Sicurezza

Per i sanitari bracciali anti-aggressioni: si valuta anche l’acquisto di body-cam per il 118

Strumenti tecnologi e nuova organizzazione, ma anche una strategia di comunicazione integrata, rivolta sia ai cittadini che al personale per sensibilizzare sul problema. Al polso un pulsante che se schiacciato invia subito una richiesta di aiuto. Lo strumento sarà adottato in tutti quei reparti considerati a maggior rischio

TRENTO. Oltre che servizi di vigilanza e telecamere, per far fronte al fenomeno della violenza e delle aggressioni a danno degli operatori sanitari e socio-sanitari l'Apss (oggi Asuit), su sollecitazione della Provincia, ha predisposto un Piano per la Prevenzione degli atti di violenza nell'organizzazione sanitaria.

Con una delibera e un allegato di quattro pagine approvati a fine anno sono stati messi nero su bianco gli interventi per far fronte al problema e garantire maggiore sicurezza a chi lavora in ospedale, negli ambulatori e sulle ambulanze. Alcune sono misure già attuate, altre da attuare a breve. Dopo un'analisi finalizzata a individuare i fattori di rischio - strutturali, organizzativi, relazionali e clinici - che possono favorire l'insorgenza di episodi di violenza, avvalendosi di strumenti quali la revisione degli eventi segnalati, indagini presso il personale e l'analisi delle condizioni operative, sono state elencate le misure tecnologiche e organizzative.

Nel piano è previsto anche una strategia di comunicazione integrata, rivolta sia ai cittadini - per favorire l'alleanza terapeutica e la consapevolezza delle conseguenze degli atti violenti - sia al personale interno - per promuovere una cultura organizzativa della sicurezza, della segnalazione e di stili comunicativi positivi. Ma quali sono le proposte più innovative contenute nel piano?

Innanzitutto si sta valutando la possibile adozione di bodycam indossabili per il personale del 118. Si parte da Trento e se si reputerà lo strumento efficace verrà adottato in tutte le sedi. Questa iniziativa è stata adottata in diverse regioni, come Lombardia, Lazio (Ares 118) e Emilia-Romagna (Ausl Modena), per supportare gli operatori e far fronte a episodi di violenza, offrendo anche una prova oggettiva in caso di necessità.

Altro strumento sono i braccialetti tipo dect e dispositivi indossabili per allertamento rapido in caso di aggressione. Il funzionamento dei braccialetti è semplice: se un operatore subisce un'aggressione, basta che prema il pulsante SOS presente sul dispositivo. In pochi istanti la control room, attiva 24 ore su 24, riceve l'allarme, verifica la situazione con una chiamata diretta e, se necessario, attiva immediatamente le Forze dell'Ordine.

Allo stesso tempo, la centrale avvisa l'Unità operativa interessata, in modo che tutti siano subito informati di quanto sta accadendo. Inoltre sono previste nuove misure strutturali per l'allertamento rapido in reparto in caso di aggressione, implementazione del servizio di sorveglianza, corsi di formazione. Va anche detto che sul fronte sicurezza molto è già stato fatto e che spesso il problema del personale è riuscire a far fronte a comportamenti aggressivi non di pazienti insofferenti, ma di soggetti problematici o perché psichiatrici o perché assuntori di sostanze stupefacenti o alcol.

Sul fronte dei sistemi di allertamento con pulsanti dedicati per rischio aggressioni, sono in corso lavori per circa 130 mila euro negli ospedali di Borgo e Cavalese, per 60 mila euro al Servizio psichiatrico distretto Est e per 154 mila euro al pronto soccorso di Trento. Già in funzione impianti di video-sorveglianza e tecnologie per il controllo degli accessi e personale di vigilanza al pronto soccorso di Trento e Rovereto, nonché presso il Serd di Trento, Rovereto e Riva.

Già attivato, inoltre un supporto psicologico per il personale vittima di aggressione. «Un ulteriore passo avanti dopo il protocollo firmato con il Commissario del Governo che aveva portato personale di supporto per la sicurezza prima al Pronto soccorso di Trento e poi a Rovereto. La situazione è migliorata. Certo non si è risolto tutto, ma è la dimostrazione che abbiamo a cuore il tema e vorremmo che certe cose non succedessero più», dice l'assessore Mario Tonina.

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