TRENTO. Sentenza, oggi, per uno dei filoni processuali riguardanti le presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nella gestione delle cave di porfido in Trentino.

Le pene stabilite con il rito abbreviato e comminate dalla corte, presieduta dal giudice Stefan Tappeiner, sono di dieci anni per l'imprenditore Domenico Morello e di otto anni per l'operaio Pietro Denise.

Sono stati riconosciuti anche alcuni risarcimenti alle parti civili: si tratta per la precisione di otto casi che comprendono la Provincia autonoma di Trento (cui vanno 300 mila euro) e il Comune di Lona Lases (150 mila euro), l'associazione Libera, Cgil e Cisl, tre lavoratori cinesi i cui diritti erano stati violati.

Nella requisitoria del mese scorso, i pubblici ministeri Licia Scagliarini e Davide Ognibene, avevano richiesto nel caso di Morello, una pena di tredici anni e quattro mesi, mentre per Denise la richiesta era di dieci anni. La pena comminata oggi, dunque, è inferiore rispetto a quanto proponeva la pubblica accusa.

I due imputati, che avevano chiesto il rito abbreviato, si trovano in carcere e da qui hanno seguito la lettura della sentenza in collegamento audiovideo.

QUella di oggi è la seconda sentenza dei procedimenti scaturiti dall'inchiesta Perfido.