TRENTO - Rimangono ancora bloccati al Cairo, i 9 attivisti trentini della Global March to Gaza, fermati in aeroporto dalle autorità locali. Tutti, al momento, fortunatamente stanno bene (nella foto).

«Il nostro gruppo - ha dichiarato Tommaso Poda dall’Egitto - al momento si è autoconfinato in albergo per tutela. La situazione in città è piuttosto “calda” con numerosi controlli della polizia negli alberghi dove soggiornano sostenitori della marcia.

Dai negoziati di questa mattina (ieri, ndr) non sembrano esserci state aperture da parte del governo egiziano. In piccoli gruppi si è liberi di girare all’interno della città come turisti. Noi non siamo stati fermati».

I controlli invece vengono effettuati in diversi altri hotel.

«Alcune persone hanno provato a uscire dal Cairo per dirigersi come da programma verso Al Ismaleilyeh per raggrupparsi e di nuovo dialogare con le autorità per avere una risposta ufficiale sulle possibilità effettive di intraprendere qualche azione con il consenso del governo egiziano».

Il contingente italiano di Global March to Gaza ha deciso, dunque, per ora, di fermarsi nella capitale egiziana.

Sulla situazione, ha diffuso un comunicato ufficiale il movimento Global March To Gaza Italia: «In questo momento - vi si legge - in prossimità di Ismalia e dei checkpoint che portano ad Al-Alrish, ci sono diversi gruppi di persone che fanno parte della Global March To Gaza, purtroppo queste persone stanno subendo delle violenze e delle deportazioni da parte delle autorità egiziane. Altre sono bloccate e circondate dai militari.

Sappiamo che le autorità egiziane dovranno liberare la strada e lo faranno anche con l’utilizzo della forza. 

Senza un coordinamento globale e senza una decisione univoca, alcune delegazioni questa mattina hanno deciso di avvicinarsi a Ismalia e poi da lì iniziare ad andare in direzione Rafah. Un piano che ai nostri occhi è sembrato senza un chiaro obiettivo e senza un’organizzazione alle spalle, soprattutto riferito al fatto che mancava il dialogo con le autorità egiziane.

La delegazione italiana in tal senso ha deciso di non muoversi soprattutto a tutela dei cittadini e dei marcianti che la compongono. La delegazione italiana è rimasta quindi al Cairo insieme a molte altre delegazioni. 

I piani originari di questa marcia non erano quelli di partire senza una autorizzazione e senza forzare i checkpoint andando lì in massa sperando che questi venissero a un certo punto aperti.

Il piano iniziale era quello di marciare pacificamente tutti insieme cercare di attraversare Sinai e portare l’attenzione su Gaza e sui palestinesi che in questo momento ricordiamo sono completamente isolati dal mondo e non possono farci avere notizie di loro.

La Global March to Gaza è sempre stata una iniziativa di pace con lo scopo di far arrivare aiuti umanitari oltre il valico. Niente di più lontano da personalismi e da decisioni individuali prese singolarmente e non come gruppo di delegazioni in maniera orizzontale e condivisa. 

Sappiamo bene che all’interno dei gruppi ci possono essere linee diverse, serve prima un confronto, cosa che non è avvenuta.

La delegazione italiana, sempre all’interno del disegno di Global March to Gaza, insieme ad altre delegazioni rimaste al Cairo, ha intenzione comunque di far valere la propria presenza qui e di portare il messaggio di pace e di fine del genocidio palestinese e fare pressione sulle autorità di tutto il mondo, affinché questo sterminio finisca subito».