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Un patto per salvare imprese e lavoro

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In questi giorni così difficili, il primo imperativo per tutti, operatori economici inclusi, non può che essere la responsabilità di rispettare le regole che ci vengono date nella lotta per la salvaguardia della salute, bene prezioso di ognuno e di tutta la comunità

Chi ha la responsabilità nel tessuto produttivo del Paese sa tuttavia che occorre da subito guardare anche al dopo. Un dopo che sarà, inevitabilmente, diverso.

Non soltanto perché la vulnerabilità di fronte a questo nemico invisibile e subdolo richiederà tempo, gradualità e prudenza, ma anche perché la pandemia e i cambiamenti climatici pongono una sfida all’umanità intera sul proprio futuro e sui propri modelli di sviluppo.
Ma c’è una sfida più immediata che riguarda il destino economico-sociale della comunità; che non può fermarsi del tutto, in alcuni settori essenziali, e non può fermarsi comunque troppo a lungo.

I danni che ne deriverebbero, accanto al dramma della perdita di tante vite, sarebbero devastanti.
Nel mio duplice ruolo di rappresentante degli industriali del Trentino e di imprenditore ho contatti quotidiani con tante e diverse realtà e categorie del mondo del lavoro, che continuano a dare il loro prezioso ed indispensabile contributo al Paese.

Mi confronto con i miei dipendenti e collaboratori, che ringrazio sentitamente per il loro sostegno e la loro vicinanza. Mi relaziono con la Pubblica Amministrazione - ed in particolare, in questi giorni - con il personale di tante realtà socio - sanitarie a partire dell’Azienda sanitaria provinciale, che sta profondendo risorse ed energie, umane ed economiche, davvero inimmaginabili sino a qualche tempo fa. Mi ha commosso lo spirito di sacrificio di tantissimi operatori sanitari che, mettendo a rischio quotidianamente l’incolumità propria e delle proprie famiglie, si stanno prodigando per i malati e, in generale, per le persone che necessitano di assistenza (penso, insieme al personale medico, infermieristico e di supporto negli ospedali, anche ai medici di famiglia e ai farmacisti). È di conforto la dedizione di tanti funzionari della Pubblica Amministrazione che, pur nell’emergenza, sono rimasti al proprio posto, e che insieme ai tantissimi volontari stanno lottando per tutti noi per sconfiggere il male che ci affligge (mi riferisco, tra gli altri, alla Protezione civile, alla Croce Rossa, agli Alpini). Altrettanto ammirevole l’impegno dei magistrati, che garantiscono con la loro presenza costante il presidio di legalità che è baluardo irrinunciabile della convivenza civile.

Condivido esperienze e riflessioni con i miei colleghi imprenditori e con i molti professionisti, che nonostante l’emergenza, non si sono fermati, consapevoli del prezioso ruolo che rivestono per le nostre aziende.
In questo contesto mi ha colpito la forza d’animo con la quale molti imprenditori stanno lottando per salvaguardare, prima ancora che le loro aziende, i loro dipendenti, proteggendoli e supportandoli, rafforzando nei luoghi di lavoro, quanto più è concretamente possibile, le misure di prevenzione e di contenimento della diffusione dell’epidemia.

Non da ultimo per importanza mi preme, infine, sottolineare come sia stato, e sia ancor oggi fondamentale, per chi svolge attività d’impresa, sentire al proprio fianco, anche in questo momento di emergenza, insieme alla nostra Associazione, alcune categorie di professionisti, quali i notai, i commercialisti, gli avvocati ed i consulenti in vari settori. È anche grazie al loro importante contributo che si rende possibile la prosecuzione delle attività di impresa. È anche grazie a loro se l’abbondante - e talvolta contraddittoria - produzione normativa di questi anni ha potuto trovare un’applicazione coerente, e ordinata. Da questo punto di vista, i professionisti dell’area giuridico-economica contribuiscono in maniera decisiva alla razionalizzazione, non sempre agevole, dell’ordinamento; a limitare, per quanto possibile, l’incidenza dei fastidi di una burocrazia obiettivamente eccessiva sulla necessaria fluidità del lavoro. E mi ha colpito, tra i molti, il comportamento dei notai, il cui intervento, sempre più orientato verso il mondo del digitale, è spesso indispensabile per garantire l’operatività delle nostre aziende.

 

La loro legge istitutiva prevede l’obbligo di assistenza alla sede nei casi di “epidemia o di contagio”, e ciò in quanto pubblici ufficiali “di prossimità” ai cittadini, delegati dallo Stato per alcuni atti essenziali nella vita delle persone e delle imprese. La risposta della categoria è stata subito volta a garantire la più scrupolosa osservanza delle norme di prevenzione e di contenimento del contagio fissate dal Governo, mettendo in sicurezza i collaboratori e rinviando con i clienti tutto ciò che non è necessario, ma anche a fare in modo di assicurare i servizi essenziali. Tutto ciò che ho dovuto affrontare e vedere in questi giorni così difficili, mi ha rafforzato dunque nell’idea che, una volta usciti dall’emergenza, sarà fondamentale l’impegno congiunto per pensare assieme, tutti assieme, a come salvaguardare il patrimonio costituito dalle imprese, dalle filiere produttive, dal capitale umano, da tutti gli attori del mondo economico e professionale, che costituiscono l’ossatura reale del Paese.

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