Le lettera di protesta: Scuola, no ai prof a «chiamata diretta»

Ecco la lettera giunta in redazione.

Troviamo piuttosto parziale la lettura della presidente dell'Associazione nazionale dei dirigenti di Trento, Alessandra Pasini, in merito alla dibattuta questione della cosiddetta «chiamata diretta» dei docenti. Pur considerando la visione espressa dalla Legge 107 del tutto estranea allo spirito dell'istruzione pubblica, comprendiamo che, dal punto di vista di un Dirigente che intenda ormai il suo compito in tutto o in parte come pura gestione manageriale della sua scuola-azienda, possa apparire molto allettante disporre di un Collegio Docenti da lui selezionato per «chiamata diretta» di concerto con pochi collaboratori della sua stretta cerchia. Questa novità viene propagandata dalla Dirigente Pasini come la facile e tanto attesa soluzione di molti dei problemi della scuola pubblica. Per i termini in cui la norma è introdotta, invece, a noi sembra che la «chiamata diretta» ponga gravi questioni rispetto alle modalità di reclutamento degli insegnanti, che da essa verranno notevolmente peggiorate e a danno anche degli studenti. Innanzitutto i criteri di selezione, per ora tutti da definire nel dettaglio: stante il fatto che il perno intorno a cui ruoterà la scelta della «squadra» sarà il gradimento del dirigente, questi non potranno che essere discrezionali e variabili nonché rispondere a delle logiche personalistiche e aver infine ben poco a che fare con quella che ancora è e resta la sostanza della funzione e quindi della professione docente, cioè la competenza didattica. Quale sarà, infatti, la vera priorità: selezionare i docenti migliori o piuttosto i docili e allineati? E d'altra parte con quale serenità un docente, le cui sorti lavorative fossero totalmente nelle mani del suo dirigente, potrà far valere ancora il proprio diritto all'autonomia didattica, con quale serenità potrà affrontare il delicato momento della valutazione degli alunni? Potrà insomma sostenere ancora le proprie ragioni di fronte a eventuali pressioni esterne sul suo operato e sulle sue decisioni?
Che dire poi della mobilità innescata dal meccanismo per cui la «chiamata» sarà legata a un periodo di tempo limitato e a un progetto temporaneo? Allo scadere di ogni triennio, infatti, è previsto che tutti i docenti ritornino «sul mercato», di nuovo in offerta per un altro «giro di giostra»: altra chiamata e altra scuola, con buona pace della continuità didattica.

La «chiamata diretta» sarebbe dunque da respingere invece che recepire già solo per questo suo palese carattere incostituzionale (violazione dell'art. 33 sulla libertà d'insegnamento).
Sottace poi la dottoressa Pasini anche l'altra inquietante prospettiva spalancata da questa norma: quella dell'introduzione nel sistema d'istruzione di una fortissima ragione di competizione tra gli istituti, che in tutti i casi sarebbero impegnati a sottrarsi vicendevolmente i docenti disponibili; competizione che andrebbe peraltro ad aggiungersi a quella già avviata in questi mesi per l'attuazione del progetto di alternanza scuola-lavoro. Anche in merito a questo la dirigente Pasini, nel suo rilevare che tale progetto è imposto da una legge dello Stato «e dunque anche le aziende private sono chiamate a fare la propria parte», finge di non sapere quel che tutti gli addetti ai lavori del mondo scolastico ben sanno: e cioè che la legge 107 non prevede alcun obbligo per le aziende né può prevederlo per ovvie ragioni di consenso del mondo imprenditoriale. Farebbe dunque meglio la Dirigente a lamentare l'oggettiva inapplicabilità di questo progetto, già denunciata da diversi docenti, invece di cimentarsi in appelli destinati a cadere nel vuoto e a promuovere un modello di reclutamento che calpesta il principio per cui l'istruzione pubblica di qualità è un diritto che deve essere garantito democraticamente a tutti. La invitiamo inoltre per una volta a rovesciare il suo punto di vista, domandandosi se si spenderebbe ugualmente a favore di una chiamata diretta dei Dirigenti da parte dei Collegi Docenti; parafrasando le parole di Pendenza, si potrebbe infatti affermare che «occorre che ogni scuola possa scegliere i migliori dirigenti rispetto al contesto specifico del singolo istituto». Oggi più che mai!

Valeria Allocati, Elena Bertoli, Daniela Buratti, Antonio Carapella, Manuela Corradini, Pietro D'Acunto, Nicolino D'Alonzo, Nadia Delugan, Elio De Pascale, Francesca De Tomas, Sabrina Flessati, Raffaella Gemmati, Giovanna Giugni, Alessandra Gulizia, Josè Macchitella, M. Rita Magistro, E. Agata Marchese, Mauro Nicolodi, Giuliano Pantano, Massimo Pellegrini, Sergio Poli, Roberta Romanato, Emma Ronza, Stefania Squassoni, Melania Tecilla, Chiara Tomasi, Gianluca Trotta, Felice Valentinotti, Paolo Voltolini

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