NAPOLI - Il fiume di denaro comincia a inondare Tarantini quando, nel 2009, la procura di Bari lo iscrive nel registro degli indagati per la vicenda escort. Via via che l'inchiesta prosegue, ed emergono particolari imbarazzanti sul conto del presidente del Consiglio, al denaro si aggiungono altri benefit: gli onorari degli avvocati, l'affitto della casa romana, un lavoro «fittizio», quindi il pagamento di 500.000 euro (finiti in gran parte nelle tasche di Lavitola) per «avviare un'attività imprenditoriale». In trenta pagine, i giudici del Riesame danno la nuova lettura della vicenda Berlusconi-Tarantini-Lavitola, con l'imprenditore pugliese che ha tenuto una condotta «non punibile» e il giornalista e il premier che concorrono nel reato di induzione a mentire. Berlusconi, in particolare, «sapeva» che le ragazze portategli a casa da Gianpi erano prostitute. Dopo l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli il fascicolo - già trasmesso dai pm partenopei a quelli di Roma - dovrebbe essere inoltrato a Bari, cui secondo il Riesame spetterebbe iscrivere il premier nel registro degli indagati con l'accusa di istigazione a mentire. I pm della capitale, però, non hanno ancora deciso se attenersi alle indicazioni del collegio e inviare le carte o sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Procura generale della Cassazione. La riserva sarà sciolta entro oggi.
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