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Le priorità che Trento deve darsi

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Fra poco più di due mesi si andrà a votare per il rinnovo delle amministrazioni comunali. A Trento, a differenza di altri comuni anche rilevanti, la riproposizione del sindaco uscente e della sua maggioranza è risultata abbastanza scontata, forte anche del fatto che le opposizioni non hanno ad oggi trovato un candidato da proporre.

La mancanza di un esame serio e una discussione ampia sui sei anni di giunta Andreatta, e la prevedibilità del risultato elettorale in assenza di opposizione, non giovano ad una valutazione approfondita del lavoro fatto e dei risultati conseguiti (o non conseguiti). E soprattutto rischiano di avviare una campagna elettorale un po' sottotono, senza una focalizzazione precisa e puntuale di cosa la città di Trento abbia oggi bisogno, e di quali priorità portare avanti in tempi di scarsezza di risorse, che per i comuni sono ancora più evidenti che per la Provincia.
Come giornale l'Adige nelle prossime settimane contribuiremo a fornire ampia informazione, chiamando gli amministratori e i candidati a dare risposte su una serie di temi aperti per la città. Chiedendo concretezza e praticabilità di quanto si va sostenendo. Altrimenti si rischia, come è avvenuto nel recente passato, di alimentare sogni ad occhi aperti rimasti tutti puntualmente nel cassetto, dall'interramento della ferrovia ai boulevard di Busquets, dal polo scolastico e delle tecnologie a Piedicastello alla biblioteca del Botta, al risanamento di Trento Nord, comprese le aree inquinate, alla mega casa dello Sport e i centri acquatici, al polo giudiziario con un futuro per le ex carceri di via Pilati, cadenti a pezzi a due passi dal centro, eccetera eccetera.

La riduzione delle risorse pubbliche deve portare obbligatoriamente gli amministratori alla concretezza dei progetti. E anche alla messa in campo di una maggiore efficienza amministrativa nella quotidianità, non puntando solo su mega-realizzazioni di cui non si sa nemmeno se mai vedranno la luce. Anzi, è proprio su questo soft-power, ma decisivo nel vivere quotidiano, che si misura una buona amministrazione. Se un programma di governo si dovesse basare sulla voce dei cittadini (e le lettere al giornale ne sono uno spaccato eloquente e quotidiano), tre sono le priorità di «buona amministrazione» per la città di Trento: lotta alla sporcizia e al degrado sempre più diffusi, probabilmente colpa anche della maleducazione crescente dei trentini; più sicurezza (Trento è una città più sicura di tante metropoli, ma la percezione di insicurezza è ormai una costante diffusa); meno burocrazia, a cominciare dall'edilizia privata all'avviamento di attività commerciali, alle iniziative economiche e imprenditoriali.

Su Trento «città sporca» e abbandonata al degrado, in questo ultimo quinquennio si è assistito ad un peggioramento della situazione sotto gli occhi di tutti. Rifiuti per strada, bottiglie e lattine dappertutto specie la domenica mattina, intere vie della città utilizzate come orinatoi, cestini strapieni, cacche dei cani sui marciapiedi e nei parchi, muri imbrattati, sottopassaggi da voltastomaco tra odori e tracce di vomito, e non solo. La città è cresciuta negli ultimi decenni in popolazione, presenza studentesca, arrivo di immigrati, aumento dei senzatetto. Probabilmente non altrettanto è cresciuto il sistema di «tenuta» della città, di risposte a tali nuovi fabbisogni, di educazione-pressione sul cittadino perché contribuisca con il suo comportamento e il suo impegno attivo e fattivo al decoro e alla pulizia di Trento. Su questo un maggiore e più incisivo impegno dell'amministrazione è indispensabile, tanto più ora che il capoluogo è diventato centro turistico e richiamo costante di visitatori da fuori. Forse si potrebbe cominciare anche da una più efficace e meno ingolfante raccolta dei rifiuti, che in tutte le città avviene di notte e all'alba, e a Trento regolarmente intasa il traffico cittadino alle 11 di mattina.

Sulla sicurezza va detto che interventi ne sono stati messi in campo, a cominciare dalla tenuta dei parchi pubblici, a lungo abbandonati allo spaccio e alla delinquenza. Ma ancora non basta. Le cronache del giornale riportano in continuazione di furti, scippi, aggressioni (specie nei confronti di donne e persone anziane), atti di bullismo. Per non parlare dei furti in casa, in aumento in ogni statistica cittadina, come pure i furti di biciclette nelle cantine, anche se questo è un problema più generale di crescita della (micro) delinquenza, che deve coinvolgere tutte le forze dell'ordine e la questura. L'utilizzo di vigili di quartiere, già sperimentato, deve diventare più incisivo, più visibile. Vanno riportati alla vivibilità dei cittadini i luoghi pubblici, a partire dalla biblioteca comunale, dove ormai si trova di tutto (perfino nei bagni) tranne la tranquillità e il silenzio per la lettura. Probabilmente servono meno multe se per cinque minuti l'auto sfora il disco orario, e più presenza fra la gente, specie ad una certa ora. È anche così che si crea sicurezza, particolarmente in zone della città (Santa Maria Maggiore e la Portela, una per tutte) dove il disagio a transitare non solo la sera è percepibile da tutti. Anche su questo punto, probabilmente, serve più incisività dell'amministrazione comunale. Dando pure risposte concrete di accoglienza ai tanti sbandati che circolano la sera, e che si ritrovano in bivacchi improvvisati agli angoli meno illuminati delle strade.

Questo per quanto concerne l'amministrazione ordinaria della città. Per quanto riguarda progetti duraturi, è meglio focalizzare due-tre-quattro priorità, dando però ad esse certezza di attuazione. A cominciare dal recupero delle aree e delle periferie degradate, a quello dell'utilizzo degli immobili pubblici abbandonati. L'arrivo della nuova legge Daldoss sull'urbanistica può essere un grande aiuto per l'abbattimento di brutture e mostri urbanistici che negli anni si sono accumulati nel capoluogo, e sono diventati spesso ricettacolo di disperati. Inoltre, visto che i bilanci pubblici sono in calo costante, varrebbe la pena puntare al recupero di immobili e di aree dismesse indirizzandoli alla creazione di risorse.

Resta inspiegabile, se non con la pancia piena con cui il Trentino si è sollazzato per decenni, come un luogo strategico per il turismo della città quale è l'ex hotel Panorama sia destinato a tutto tranne che a farne un richiamo straordinario di visitatori. In ogni città del mondo farebbero carte false per disporre di un'altura facilmente raggiungibile da cui ammirare la città e il territorio, trasformandola nell'attrattiva principe con cui accogliere i turisti con tanto di ristorante, bar, gelaterie, negozi di souvenir. Dappertutto tranne che a Trento. Su questo il Comune ha l'obbligo di indirizzare e fare pressione sulla Provincia. È uno scandalo che tutt'oggi si pensi ad altre destinazioni che non sia quella turistica. Stessa cosa per le aree agricole della ex cittadella militare di Mattarello. Dopo il fallimento plateale del progetto, occorre restituire quelle aree a verde agricolo, consegnandole a giovani contadini, magari per coltivazioni biologiche e innovative.

Trento deve recuperare il suo paesaggio, che nei decenni è stato compromesso inghiottendo territorio su territorio. Più che costruire ancora, occorre abbattere e ridisegnare i luoghi della città. Su questo la prossima amministrazione comunale deve avere idee chiare e progetti: cosa ne facciamo dell'ex Italcementi? E dell'ospedale S.Chiara una volta costruito il Not? È di via Brennero, che oggi è lo spettrale ingresso alla città per quanti vengono da Nord? È l'ex carcere? L'appuntamento del prossimo 10 maggio non può essere soltanto l'occasione per misurare i nuovi rapporti di forza fra i partiti, se il Patt ha guadagnato percentuali, se l'Upt (o come si chiamerà) esiste ancora, e se il Pd sopravvive al suicidio collettivo della sua classe dirigente. O se le opposizioni hanno trovato una bandiera comune con cui presentarsi agli elettori.
Si decide il governo della città per i prossimi cinque anni, e i cittadini devono esserne protagonisti.

Sull'Adige da oggi in avanti ospiteremo lettere e contributi dei cittadini con proposte, indicazioni, richieste da sottoporre ai candidati e a chi sarà amministratore di Trento. È un modo per voler bene alla città. E anche per migliorare l'amministrazione comunale.

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