Giustizia / Il caso

Morì sulle piste di Campiglio a 25 anni: riaperta la causa giudiziaria, dopo tre  anni dai fatti

Cristina Cesari trovata esanime sulla pista Nube d’Oro, inutili i soccorsi. Procedimento già archiviato, ma ora riaperto, anche con nuovi elementi dalle telecamere di sorveglianza

di Francesca Cristoforetti

MADONNA DI CAMPIGLIO. Aveva perso la vita a soli 25 anni lungo la pista Nube d'Oro, una delle più impegnative della skiarea di Madonna di Campiglio che scende dal monte Spinale. Era il 13 febbraio 2020 quando Cristina Cesari, originaria di Civitanova Marche, era stata trovata esanime lungo il tracciato, dopo essersi schiantata con gli sci. A nulla erano serviti i tentativi di rianimarla e il trasporto d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento, dove il suo cuore aveva smesso di battere il giorno successivo.

A quasi quattro anni da quel drammatico incidente, dopo l'udienza di martedì, il giudice dell'udienza preliminare Enrico Borrelli ha sciolto la riserva richiedendo l'imputazione coatta alla procura, ossia il rinvio a giudizio di tre responsabili e referenti degli impianti sciistici con l'ipotesi di omicidio colposo.

Davanti al giudice per le indagini preliminari compariranno i nomi dell'allora direttore generale di Funivie Madonna di Campiglio Francesco Bosco; del presidente del consiglio di amministrazione Sergio Collini; del responsabile sicurezza piste e mezzi battipista, Mauro Maffei.

Da ricordare che la procura, per questo caso, aveva chiesto l'archiviazione dell'inchiesta al giudice per le indagini preliminari per ben tre volte. Questo perché non erano state ravvisate responsabilità a carico dei tre indagati. Ad opporsi all'archiviazione era stata la famiglia Cesari, ora rappresentata dagli avvocati Flavio Moccia e dal collega di Macerata Gabriele Cofanelli.

Sono state accolte perciò le istanze dei legali rappresentanti della famiglia della ragazza, che hanno sempre sostenuto la mancanza di dispositivi per la sicurezza lungo la pista, come i paletti per delimitare il tracciato e la rete di protezione. I fatti. La venticinquenne, che lavorava nell'agenzia di famiglia, aveva deciso di trascorrere qualche giorno di vacanza in Trentino in compagnia di un gruppo di amici.

Cristina Cesari stava affrontando la pista nera quando ha perso il controllo degli sci, acquistando sempre più velocità, fino a non riuscire più a fermarsi e uscendo fuori pista. Terribile l'impatto sul fondo ghiacciato della variante Marchi, tracciato che in quel punto, corre a fianco, ma più in basso, della Nube d'Oro.

Testimone dell'incidente soltanto uno sciatore polacco che aveva fornito una ricostruzione dei fatti ai carabinieri della stazione locale. Gli elementi forniti avevano trovato riscontro nelle immagini delle telecamere presenti lungo il tracciato che, una volta esaminate, avevano permesso di ricostruire in modo più preciso la dinamica.La giovane marchigiana, trovata sulla pista incosciente, era stata rianimata dai sanitari accorsi sul posto. Poi l'arrivo dell'elicottero per la corsa contro il tempo, per riuscire a trasferire il prima possibile l'infortunata nell'ospedale del capoluogo, dove i medici però avevano dichiarato il decesso la mattina seguente. La ragazza aveva donato gli organi.

 

 

 

comments powered by Disqus