Politica / Elezioni

Divina e Fugatti, uno scontro fratricida: il padre fondatore della Lega sfida il suo pupillo

Il legame tra i due è di lunga data. Fu l’ex senatore ad affidare il partito nel 2005 al giovane di Ala per poi pentirsene 9 anni dopo. Nel Carroccio, chi è vicino al governatore, dice che Divina è un ingrato perché ha avuto tutto dal partito - tra elezioni in consiglio provinciale ed in Senato - ed era venuto il momento anche per lui di lasciare spazio ad altri

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di Luisa Maria Patruno

TRENTO. Il loro non è mai stato un grande amore. E forse neppure una bella amicizia. Ma è innegabile che Sergio Divina e Maurizio Fugatti hanno intrecciato le loro vite per lunghi tratti di strada, condividendo la stessa passione per la politica e per la Lega, seppure interpretata in modo molto diverso, dentro le istituzioni e fuori. Hanno vissuto insieme tanti successi, ma anche i molti alti e bassi del partito, dall'ascesa con Umberto Bossi, fino allo scandalo dei 49 milioni di soldi pubblici spariti, poi la transizione con Roberto Maroni, per arrivare alla stagione del Capitano, Matteo Salvini, che ha cambiato nome, natura e volto a quella che ormai fu la Lega nord secessionista.

Entrambi, Sergio e Maurizio, sono rimasti per tutti questi anni, rivestendo ruoli sempre di primo piano, mentre altri lasciavano la barca o venivano epurati. Fino ad oggi. Divina, 68 anni, leghista della prima ora, si considera tra i fondatori della Lega in Trentino, di cui in effetti fu il primo segretario, dal 1991 al 1995, e poi ancora dal 2003 al 2005, quando passò il testimone proprio a un promettente Maurizio Fugatti, giovane consigliere comunale di Avio (aveva 33 anni) messosi in evidenza da qualche anno e già collaboratore del gruppo provinciale del Carroccio, guidato dallo stesso Divina dal 1993 fino al 2006, quando venne eletto per la prima volta in Senato.

Si capisce dunque perché ora che l'ex senatore ha deciso di sfidare il suo "Delfino" nella corsa per la presidenza della Provincia, rimproverandolo di aver governato male in questi cinque anni con «arroganza e prepotenza», abbia espresso persino un mea culpa: «Ho girato il Trentino e tutti mi dicono che questa compagine non la possono rivotare. Erano i miei ragazzi ed è mia la colpa. Per questo mi hanno esortato a scendere in campo, perché servono persone con credibilità e competenza contro improvvisazione e autoreferenzialità o il Trentino va a catafascio».

In realtà, la frattura tra Divina e Fugatti parte da lontano. E non è certo dovuta a questi cinque anni di giunta a trazione Lega. I due non si parlano praticamente più e si evitano dal congresso provinciale del 2014, quando l'allora senatore (fu eletto tre volte in Senato dove rimase dal 2006 al 2018) decise di sfidare Fugatti per la segreteria dopo una gestione durata nove anni. La Lega si spaccò in due, ma il segretario uscente fu riconfermato con 54 preferenze contro le 40 di Divina. In quel congresso Fugatti si rivolse così al suo partito: «Vivo questo passaggio con un profondo malessere umano e personale, che mi tocca nel profondo delle mie emozioni. Lo vivo però nella consapevolezza che alla fine la saggezza e la coscienza dei nostri militanti contribuiranno a fare la scelta migliore».

Parole che rivelano come fu una ferita dolorosa, che non si è più rimarginata e che con queste elezioni è tornata forse a sanguinare, anche se il presidente della Provincia di fronte alla candidatura contrapposta di Divina ha preferito scegliere il silenzio evitando lo scontro diretto.

Ma chi conosce Fugatti sa che difficilmente perdona quelli che considera torti o "tradimenti" e negli anni successivi per Sergio Divina non c'è stato infatti più spazio nella Lega. Terminato il terzo mandato parlamentare, nel 2018, il senatore sperava di potersi ricandidare e dichiarava: «Sono pronto a dare la mia disponibilità, ma ancora nessuno me l'ha chiesta». E nessuno gliela chiederà in nome del rinnovamento.

Il senatore dovette tornare a lavorare in Provincia, di cui era dipendente, fino alla pensione. Mentre a Roma fu eletta l'infornata di nuovi parlamentari "fugattiani": Giulia Zanotelli, Stefania Segnana, Diego Binelli, Vanessa Cattoi, insieme allo stesso Fugatti, che già aveva svolto due precedenti mandati da deputato dal 2006 al 2013.Le porte per Divina restarono chiuse anche nell'autunno 2018, quando fu escluso dalla lista della Lega per le Provinciali che incoronarono Fugatti presidente della Provincia. Come premio di consolazione gli fu data la presidenza del Centro Santa Chiara.

Nel Carroccio, chi è vicino al governatore, dice che Divina è un ingrato perché ha avuto tutto dal partito - tra elezioni in consiglio provinciale ed in Senato - ed era venuto il momento anche per lui di lasciare spazio ad altri.

Ma evidentemente non è stato un passaggio condiviso, né digerito dal fondatore della Lega in Trentino, che dopo aver firmato una serie di espulsioni quando era lui segretario del partito - come quello della deputata Elisabetta Bertotti - si è ritrovato a sua volta fuori, per aver contestato il Fugatti bis e aver "tramato" con Fratelli d'Italia per cercare di rimpiazzare il presidente uscente come leader del centrodestra, incoraggiato dalla schiera di ex leghisti ora con lui. Perché è vero che Divina ha avuto tutto dalla Lega, ma presidente della Provincia - nonostante ci abbia provato già nel 2008 contro Lorenzo Dellai - lui non è riuscito a diventarlo, mentre Fugatti sì, seppure al secondo tentativo (dopo il flop del 2013 quando il Carroccio si presentò però da solo). E così ora la sfida continua, nel modo più doloroso possibile.

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