Aiuti alle famiglie, pizzicati 339 furbetti

Revocati in meno di due anni 620.000 euro. Decisivi i controlli sulla frequenza scolastica

di Angelo Conte

Sono 339 in circa due anni i casi di persone che hanno incassato in maniera illegittima gli aiuti erogati dalla Provincia in materia di assegno al nucleo familiare, reddito di garanzia e contributo alle famiglie numerose. Nel 2015, secondo i dati contenuti nella risposta di Luca Zeni a una interrogazione di Claudio Civettini, sono stati riscontrati 181 casi di persone che avevano chiesto e ricevuto gli aiuti e per i quali si era poi verificato il fatto che non risiedessero in Trentino. Nei primi nove mesi di quest'anno, il numero ha già raggiunto quota 158, con una cifra finale che rischia di arrivare oltre il livello dell'anno scorso in termini di casi complessivi, mentre per quantità di contributi revocati le cifre del 2016 sono già abbondantemente superiori a quelle chieste indietro dalla Provincia nel 2015.

L'anno scorso, infatti, alle 181 persone che, secondo la Provincia, sono risultati privi dei requisiti necessari a ottenere l'aiuto, sono stati revocati contributi per un totale di 282.325,70 euro. Finora, nei primi nove mesi del 2016, invece, i contributi revocati hanno raggiunto la quota di 335.005,42 euro. In totale, quindi, sono stati revocati in quasi due anni oltre 617.000 euro, per un totale di circa 30.000 euro al mese di contributi revocati.

Nella risposta a Civettini, l'assessore al welfare Zeni, chiarisce come «in considerazione dell'elevato numero di domande all'anno gestite da Apapi - reddito di garanzia 10.000, assegno regionale al nucleo familiare 28.000, 6.000 contributo famiglie numerose - sono stati messi in atto alcuni sistemi automatizzati di controllo della residenza/presenza dei beneficiari dei sostegno economici e loro familiari in Trentino».

Entrando nel dettaglio, Zeni sottolinea poi come vengano realizzati i controlli su chi ottiene i benefici: «Più precisamente vengono effettuati costantemente incroci di dati tra gli archivi di Apapi con l'archivio provinciale degli alunni, per verifica dell'iscrizione/ frequenza dei minori in istituti scolastici provinciali, e con l'archivio degli assistiti dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari, per verificare attraverso la scelta del medico di medicina generale, se e da quanto tempo una persona risieda in Trentino. Oltre ai controlli automatizzati, Apapi collabora per questi accertamenti con i corpi di polizia locale, con la Guardia di finanza, Itea e servizi sociali» aggiunge ancora Zeni. A tale proposito «si ricorda il caso di un macedone condannato in via definitiva dalla Corte di Assise di Trento per aver percepito indebitamente oltre 80.000 euro sulla base di dichiarazioni false circa la residenza propria e dei propri familiari» si legge ancora nella risposta all'interrogazione. 

Le verifiche più sistematiche riguardano l'obbligo scolastico. In particolare, vengono infatti verificati al 100% i beneficiari dei tre tipi di aiuti controllando se i figli frequentano la scuola dell'obbligo, in questo modo incrociando altri dati si arriva alla certezza che la persona non è più residente in Trentino. Senza tale requisito, infatti, si perde il diritto agli aiuti e ci si vede revocare i contributi.

Nel caso in cui si pensi di avere ragione si possono seguire due strade: la prima porta a un ricorso alla giunta provinciale contro il provvedimento dell'Agenzia per la previdenza e l'assistenza (Apapi). La seconda, se la prima non venisse accolta, conduce a una causa giudiziaria.

Rispetto ai risultati attraverso l'obbligo scolastico, il controllo «sistematico con l'archivio provinciale degli alunni ha dato i seguenti risultati: nell'anno 2015 individuati 181 nominativi, a cui sono stati revocati contributi per complessivi euro 282.325,70; nell'anno 2016: individuati finora 158 nominativi, a cui sono stati revocati contributi per complessivi euro 335.005,42» spiega la Provincia.

Per ridurre i casi di utilizzo non corretto degli aiuti si va verso un aumento della quota di buoni (voucher) da assegnare ai beneficiari. Gli interventi a sostegno, sottolinea Zeni, «saranno erogati in parte in forma monetaria ed in parte sotto forma di buoni spesa che saranno spendibili per l'acquisto di beni e servizi presso punti vendita capillarmente presenti sul territorio provinciale».

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