La protesta contro Dolomiti Energia: «Bloccate quella gara»
Presidio davanti alla Provincia in piazza Dante: nel mirino dei sindacati il bando per il servizio di call center. Si temono tagli ai posti di lavoro
TRENTO. Non si ferma la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del call center di Dolomiti Energia contro la gara d’appalto effettuata senza garantire il mantenimento dei posti di lavoro e che determinerà un peggioramento delle condizioni economiche degli addetti. Per questa ragione stamattina è stato organizzato un presidio in piazza Dante, nella giornata in cui i lavoratori di Trento e Milano hanno attuato uno sciopero di 8 ore.
“I soci pubblici di Dolomiti Energia devono assumersi le proprie responsabilità e adoperarsi affinché le gare d’appalto vengano annullate e si faccia un nuovo bando garantendo il rispetto concreto e reale della normativa provinciale sugli appalti, tutelando i posti di lavoro e i salari”, ribadisce Michele Guarda segretario provinciale della Fiom. I fatti risalgono a novembre scorso quando De ha portato a rinnovo contemporaneamente due distinti appalti, attualmente affidati a due diverse società.
Nel capitolato Dolomiti ha previsto che entro il primo anno dall’aggiudicazione le due vincitrici dovranno scambiarsi il lavoro ma senza alcun vincolo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, i quali pertanto perderanno ogni garanzia di mantenimento del posto di lavoro e dei trattamenti economici. Si tratta di uno scambio asimmetrico: la società che si aggiudicherà l’appalto sul quale attualmente sono impiegati 50 addetti (call center del mercato libero dell’energia) dovrà cedere il lavoro alla società vincitrice dell’appalto che attualmente ne impiega 20 (call center del mercato tutelato), e viceversa ma il mercato tutelato, tra un anno, sparirà per legge. Inoltre Dolomiti ha previsto l’applicazione del contratto dei metalmeccanici “con salari più alti” solo sull’appalto che andrà a morire, mentre ha previsto l’applicazione del contratto delle telecomunicazioni, più svantaggioso, sull’altro.
Di conseguenza oltre che precarizzare il lavoro, si abbasseranno gli stipendi. Da qui la richiesta di annullare la gare effettuate e ripartire da zero. Oltre alla mobilitazione, proprio per raggiungere questo obiettivo e tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la Fiom nelle scorse settimane si è mossa anche sul piano legale. Ha depositato un “intervento ad adiuvandum” sul ricorso al Tar presentato dall’azienda uscente Gpi che gestiva l’appalto più corposo. La prima udienza è prevista proprio oggi. “Qualunque sarà la sentenza andremo fino in fondo. Nel caso, per noi auspicabile, di annullamento delle gare pretenderemo che si faccia un’unica gara d’appalto con tutte le garanzie per le lavoratrici e i lavoratori previste dalle norme provinciali sugli appalti. Viceversa, le mobilitazioni proseguiranno e valuteremo ulteriori azioni legali sia individuali che collettive”.