«Mauro Sbetta ucciso per denaro: lesioni feroci e multiple»
La ricostruzione di quello che successe nella casa dell’uomo. Tutto sarebbe partito da un acceso litigio, nel corso del quale Mamdouh avrebbe «aggredito violentemente la vittima, prevaricandola»
IL FUNERALE Una folla per l'ultimo saluto
RICOSTRUZIONE Ha cercato disperatamente di salvarsi
IL FATTO Trovato morto in casa: sospetto omicidio
LE IMMAGINI Gli uomini della scientifica in azione
L'AUTOPSIA Picchiato prima di morire
TRENTO. Mauro Sbetta è stato colpito con una inconcepibile violenza dal suo aggressore, senza neppure aver avuto modo di difendersi. Le lesioni - «feroci e multiple», inferte con un oggetto contundente - hanno portato gli inquirenti a ricostruire la dinamica di quello che è stato un vero e proprio «pestaggio», avvenuto «verosimilmente» per soldi. In cella con l'accusa di omicidio volontario rimane Khalid Mamdouh, quarantenne manovale di origine marocchina: per il giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua sussiste il rischio di recidiva. Dunque l'indagato potrebbe ancora fare del male a qualcuno, colpire con una forza brutale e con «abnorme prevaricazione» come è successo con il pensionato. Il carcere rappresenta una misura «assolutamente necessaria e indispensabile» per neutralizzare la pericolosità del quarantenne.
La ricostruzione dei fatti
Sbetta, trovato senza vita nella sua abitazione a Strigno, sarebbe stato percosso a mani nude e spinto con la testa contro la porta a vetri, fino ad infrangerla. Quindi colpito alla testa con un boccale da birra e con i piatti, picchiato al torace, infine scaraventato dalle scale di legno che scendono fino all'ingresso. Come testimoniano le tracce di sangue e le suppellettili trovate sul pavimento, l'aggressione è stata al primo piano della casa, tra il soggiorno, la cucina e il giroscale. Tutto sarebbe partito da un acceso litigio, nel corso del quale Mamdouh avrebbe «aggredito violentemente la vittima, prevaricandola».
Mauro Sbetta è morto per un forte colpo dato con oggetto contundente (forse il boccale di birra) al volto ed al vertice del cranio, ma aveva traumi su tutto il corpo e due vertebre rotte. Sulla parete vicina all'ingresso sono state rinvenute impronte insanguinate, tra le quali c'è lo stampo della mano destra dell'indagato.
Movente legato al denaro
Per il gip Gianmarco Giua, che ha firmato le 19 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, l'unica tesi fino ad ora prospettabile è quella dell'azione volontaria: l'aggressione mortale sarebbe avvenuta per ragioni ancora da determinare, ma «verosimilmente» legate al denaro, nell'ambito di dinamiche legate a rapporti personali. Dalle indagini è emerso che sulla carta ricaricabile di Mamdouh la vittima inviava periodicamente soldi, circa un centinaio di euro al mese. Inoltre, come raccontato dai familiari, il quarantenne, il giorno dopo l'omicidio, aveva in tasca parecchio contante, pari a 600 euro.
I gravi indizi di colpevolezza
La prova regina è l'impronta palmare della mano destra di Mamdouh, trovata sul muro vicino alla porta d'ingresso ed impregnata del sangue di Mauro Sbetta: i Ris hanno indicato 28 punti caratteristici, che superano ampiamente il numero minimo di 16. Ma ci sarebbe tanto altro sulla scena del delitto ad incastrare Khalid Mamdouh: le birre da lui acquistate in un supermercato di Borgo, lo scontrino, mozziconi e pacchetti di sigarette. Tra l'altro, la spesa di alcolici al supermercato era stata fatta proprio con la carta prepagata sulla quale Sbetta accreditava il denaro. Al quarantenne apparterebbe anche l'impronta di un piede insanguinato taglia 44, isolata sulla scena del crimine, nonché la t-shirt con macchie di sangue rinvenuta sempre a Strigno, la stessa maglietta (caratterizzata dal logo di una ditta) indossata dall'indagato in una foto trovata nell'appartamento dei genitori.
«Andrò in carcere»
Dall'analisi dei cellulari è emerso che nella giornata di sabato 10 gennaio c'erano stati diversi contatti tra Mauro Sbetta e Khalid Mamdouh. I due si erano dati appuntamento per la serata. Non era la prima volta, d'altronde, che si incontravano a casa del pensionato a Strigno. L'ultimo accesso della vittima a Whatsapp è delle 22.34. L'indagato, lasciata l'abitazione nella notte, avrebbe vagato in paese. Ed è proprio a Strigno che il mattino seguente la sorella, avvisata da un conoscente, è andata a recuperarlo. Il quarantenne era «in stato di forte agitazione e di ubriachezza», forse aveva assunto stupefacenti. Ma appariva anche confuso e agitato: ha gettato a terra diverse banconote, per un importo di 600 euro, e ripetuto più volte che aveva litigato con qualcuno. «Vado in carcere, vado in carcere» ha poi detto. All'indomani della scoperta dell'omicidio (il corpo di Sbetta è stato trovato nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14), quando la notizia è diventata di dominio pubblico, un familiare ha chiamato Khalid Mamdouh. «C'è un anziano morto a Strigno: tu non ne sai nulla?» ha chiesto. «Non ho sentito niente e non so niente» la risposta del quarantenne. «Sicuro che tu non c'entri?» ha insistito il parente. «No, sono sicuro». L'indagato, assistito dall'avvocato Filippo Fedrizzi, davanti al giudice ha preferito rimanere in silenzio.