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TRENTO - Affari e politica. Mattone, aree dove piazzarlo e permessi per farlo. Soldi con cui gratificare chi deve decidere e sostenere chi deve candidarsi.
È un vero terremoto politico quello che ieri si è abbattuto sul Trentino e sull'Alto Adige: i militari del Ros ieri mattina, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Trento, hanno eseguito nove misure cautelari ai domiciliari con l'accusa di associazione a delinquere.
Arrestati la sindaca di Riva del Garda Cristina Santi (foto), il tycoon austriaco René Benko, il suo braccio operativo in Alto Adige, il commercialista tirolese Heinz Peter Hager, l'imprenditore Paolo Signoretti, l'ex sindaco di Dro ed ex parlamentare Vittorio Fravezzi e altri quattro altoatesini. E ci sono anche 77 indagati.
Fra le accuse contestate dalla direzione distrettuale antimafia della Procura, associazione a delinquere finalizzata a favorire alcuni imprenditori e contro l'interesse pubblico; finanziamenti illecito dei partiti; rivelazione di segreti d'ufficio; induzione indebita a dare o promettere utilità.
Cristina Santi, unico sindaco a finire agli arresti domiciliari, segretaria della Lega di Riva del Garda, per adesso rimane in carica come prima cittadina, perché il provvedimento della Procura della Repubblica non prevede la sospensioni dalle sue funzioni.
I suoi legali di fiducia (l'avvocato Nicola Zilio di Trento e la collega Ilaria Torboli di Riva del Garda) hanno diffuso una breve nota, l'unica voce ufficiale: «Il sindaco respinge ogni accusa e sta già raccogliendo documenti a chiarimento dei fatti. I fatti a lei contestati sono risalenti ad anni fa e sono relativi ad uno solo degli oltre cinquanta capi di incolpazione di questa vicenda».
L'interrogatorio di garanzia si svolgerà al più tardi venerdì. La sindaca dunque, rimane al suo posto e al momento viene esclusa l'ipotesi di dimissioni volontarie.


