Sanita: Ioppi d'accordo con Bordon, ma «Servono più medici nei vari reparti»

di Matteo Lunelli

Il dottor Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, per dirla come la famosa frase di un calciatore degli anni Novanta, è completamente d'accordo a metà con il direttore dell'Azienda Sanitaria Paolo Bordon.

Bordon ha fatto il punto della situazione sulla sanità trentina, focalizzando i problemi sul Santa Chiara («Bisogna intervenire subito»), sul Not («A luglio il bando del nuovo ospedale») e sui medici («Il mercato dei professionisti è in crisi»).

Dottor Ioppi, partiamo dai problemi citati dal neo direttore generale: neurochirurgia è messa così male?
«Per noi medici è difficile dare risposte che sono tecniche: Bordon ha detto che ci sono bisogni urgenti, soprattutto strutturali, ed è vero. Il nostro caro vecchio Santa Chiara ha necessità di lavori perché così non riesce a sopportare tutte le richieste».
Richieste che arrivano anche perché le strutture periferiche sono state depotenziate?
«La legge 16 del 2010 fu un'intuizione felicissima: avere un unico ospedale con tanti altri dislocati, ma che fossero dipendenti tra loro, che facessero rete, rappresentava una soluzione assolutamente perfetta per le esigenze del nostro territorio. Questo progetto, almeno in parte, deve essere attuato».
Per diventare realtà è indispensabile creare un nuovo ospedale si può continuare a "mettere toppe" sul Santa Chiara?
«Il problema del nuovo ospedale sono le dinamiche che bisogna affrontare per realizzarlo: ci sono stati dei ricorsi che hanno rallentato tutto e se ce ne saranno altri i tempi si dilateranno ancora. Già l'opera, semplicemente a livello strutturale e architettonico, rappresenta un lavoro enorme e lunghissimo, se poi a questo bisogna aggiungere intoppi di tipo legale, ecco che parliamo di una questione che richiederà anni e anni. Parlare di tempi brevi vuol dire assumere un rischio enorme».
Questione medici: c'è crisi e nessuno vuole venire a lavorare qui da noi e per noi. Come si può fare per ovviare a questa situazione?
«Le parole chiave sono sburocratizzazione e meritocrazia, nel senso di premiare il merito: ragionando su queste due caratteristiche bisogna impegnarsi per poter essere più attrattivi. E poi non si può pretendere che i medici facciano quello che facevano in passato, anzi di più e meglio, però essendo di meno. Gli organici devono essere coperti, questa è la conditio sine qua non per poter avere ospedali di qualità. Di fronte a una sanità più esigente e alla richiesta di presenza costante sia su territorio sia in ospedale c'è bisogno di personale. Si possono togliere dei sovrappiù, come alcuni esami, alcuni accertamenti, alcune terapie, ma non si possono togliere medici».
Ci vogliono soldi, no?
«La salute bisogna finanziarla, non è una attività commerciale qualsiasi, non bisogna ragionare in termini ragionieristici, altrimenti andremo sempre più incontro a una sanità privata. È notizia di oggi che 11 milioni di italiani rinunciano alle cure per difficoltà economiche: erano 9 milioni nel 2012 e sono cresciuti ancora. È molto grave: non bisogna arrivare al punto che la buona salute possa permettersela solo chi ha un buono stipendio».
Qual è la salute della sanità trentina?
«In Trentino abbiamo la possibilità di gestire, decidere e programmare, abbiamo un livello molto alto e molta qualità, abbiamo una tradizione di volontariato importante: c'è tutto per poter diventare un laboratorio, per poter fare un disegno finalizzato al distinguerci da tutti, senza andare a scopiazzare da altri. Ritengo che le possibilità ci siano, si tratta di avere la volontà di farlo».

Tornando alla questione legata al reparto di neurochirurgia, definito da Bordon «in uno stato non ottimale, per non utilizzare parole peggiori», la soluzione pare legata più che altro a tempi e burocrazia.
La situazione è nota da parecchio e la volontà è quella di far tornare, se non agli antichi splendori, almeno a una buona funzionalità, il reparto. Negli anni vari piani o settori del Santa Chiara sono stati rifatti o ristrutturati e qualcuno è rimasto indietro: l'idea è quella di intervenire, anche se quantificare il «al più presto» è piuttosto complicato.

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