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Orsi e lupi, col governo va "costruita" un'intesa

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Ha detto bene venerdì, davanti alla folla della Coldiretti, il Presidente Fugatti: «Così non si può andare avanti». L’affermazione può avere però due valenze. La prima riguarda certo il fatto che non si può “far finta di niente” di fronte ai problemi oggettivi che la presenza dei grandi carnivori pone alle nostre comunità della montagna e agli allevatori in particolare.

Ne ha scritto qui in modo molto serio ed equilibrato, Alessio Rauzi. Si è firmato «contadino in Val di Sole», ma è anche coordinatore politico del mio partito ed io non ho nulla da aggiungere, riconoscendomi pienamente nelle sue parole.

La seconda valenza dell’affermazione del Presidente, tuttavia è pertinente anche per i rapporti tra Trento, Roma e la pubblica opinione globale. Una piccola Comunità autonoma come la nostra può certamente decidere di sfidare il potere centrale e la pubblica opinione globale, ma deve essere pienamente cosciente delle sue mosse e delle possibili conseguenze. Ho conosciuto sul campo ed apprezzo la competenza e la dedizione degli apparati tecnici provinciali (e certamente incidenti di percorso possono sempre capitare) ma è fuori dubbio che la vicenda dell’orso M49 sta esponendo il Trentino ad una pessima figura a livello nazionale ed internazionale, che avrà conseguenze molto pesanti, su vari piani.

Per esempio, adesso sarà certamente più difficile percorrere la strada (l’unica possibile, in realtà) di una intesa con lo Stato per affidare alle due Provincie Autonome - attraverso una Norma di Attuazione dello Statuto - la piena responsabilità della gestione tecnica di orsi e lupi, ivi compreso l’utilizzo diretto e responsabile di tutti gli strumenti previsti dalle normative comunitarie, in forza delle peculiari forme di antropizzazione diffusa del nostro territorio alpino e della antica e irrinunciabile attività pressoché generale del pascolo in alta quota.
Sarà più difficile, ma non meno necessario.

Per questo - al di là delle divisioni politiche, del giudizio sulle recenti mosse del Governo Provinciale in carica e dell’incidente M49 - occorre che, su questo punto, tutte le forze politiche responsabili e sinceramente autonomiste condividano una comune strategia nei rapporti con Roma e con la pubblica opinione globale.
Lo dobbiamo tutti - al di là degli interessi di parte - ad una Comunità che da sempre custodisce la biodiversità e coltiva i valori del territorio. Una comunità che ha fatto straordinari investimenti per la tutela dell’ambiente, sia nella pianificazione urbanistica che nel settore della ricerca scientifica e tecnologica e che, tra l’altro, custodisce un modello “alpino” della stessa attività venatoria capace di accrescere quantità e qualità della fauna.

Il Trentino non può essere messo sotto accusa su questo terreno. Ma viviamo in un tempo strano, come pure chi oggi governa, a Roma e a Trento, dovrebbe sapere bene, posto che è stato beneficiato dagli effetti delle travolgenti “onde” mediatiche che lo connotano. L’unica via percorribile, dunque, è quella di un negoziato politico-istituzionale - su mandato largamente condiviso del Consiglio provinciale, il nostro Parlamento - per stabilire con lo Stato forme di mediazione costruttiva tra i valori naturalistici e socio-economici in gioco e regole condivise che consentano, anche in questo campo, di dimostrare che noi siamo titolari di una Autonomia “responsabile” di fronte al proprio popolo, ma anche di fronte a tutta la comunità nazionale ed europea. Non è impossibile. Il Trentino ha fatto cose di certo più difficili e impegnative.

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