I nostri 80 anni, tra storia e futuro
Sarà un anno straordinario di celebrazioni: gli ottant'anni dell'Adige tra articoli storici ripubblicati ogni giorno, dodici serate con testimonianze locali e cori, il ritorno del Premio l'Adige, un inserto da collezione, l'Adige Run e una mostra sull'evoluzione del territorio
Cari lettori, per una volta vi parlerò di noi. Non perché ci piaccia guardarci allo specchio (i giornalisti sono per natura più inclini ad osservare gli altri), ma perché il 2026 sarà un anno speciale: l'Adige compie ottant'anni. E ottant'anni di un giornale non sono soltanto ottant'anni di cronaca, sono ottant'anni di vita di un territorio, raccontata giorno per giorno, pagina dopo pagina, articolo dopo articolo. Da quel lontano 1946 ad oggi, l'Adige - con la sua grande squadra di giornalisti e corrispondenti - ha fotografato il Trentino che cambiava: dalla ricostruzione postbellica al boom economico, dall'autonomia speciale alle trasformazioni sociali, fino alla rivoluzione digitale.
Abbiamo raccontato le grandi storie (quelle che finiscono sui libri) e le piccole storie (quelle che fanno la vita vera delle persone). E lo abbiamo fatto con un'idea precisa: un giornale locale non è solo un prodotto editoriale, è un pezzo dell'identità e della quotidianità di chi lo legge. Per questo abbiamo deciso di celebrare questi ottant'anni non chiudendoci in redazione a guardare indietro, ma facendo esattamente il contrario: aprendoci al territorio e andando incontro ai nostri lettori.
Costruendo insieme un anno di memoria condivisa, perché la memoria di un giornale è anche la vostra memoria, e viceversa. Il programma che abbiamo messo a punto è ambizioso (forse troppo, ma ci piacciono le sfide). Si parte già dal 2 gennaio: ogni giorno, per tutto l'anno, ripubblicheremo un pezzo d'archivio uscito in quella stessa data. Non solo i grandi fatti - quelli li ricordiamo tutti - ma anche articoli apparentemente minori che, riletti oggi, ci dicono molto su come sono cambiati la società, il costume, il modo stesso di raccontare le cose.
Sarà come aprire ogni mattina una finestra sul passato, accanto a quella sul presente. Ma il cuore del progetto sono i dodici incontri mensili che organizzeremo in tutte le zone del Trentino, da gennaio a dicembre. Dodici serate, dodici comunità, dodici modi di raccontare gli stessi ottant'anni da prospettive diverse. Si parte a gennaio da Tione, poi Borgo Valsugana, Riva del Garda, Rovereto, e così via toccando Primiero, Cles, Cavalese, Malé, Ala, Arco, Trento, fino a chiudere a dicembre con Pergine Valsugana.
In ogni serata porteremo le prime pagine storiche, le foto più significative del nostro archivio in un racconto che intreccia passato, presente e futuro, ma soprattutto daremo voce alle testimonianze di ogni valle, con le persone che hanno vissuto questi ottant'anni sulla loro pelle e che possono raccontare i cambiamenti meglio di qualsiasi articolo. E perché una serata sia davvero di comunità, coinvolgeremo i cori locali (grazie a un'intesa con la Federazione provinciale dei Cori) che animeranno ogni incontro con momenti musicali. Vogliamo che siano serate vere, non certo delle celebrazioni formali.
A marzo tornerà il «Premio l'Adige» alle Cantine Rotari, che premierà l'imprenditore dell'anno insieme a «Start up dell'anno», «Manager emergente» e il premio «People first». Perché raccontare il territorio significa anche valorizzare chi lo fa crescere ogni giorno.
In primavera uscirà un inserto speciale da collezione: un magazine che ripercorre questi ottant'anni attraverso le prime pagine più significative, fin da quel primo numero datato 16 giugno 1946 quando l'Adige si chiamava ancora «Il Popolo Trentino». Una sorta di «atlante della memoria» che potrete conservare e sfogliare quando vorrete tornare indietro nel tempo.
A inizio giugno organizzeremo «l'Adige Run»: una corsa e camminata non competitiva per famiglie, con partenza e arrivo in Piazza Duomo a Trento. L'obiettivo è farlo diventare un appuntamento fisso annuale, perché un giornale deve anche saper creare momenti di aggregazione, non solo raccontarli.
Ma il momento clou sarà l'apertura di una grande mostra alle Gallerie di Piedicastello, in collaborazione con il Museo Storico di Trento. Non sarà una mostra su di noi - sarebbe noioso e banale come tutte le autocelebrazioni - ma un racconto dell'evoluzione sociale, economica e urbanistica del Trentino attraverso il nostro archivio, con le prime pagine più significative e le foto che hanno immortalato i cambiamenti più importanti. Sarà la storia di tutti voi, raccontata attraverso le pagine che abbiamo scritto insieme in questi ottant'anni.
A corredo della mostra c'è un'altra iniziativa importante: da gennaio inviteremo i lettori a portare al Museo i loro vecchi film di famiglia e le pellicole in Super 8. Il Museo li riverserà gratuitamente su supporti digitali, e questo materiale prezioso verrà proiettato sia nella mostra che negli incontri sul territorio. Perché la memoria non è solo quella scritta sui giornali, ma anche quella custodita nei cassetti delle vostre case, i vostri pezzetti di antica quotidianità che diventano memoria condivisa.
Parallelamente alle celebrazioni, avvieremo un progetto strategico di lungo termine: la digitalizzazione del nostro archivio. Lo faremo in partnership con l'Istituto storico italo-germanico della Fondazione Bruno Kessler (per la parte tecnico-scientifica) e con il sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Trento, iniziando dal decennio che va dal 1946 al 1956. Un primo passo verso la digitalizzazione completa dell'Adige, perché conservare la memoria significa anche renderla accessibile alle generazioni future.
Apriremo le porte della redazione: torneranno gli incontri del direttore con gli abbonati, per mostrare «dal di dentro» come viene costruito ogni giorno il giornale. Incontri che si terranno in redazione ma anche alle Gallerie quando la mostra sarà aperta. E proseguiranno anche le visite studentesche, perché avvicinare le nuove generazioni al giornalismo locale non è solo un dovere civico, ma una vera e propria necessità educativa in un mondo dominato dagli algoritmi che «scelgono» per i nostri ragazzi.
Ottant'anni sono tanti. In questo tempo sono nati e cresciuti i nostri e i vostri figli, i nostri e i vostri nipoti. Sono cambiate le valli, le città, i modi di vivere. È cambiato il giornalismo stesso (e come se è cambiato). Ma una cosa non è cambiata: il patto tra un giornale e il suo territorio.In un'epoca in cui tutto sembra liquido, volatile, destinato a svanire nel giro di uno scroll, avere ottant'anni significa aver attraversato le epoche senza perdersi. Significa aver raccontato questo territorio quando era diverso, povero, ferito dalla guerra, e continuare a raccontarlo oggi che è ricco, prospero, ma forse un po' più fragile di quanto sembri.Il 2026 sarà l'anno in cui celebreremo tutto questo.
Ma soprattutto sarà l'anno in cui diremo una cosa semplice: grazie. Grazie per averci letto in questi ottant'anni. Grazie per le lettere al direttore, per le telefonate in redazione, per averci fermato in piazza a dirci la vostra. Grazie anche per le critiche e per aver preteso sempre il meglio da noi. E grazie per esserci rimasti fedeli anche quando tutto attorno sembrava dirci che i giornali erano destinati a scomparire.
Non è un caso se l'Adige è costantemente tra i primi dieci giornali italiani come performance anno su anno: è merito vostro, della fiducia che riponete nel nostro lavoro. Quindi buona chiusura di anno per un 2025 che ormai è quasi in bacheca, con lo sguardo già rivolto al 2026. Perché questa storia - la nostra, la vostra - continua.