Nuova mobilità: integrazione gomma e fune Ecco l'ibrido "carbon free" inventato da Facchin «Primo tratto realizzabile per le Olimpiadi 2026»

di Domenico Sartori

Una cabinovia che viaggia su gomma. Una novità assoluta. Con un obiettivo: ridurre il traffico privato, per dare vita ad un nuovo trasporto pubblico locale, che rappresenti un modello di mobilità in grado, di suo, di essere un elemento attrattivo per la carica di innovazione che porta, rendendo il territorio, in questo caso la val di Fiemme, "carbon free".

È il progetto di sistema ibrido di trasporto integrato cui l'ingegner Ezio Facchin, fino al dicembre 2018 commissario governativo per il Corridoio del Brennero e prima (fino al 2014) presidente di Trentino Trasporti spa, lavora da tempo.

L'innovazione di "Fiemme 26", il nome del progetto, consiste nell'utilizzare un carrello su gomma per caricare le cabine della funivia. Ed il numero 26 sta ad indicare la data delle Olimpiadi invernali, prima delle quali, volontà politica permettendo, il nuovo sistema di trasporto potrebbe essere realizzato. Il valore dell'innovazione, spiega l'ingegner Facchin, sta nel fatto che la tecnologia proposta potrebbe essere replicata in altre valli del Trentino, ma anche in ambito cittadino.
La "filosofia" del progetto.
I vantaggi dell'abbinamento-integrazione delle due tecniche di trasporto - funivia e gomma - sarebbero molteplici: trasporto frequente, costi di esercizio contenuti, tempi di percorrenza attraenti, flessibilità del sistema con l'utilizzo di carrelli "intelligenti" e azzeramento delle emissioni gassose. Il trasporto a fune ha un limite: la velocità ridotta, tra i 17 e i 18 km/h. Cambia tutto se la cabina (da 12 persone) viene collocata su un carrello dotato di motore elettrico e ruote gommate, che può arrivare a 50 km/h, viaggiando in sede propria. Via fune, a 4,5 m/secondo, servono tra i 7 e i 10 minuti per percorrere 2 km; con il carrello a 50 km/h ne servirebbe tra i 10 e i 12 per percorrerne 8 , con 8 fermate. Da Cavalese a Soraga il percorso di 24 km, con 14 fermate, potrebbe essere percorso in 43 minuti, quello tra Cavalese Cermis e i trampolini di Predazzo in 23 . E la portata oraria del sistema integrato sarebbe di 720 persone/ora, pari a quella di 12 autobus extraurbani per direzione, con una corsa ogni minuto. La portata oraria sarebbe di 360 persone con una frequenza ogni 2 minuti.
Il primo lotto fino a Predazzo.
Il primo lotto, ipotizzato in prospettiva Olimpiadi invernali 2026, sarebbe quello tra la stazione la stazione del Cermis e i trampolini di Stalimen-Predazzo, con fermate intermedie a Masi, Lago, Panchià, Ziano, Predazzo sud, Predazzo centro e Predazzo nord. Con partenza della zona ospedale e palaghiaccio, le fermate di di trasferimento terra/fune sarebbero a Cavalese Cermis e a Predazzo centro. Il sistema è "intelligente" perché, per la gestione, sarebbe utilizzata l'intelligenza artificiale, per autoapprendere i cicli di servizio e regolare di conseguenza le frequenze. Il tratto di questo primo lotto sarebbe lungo poco più di 13,7 km: 11,3 quello su carrello, 2,45 i due tratti in funivia.
Ipotesi costo: 180 milioni.
Quanto ai costi di realizzazione, la stima prevede una spesa attorno ai 180 milioni di euro, tra parte funiviaria ( 22 milioni), carrelli-cabine (ne servirebbe 50 , per circa 5 milioni), la corsia propria a terra ( 86 ), le fermate ( 15 ) e l'acquisto dei terreni ( 2 ) più 35 milioni per attrezzatura, omologazione e spese tecniche.
L'assenso in valle, l'incognita Provincia.
Facchin ha presentato il progetto agli operatori economici della valle nell'agosto 2019, poi in un incontro a Ziano il 21 febbraio, presenti gli assessori provinciali Achille Spinelli (sviluppo economico) e Roberto Failoni (turismo), quindi ai sindaci e alla Comunità territoriale lo scorso 29 luglio, a Cavalese. In valle il progetto è ritenuto convincente. Per il mondo delle imprese, e pure per gli amministratori, può rappresentare una svolta vera verso una mobilità sostenibile, dopo tanto chiacchierare (si ricorda Metroland?).
L'incognita è la Provincia. Perché l'ambizione è ottenere risorse dall'Europa, facendo rientrare il progetto nel nuovo corso verde legato ad un ripensamento del modello di sviluppo economico post Covid. Ma senza il via libera politico di Fugatti & C., la cabina-carrello è destinata a rimanere su carta.


Facchin: «Tre anni per realizzarlo»

Ingegner Facchin, quali sono i problemi tecnici del progetto Fiemme 26?
«Quello dell'attacco-stacco dal braccio della cabina è stato risolto: nel passaggio dalla fune al carrello, la cabina resta ferma 30 secondi».
Transdolomites ha riconosciuto alla proposta il merito di ridare linfa al tema della mobilità, ma ha sollevato più di una obiezione, ribadendo: meglio il treno, cioè la ferrovia dell'Avisio Trento-Canazei.
«Nell'ottica 2026, la ferrovia è improponibile, per tempi di realizzazione, costi elevati e inserimento dell'opera nel territorio: sono previste due stazioni sotterranee scavate nella montagna, a Cavalese e Moena, che non mi sembrano molto friendly . E il 45% del tragitto sarebbe in galleria».
Ma il treno sarebbe anche per i residenti, mentre Fiemme 2026 sembra più per i turisti...
«No, è un vero Tpl, un progetto di trasporto pubblico locale, per residenti e turisti, alternativo ai bus che inquinano. Per i collegamenti laterali, ad esempio per Carano, si utilizzerebbero poi minibus elettrici».
Come si interfaccia con l'asse stradale?
«Sarebbe una corsia riservata, larga 3,20 metri, come una ciclabile, in grado di superare pendenze del 10% ed un raggio di curvatura di 50 metri, quindi flessibile: quello di una vettura è di 12-15 metri, quello di un treno di 150».
Quali sarebbero i tempi di realizzazione?
«Due anni e mezzo, tre. La parte più critica è quella autorizzativa, il sistema deve essere omologato dal Ministero».
La reazione in valle è stata positiva?
«Dai sindaci è arrivata una battuta che mi ha impressionato: "Un progetto così lo aspettavamo da 50 anni!"».
È un modello di mobilità esportabile?
«Sì, certo. Il valore è il cambiamento radicale di approccio: pensare ad un rilancio della valle con un sistema di trasporto totalmente carbon free ».
Chi lo dovrebbe realizzare? E con quali soldi?
«Se la Provincia condividerà il progetto, una soluzione si troverà per non farlo pesare più che tanto sulle casse provinciali. Dall'Europa potrebbe arrivare il 50% della copertura dei costi di realizzazione. Per la gestione, l'ipotesi è di 5-6 milioni l'anno. Oggi la Provincia, in Fiemme, ne spende circa 3 per il trasporto pubblico locale, più circa 800 mila per il trasporto turistico. Il progetto piace a imprenditori privati, come Misconel, Delladio ed altri».
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