Cento assegni scoperti In fumo mezzo milione

Tutti i dati di un semestre da «incubo». Ma il fenomeno in Trentino appare in calo

di Andrea Bergamo

Gli assegni si usano sempre meno, ma quelli scoperti non passano di moda. Un trend che annualmente costa a decine di truffati lacrime, rabbia e notti insonni. I dati della Camera di Commercio fotografano il fenomeno nel corso del primo semestre 2016, quando i titoli «cabriolet» hanno raggiunto quota 100. Cento assegni scoperti il cui valore totate sfiora i 550mila euro. Le segnalazioni effettuate nella sola città capoluogo sono state 66, che corrispondono a un importo pari a 397mila euro. Dati ben lontani dalla regione più virtuosa d'Italia: in Valle d'Aosta gli assegni protestati sono meno di cinquanta. 

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Per le loro «imprese», i malfattori sembrano preferire il tepore primaverile, mentre lo scorso giugno le persone che si sono trovate in mano un titolo scoperto sono apparse in decisa diminuzione. Basta comparare il dato di marzo con quello di due mesi fa: nel primo caso i protesti sono stati 30, per un valore di oltre 187mila euro, mentre in giugno le denunce sono scese a tre, che corrispondono a un ammontare di 26mila euro.  Come detto, il fenomeno appare in calo rispetto agli scorsi anni. In tutto il 2015 si erano contati 226 assegni scoperti (il cui valore complessivo era di quasi 1,3 milioni di euro), con una flessione di 103 unità rispetto all'anno precedente. Con questa tecnica, i truffatori hanno raccolto un «malloppo» di 2,7 milioni di euro. 

I commercianti sono la categoria che corre il maggiore rischio. In particolare, questo fenomeno colpirebbe le imprese più piccole, dato che le aziende di grandi dimensioni si avvalgono generalmente dei circoli telematici che consentono di verificare in tempo reale la «copertura» degli assegni. Secondo Confcommercio il calo dei protesti non corrisponderebbe a una presunta ripresa economica. In linea generale l'assegno è un metodo di pagamento che sta perdendo progressivamente quota in Italia. I costi di gestione bancaria lo rendono infatti meno competitivo rispetto agli strumenti elettronici.

Anche per le cambiali il numero dei protesti è in costante calo. Nel 2014 si contavano 1.615 casi (corrispondenti a 3,5 milioni di euro), mentre l'anno successivo le segnalazioni erano scese a 1.392 (2,3 milioni). Secondo la Camera di Commercio che ha rielaborato i dati, nei primi sei mesi dell'anno il numero dei protesti si è fermato a 672 unità, per un valore di poco superiore al milione di euro.

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