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La sfida della Pasqua

Svegliare le coscienze

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Svegliarsi! È il grido di gioia della Pasqua. Il grido di chi non si ferma alle porte chiuse, ai sepolcri sbarrati, alle sconfitte.

Svegliarsi è come ha detto il Papa alla chiusura della Via Crucis al Colosseo, animata quest'anno dalle meditazioni di alcuni giovani, «Sfidare le coscienze addormentate!». Perché nessuno passi oltre, indifferentemente, da ogni luogo che richiede giustizia e soprattutto responsabilità. Pasqua è dunque correre, per dire al mondo che la vita vince. Che quel masso che chiude e rinchiude la vita, ora è stato tolto, sì, rovesciato come i troni dei potenti, scalzato da un terremoto di liberazione che risveglia la primavera.

Ed è sempre una corsa che rimette in moto l'intera umanità. Una corsa d'amore, di fiducia nel bene. Non frenetica, ma spinta dalla passione per ciò che è degno di vittoria sul buio della morte. Ed è proprio quella corsa che ci ha insegnato Maria di Magdala, quando, tutta protesa verso la tomba, è visitata dalla luce del Risorto. La sua forza d'amore non crolla, non cede, non vuole avere a che fare con la rassegnazione! Attende, spera, riabbraccia. Ecco: il domani irradia l'oggi. Ogni atto d'amore ha di certo il suo premio e la sua risalita da quel fondo oscuro, che può sopraggiungere sottoforma di paura, di corruzione, di sopruso!
Ci avvolge allora la voce del mistico del '400, il maestro Eckart, quel teologo e filosofo, che ha saputo sognare e perciò far sognare: «Perché la Maddalena si avvicinò al sepolcro, pur essendo una donna, mentre ebbero paura gli uomini?

Perché Lei apparteneva al Suo Cristo e il suo cuore era tutto di Lui. Dove era Lui, ecco, era anche il cuore di lei! Perciò non aveva paura». Ciò significa che l'amore sceglie e presceglie ciò che apparentemente all'esterno sembra fragile, vulnerabile, facile da calpestare. E invece la sorpresa è tutta qui: trionfa il piccolo! Trionfa il battito del cuore più sincero ma costante, incessante nel suo credere. La Pasqua è, in fondo, questo approdare fermo sulle rive del sole, che sorge non sui calcoli, bensì sulle tenerezze che, lungo la via del dolore, al calvario si sono poi subito dopo trasformate in lacrime purificatrici. Quelle che dovrebbe far proprie la Politica, quando, invece di aprire la mano, si chiude in sistemi iniqui, contrari al bene di tutti.
 
E stanotte com'è stato commuovente risentire la pagina poetica di Isaia (54, 11-12), nel cantare la bellezza della propria città fortificata dallo splendore delle cose buone, vere e giuste: «Afflitta, percorsa dal turbine, sconsolata, ecco, io pongo sulla malachite le tue pietre e sugli zaffiri le tue fondamenta, farò di rubini la tua merlatura e le tue porte saranno di carbonchi, tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. Stai lontano dall'oppressione, perché non dovrai temere lo spavento che a te non si accosterà».

Parole che diventano per noi cuore aperto verso chi soffre, verso coloro che il Papa ha definito per la prima volta, introducendo così una nuova categoria sociale, «gli invisibili». Invisibili sono coloro sui quali chiudiamo gli occhi, per menefreghismo. Infatti il cuore vede prima degli occhi, creando empatia. E se questo non avviene, non ci si accorge mai che davanti a noi esiste l'altro, che bisogna far spazio anche per l'altro! Buona Pasqua a tutti voi. Al Trentino!

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