Ferisce l’amico con una forbice: 4 anni e 6 mesi per l'imputato, già a processo per un tentato omicidio
Le vittime, in entrambi gli episodi, sono persone che avevano dato una mano all'imputato, aprendogli le porte delle loro case
TRENTO. Già a processo per tentato omicidio - per aver colpito con un coltello alla gola un uomo nel maggio 2024 - il 48enne di origine bresciana E. G. è stato condannato per stalking e lesioni ai danni di un altro soggetto, nonché per porto abusivo di arma (una forbice appuntita), in merito a fatti avvenuti in un periodo di poco precedente.
Le vittime, in entrambi gli episodi, sono persone che avevano dato una mano all'imputato, aprendogli le porte delle loro case. Ora è arrivata la decisione del giudice Luigi Lunardon: 4 anni, 6 mesi e 15 giorni di reclusione, più un anno di libertà vigilata da scontare al termine della pena e un risarcimento pari a 10mila euro alla parte civile come chiesto dall'avvocata Teresa Gentilini, legale della vittima. Sentenza di non luogo a procedere, invece, per i reati di violenza privata e violazione di domicilio.
Il pm Davide Ognibene aveva chiesto una pena di 4 anni e 6 mesi, mentre l'avvocata della difesa Maria Coviello l'assoluzione e in subordine la derubricazione del reato di stalking in molestie. Per il giudice Luigi Lunardon, dunque, l'uomo è responsabile degli atti persecutori, delle lesioni e del porto delle forbici.
I fatti di cui si è discusso in aula risalgono alla primavera del 2024. E. G., non avendo un posto in cui dormire, era stato ospitato da un ex collega di lavoro, il 28enne che attraverso l'avvocata Gentilini si è costituito parte civile nel procedimento. Per un po' di giorni l'imputato aveva dormito sul divano dell'amico, poi si era "trasferito" in garage. Una sistemazione di fortuna, ma pur sempre un luogo al coperto in cui trovare rifugio per la notte. Una situazione che però non poteva durare a lungo.
Quando il giovane aveva chiesto la restituzione delle chiavi, E.G. aveva reagito con violenza: nel corso di una discussione, con una forbice appuntita, aveva colpito l'amico una decina di volte al volto sfiorandogli l'occhio, al collo, alle braccia e alla gambe. Il provvidenziale intervento di un vicino di casa aveva interrotto l'aggressione. La vittima era stata medicata al pronto soccorso e dimessa con prognosi di dieci giorni. E. G. però non si era fermato.
Nei giorni successivi aveva minacciato più volte il giovane (quest'ultimo, per paura, si era trasferito a casa dei genitori) lo aveva anche aggredito alla presenza del padre, inoltre era entrato più volte nel condominio. Secondo i due consulenti sentiti ieri in aula, l'imputato è un soggetto paranoico e narcisista, ma capace di intendere e di volere.
Queste condotte, che hanno portato alla condanna, sono avvenute tra la fine di marzo e il 6 maggio 2024. Alcuni giorni dopo, il 20 maggio 2024, E. G. aveva colpito con un coltello l'albergatore che per un periodo lo aveva ospitato. Gli aveva affondato nel collo 12 centimetri di lama, sorprendendolo alle spalle mentre era alla cassa del supermercato Orvea di Civezzano. È in corso il processo per tentato omicidio.
«Ho rischiato di morire o di rimanere paralizzato. I medici e gli infermieri del reparto di terapia intensiva del Santa Chiara, dove ero stato ricoverato, mi chiamavano "Lazzaro il miracolato"» ha raccontato Bruno Cassese, la vittima. L'albergatore, il mese scorso, è stato sentito in aula e ha parlato per un'ora, spiegando le gravi conseguenze fisiche che patisce ancora oggi a causa di quell'aggressione.