Omicidio De Cia, dopo 21 anni un indagato

A 21 anni dall'omicidio di Maria Luisa De Cia nei boschi del Primiero le indagini, riaperte nel gennaio scorso, portano in provincia di Treviso dove vive il presunto assassino. Indizi concordanti tendono a dimostrare la compatibilità tra il 60enne indagato per omicidio e l'assassino della giovane, uccisa con un colpo di pistola modificata e lasciata nel bosco seminuda. Il delitto però rischia di rimanere irrisolto: manca, infatti, la prova che inchioda il presunto killer, e i reperti, dai vestiti della vittima al nastro col quale venne imbavagliata, sono stati distrutti MARICA VIGANÒ

de ciaUn nome ed un volto: a 21 anni dal brutale omicidio di Maria Luisa De Cia nei boschi del Primiero le indagini portano in provincia di Treviso dove vive il presunto assassino. Ci sono indizi concordanti che tendono a dimostrare la compatibilità tra il sessantenne indagato per omicidio e il presunto assassino della giovane donna, uccisa con un colpo di pistola alla tempia sinistra e lasciata nel bosco seminuda. Un delitto che nelle modalità ricorda più un'esecuzione che un raptus improvviso. Di certo un black-out nella mente dell'assassino c'è stato ma l'uomo, che infierì con un corpo contundente sulla vittima, dopo aver sparato ebbe il tempo e la lucidità di spostare di qualche metro il cadavere, adagiarlo dietro a uno spuntone di roccia, divaricare le gambe della vittima.

Maria Luisa De Cia è stata trovata nuda dal ventre in giù, con la bocca tappata da un nastro adesivo nero e con segni sulle mani e sulla braccia di un legaccio che però non venne mai trovato. Nonostante gli elementi indiziari concordanti il delitto rischia di rimanere irrisolto: ciò che manca, infatti, è la prova che inchioda il presunto assassino, sia essa una nuova testimonianza o un reperto. Il procedimento, dunque, rischia di nuovo l'archiviazione. Domani è il ventunesimo anniversario della morte: l'omicidio avvenne nel pomeriggio del 16 agosto 1990, a pochi passi dal sentiero 713 che porta al rifugio Velo della Madonna, all'ombra delle Pale di San Martino. Maria Luisa De Cia aveva 28 anni e lavorava in un'azienda di Cornuda. Il giorno della scomparsa era partita dalla casa di famiglia a Sovramonte con la sua Panda rossa per fare una passeggiata nei boschi. Le indagini dell'epoca non avevano portato a scoprire alcuna macchia nella vita della vittima, né a trovare altro movente all'omicidio che non fosse passionale. Anche se l'ipotesi del serial killer non era mai stata del tutto abbandonata.

Le indagini, condotte dall'allora pm Giovanni Kessler, vennero archiviate dal Tribunale di Trento il 9 marzo 1993. Nell'autunno scorso il procuratore capo aveva chiesto alla squadra mobile di Trento di riprendere in mano gli atti, studiare i reperti, verificare se ci fossero ancora piste da battere. E nel gennaio scorso il caso è stato ufficialmente riaperto, con sette punti messi in evidenza dagli investigatori e un nome, quello del presunto assassino. Ma come si è giunti al sessantenne della provincia di Treviso? L'uomo, all'epoca imprenditore brillante e non insensibile al fascino femminile, conosceva perfettamente la zona in cui è avvenuto l'omicidio, perché possedeva una baita che si trova a due chilometri in linea d'aria dal sentiero del Velo della Madonna ed era spesso nei boschi per cacciare.
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