Malaria, rompicapo a sei facce Le possibili cause del contagio Ieri l'ultimo saluto a Sofia

di Sergio Damiani

Ieri è stato dato l'ultimo saluto alla piccola Sofia Zago, 4 anni di Tremto, morta di malaria.

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L’inchiesta sulla morte per malaria della piccola Sofia Zago è come un rompicapo a sei facce. Sei infatti sono le ipotetiche soluzioni del misterioso contagio. Prese singolarmente tutte le ipotesi appaiono poco probabili, alcune al limite dell’impossibile, ma il contagio c’é stato e da qualche parte in Italia - tra Trento e Bibione - la piccola Sofia è venuta in contatto con il plasmodium falciparum risultato per lei fatale.

Per gli investigatori del Nas, che conducono le indagini su delega della Procura di Trento, si apre una nuova settimana di intenso lavoro. Non sarà però decisiva visto che i risultati delle analisi genetiche sono attesi tra una decina di giorni.

Analisi che dovrebbero stabilire se il ceppo della malaria che ha ucciso Sofia è lo stesso di quello che ha fatto ammalare le due bambine africane (ora guarite) ricoverate in Pediatria al Santa Chiara negli stessi giorni.

La risposta, tuttavia, non sarà ancora la soluzione del «rompicapo», anche se aiuterà ad indirizzare le indagini: verso Trento in caso di ceppo identico, verso Bibione in caso di ceppo diverso. Vediamo le sei «piste» aperte davanti agli inquirenti, una sola conduce alla soluzione dell’enigma.

TRENTO, ZANZARA IMPORTATA

Una anofele portatrice di malaria potrebbe essersi insinuata nel bagaglio della famiglia del Burkina Faso. L’insetto potrebbe essere arrivato all’ospedale “nascosto” in una borsa o in un vestito delle due bambine africane ricoverate in Pediatria.

Questa “pista”, pur teoricamente valida perché casi di importazione di zanzare malariche sono rari ma conosciuti, è molto improbabile perché difficilmente la zanzara avrebbe superato il lungo viaggio in aereo e il soggiorno nelle Giudicarie.

TRENTO, ZANZARA AUTOCTONA

In Italia ci sono delle colonie della temibile zanzara anofele e non si può escludere che qualche esemplare possa sopravvivere anche a Trento e magari possa essere arrivato fino alle stanze del S. Chiara. Tuttavia secondo gli esperti - ma il tema è dibattuto - l’anofele autoctona non è in grado di trasmettere la malaria qualora punga un soggetto malato (come le bambine poi guarite) e poi un soggetto non malato (come Sofia che la S. Chiara era ricoverata per un esordio di diabete).

TRENTO, CONTAGIO IN OSPEDALE

A trasmettere il paslodium falciparum alla piccola Sofia potrebbe anche non essere stata una zanzara, ma un contatto ematico avvenuto in ospedale durante il ricovero. Un’ipotesi accreditata anche dal dottor Walter Pasini, direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health: «Probabilmente - ha dichiarato all’Ansa - l’ago infetto che ha trasmesso il protozoo della malaria è stato quello pungidito sul polpastrello della mano».

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Nella foto il direttore dell'Azienda sanitaria di Trento Paolo Bordon e la primaria di Pediatria dell'ospedale Santa Chiara Annunziata Di Palma

Ipotesi che però l’Azienda sanitaria di Trento respinge visto che al S. Chiara si usano solo materiali sanitari monouso come i pungidito che neppure in caso di errore possono pungere due volte.

BIBIONE, ZANZARA IMPORTATA

A Bibione, dove la famiglia Zago si trovava in agosto per una vacanza in campeggio, il clima è molto più favorevole alle zanzare rispetto alla Giudicarie. Inoltre sulla riviera veneta è notevole la presenza di stranieri che possono essere rientrati da zone infette, inoltre ci sono anche porti dove vengono scaricate merci provenienti da paesi equatoriali.

BIBIONE, ZANZARA AUTOCTONA

Valgono le stesse considerazioni fatte per Trento. Non è accertato che una anofele autoctona possa trasmettere la malattia. La morte di Sofia dimostra comunque che il tema è da approfondire.

PORTOGRUARO, IN OSPEDALE

Il linea teorica non si può escludere che la bimba sia stata infettata durante il breve ricovero a Portogruaro per un esordio di diabete. È però l’ipotesi meno probabile visto che nell’ospedale veneto non erano presenti malati di malaria.

Intanto, ieri mattina, i carabinieri del Nas sono tornati all’ospedale Santa Chiara di Trento per sequestrare altro materiale che potrebbe essere utile all’inchiesta aperta dalla Procura del capoluogo (che indaga parallelamente a quella di Brescia) in seguito alla morte per malaria della piccola Sofia.

Prosegue quindi la repertazione di elementi che potrebbero aiutare alla soluzione di un caso molto complesso. Il materiale biologico sequestrato è stato trasportato in un laboratorio specializzato nel veronese. I carabinieri sono usciti dall’ospedale in tarda mattinata con una piccola scatola di cartone sottobraccio e un contenitore frigorifero. 

Resta per ora una mera ipotesi invece quella presentata da Walter Pasini, direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health, cioè che la causa del contagio sia imputabile a un contatto ematico con un ago pungidito, di quelli che si usano per controllare il diabete. 

Il sangue della piccola Sofia, secondo questa ipotesi, sarebbe quindi entrato in contatto con altro materiale biologico contaminato dal virus della malaria. In quei giorni, infatti, erano ricoverate al Santa Chiara di Trento altre quattro persone, di cui due in pediatria, affette da malaria e poi guarite.

A livello accusatorio la fattispecie rimane nell’ambito delle possibilità che la Procura sta valutando. Saranno necessari comunque ancora alcuni giorni per avere le prime risultanze dell’inchiesta. Si attendono infatti i primi riscontri dagli esami del materiale biologico su cui si concentrano i periti nominati dalla Procura assieme agli ispettori dell’Istituto superiore di sanità.

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