Ungulati, stop alle mangiatoie: il Consiglio di Stato dà ragione alla Lav
La sentenza impone ora alla Provincia di Trento di valutare la sospensione del foraggiamento almeno in alcune aree indicate, tra cui Alta Val di Non, Val di Sole, Chiese, Giudicarie e Rendena, considerando l’avvicinamento dell’orso alle mangiatoie, l’effetto sul letargo e la vicinanza a luoghi frequentati dall’uomo
APPELLO Le mangiatoie per ungulati attirano gli orsi
TRENTO. Il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza sul ricorso presentato dalla LAV contro il foraggiamento degli ungulati autorizzato dalla Provincia di Trento. La sesta sezione ha stabilito che l’amministrazione dovrà riesercitare il proprio potere valutando, in modo puntuale, l’impatto delle mangiatoie su biodiversità, ecosistemi e sicurezza delle persone, anche alla luce delle interazioni con l’orso.
Secondo la LAV, il foraggiamento – praticato tramite strutture in legno che distribuiscono cibo soprattutto in inverno a cervi e caprioli – altera gli equilibri naturali e risponde principalmente a interessi venatori, aumentando la presenza di animali nella stagione di caccia. L’associazione sostiene che la pratica incida anche sul benessere della fauna e possa favorire dinamiche pericolose per la convivenza tra uomo e grandi carnivori.
Nella motivazione richiamata dall’associazione, il Consiglio di Stato sottolinea che la tutela della biodiversità e dell’ecosistema, riconosciuta dall’articolo 9 della Costituzione dopo la riforma del 2022, dovrebbe portare a evitare pratiche che modificano il rapporto tra specie animali e tra fauna e uomo, quando le conseguenze dannose risultano superiori ai benefici. Un passaggio che, per la LAV, rappresenta un punto di svolta nel confronto con la Provincia.
La sentenza impone ora alla Provincia di Trento di valutare la sospensione del foraggiamento almeno in alcune aree indicate, tra cui Alta Val di Non, Val di Sole, Chiese, Giudicarie e Rendena, considerando l’avvicinamento dell’orso alle mangiatoie, l’effetto sul letargo e la vicinanza a luoghi frequentati dall’uomo. La LAV annuncia che verificherà l’applicazione della decisione e chiede che la pratica venga fermata nelle zone più esposte.