Ospedale S.Chiara, malaria in pediatria Alla ricerca del ceppo della malattia

Il cane Byron sonnecchia davanti al cancello della casa di Sofia. I genitori della piccola di soli 4 anni uccisa dalla malaria, Marco Zago e Francesca Ferro, sono all’interno dell’abitazione. Distrutti dal dolore. Un dolore acuito dall’eco nazionale che ha avuto la scomparsa della loro bimba.

«La questione si è ormai spostata sul piano politico» commenta il nonno materno Rodolfo, che esce in cortile quando suoniamo il campanello della villetta di via Dos Trento a Piedicastello.
Diversi politici e alcuni media hanno attribuito il contagio della piccola agli sbarchi di immigrati sulle coste italiane. «È vergognoso» commenta l’uomo, che in questi giorni sta tutelando la figlia, il genero e il nipotino dall’assalto dei giornalisti. Ha deciso di fare da scudo alle persone che ama.

«Vorremmo essere lasciati in pace. Solo questa mattina si sono presentati in quattro» aggiunge parlando con grande gentilezza dietro il cancello.

L’anziano ricorda i giorni del ricovero al Santa Chiara di Trento, dove Sofia era stata assistita dai sanitari dal 16 al 21 agosto per un esordio di diabete.

Nell’ultimo giorno di degenza nel reparto di pediatria erano stati ricoverati due bambini nati e cresciuti in Trentino, di ritorno da un viaggio in Burkina Faso, loro paese d’origine.

«Certo, Sofia aveva giocato con loro e altri piccoli malati» riferisce il nonno, senza peraltro collegare l’episodio al contagio della nipotina.

Ribadisce piuttosto le lodi che anche la mamma della bimba aveva avuto per il personale dell’ospedale di Trento nei momenti del ricovero e insieme si dice incredulo per l’accaduto, desideroso di avere spiegazioni.

La famiglia non sta valutando di intentare una causa verso l’Azienda sanitaria trentina: «Al momento no. Vedremo».

L’anziano è ancora incredulo per quanto accaduto alla piccola che fino alla settimana scorsa giocava in cortile con il pastore tedesco di famiglia assieme al fratello maggiore.

Dopo le dimissioni dall’ospedale Sofia aveva festeggiato il compleanno con la famiglia e gli amichetti davanti a casa. C’era la torta con le candeline. La bimba aveva ricevuto in regalo alcuni giocattoli.

«Sono trascorsi dieci giorni appena. Sofia era piena di vita, correva in cortile» commenta il nonno, che non riesce a darsi pace: «Non riesco a capire come sia potuta succedere una cosa del genere. La mia nipotina stava bene, l’avevamo appena festeggiata. Si è ammalata all’improvviso».

L’uomo si guarda attorno, poi aggiunge: «Stiamo vivendo una tragedia terribile. Domani andremo a Brescia».  

«Non so ancora quando potrà essere celebrato il funerale» spiega l’anziano allargando le braccia. La funzione religiosa avrebbe dovuto essere celebrata ieri, ma è stata bloccata dall’autorità giudiziaria.

Dopo i necessari accertamenti, il corpicino verrà restituito a mamma e papà, che assieme al fratellino e ai nonni potranno porgerle l’ultimo saluto.

«Era la nostra stella» commenta l’uomo con voce rotta dalla disperazione. Nella mente si rincorrono i momenti più belli trascorsi assieme alla piccola: «Mi sembra di vederla ancora qui».

 

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