo 1970 – Il paradiso bianco di Vetriolo non è un’aspirazione impossibile

Per ora c'è soltanto una modesta premessa: due skilift e un baby, non più di trecento persone all'ora quando ce ne vorrebbero seicento per far quadrare un po' il bilancio.

Eppure, quando il comitato istituito per la costruzione degli impianti mise mano alla rivalutazione invernale della Panarotta, aveva già previsto, per conto suo, le possibilità di sviluppo che la zona nascondeva.

Dalle escursioni estive a quelle invernali il passo sarebbe stato breve quando il grande poggio di Vetriolo avesse avuto un'adeguata rete stradale tale da invogliare, magari, insediamenti residenziali di largo respiro. Imprenditori lombardi sono invece saliti fin quassù e sono ridiscesi passando invece per Madonna di Campiglio con la promessa di ritornare.

A conti fatti mancano alla Panarotta strade e acquedotto, ma questo non toglie nulla alle aspirazioni di oggi che vanno in là, verso il Fravort e verso l'anello viario Pergine-Canezza-Roveda (e, oltre, fino alla Bassa) e, dall'altra parte, Levico-Vetriolo-Bassa. Questo ultimo spezzone (Vetriolo-Bassa) è già servito da una strada che basta solo sistemare. Resta invece da fare l'altro spezzone, da Roveda alla Bassa ed un impianto di collegamento che porti alla Panarotta. Cosa era la Panarotta appena cinque anni fa?

Un'oasi di verde tranquillo, rotto soltanto dall'escursionista della domenica che saliva da Falesina o da malga Montagna Grande fino ai 1800 metri del rifugio gestito alla meno peggio dalla SAT. In cinque anni la montagna di Vetriolo ha scoperto la vocazione invernale e con essa la possibilità di servire le correnti turistiche del Veneto (Padova e Vicenza in particolare) per le quali la Valsugana non riserva molto a parte le piste del Brocon.

Raggiungere la Panarotta, per chi sale la Valsugana, non è difficile. Pochi chilometri di strada agevole portano da Vetriolo a Compet, altrettanti di strada meno agevole da Pergine a Compet, da dove si raggiunge la Panarotta su un vecchio tracciato militare che il Genio civile rimetterà presto a nuovo.

Così, come è sorto nel 1965 con la telecabina che parte da Vetriolo, il centro invernale della Panarotta ha rivelato subito grandi possibilità di espansione delle aree sciabili in una zona che si pone, per condizioni di innevamento, al livello della Paganella. Oggi si scia, sulla Panarotta, da dicembre ad aprile su piste che non gelano mai e che potranno moltiplicarsi se l'Ente pubblico rinforzerà il suo intervento, ma soprattutto se la partecipazione della parte più interessata, gli albergatori, si farà più consistente.

Attualmente la società per azioni che gestisce la Panarotta ha un capitale che non supera i settanta milioni. La Regione vi partecipa con 35 milioni, l'Azienda turismo di Trento, che ha la paternità territoriale della parte nord della Panarotta, è presente con 7 milioni e mezzo, Comune e Azienda autonoma di Levico con 10.

In tutta l'operazione Panarotta, avviata dal comitato turistico sorto a Pergine nel ‘65 e presieduto dall'avv. Petri prima di trasformarsi in società per azioni, è mancato purtroppo l’azionista privato e questo dà ragione, ancora una volta, a quanti hanno visto un grosso freno nella presenza del campanilismo ancora forte in una zona che per ultima si è aperta al turismo invernale.

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