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Ecco gli «smart foods»

che prevengono il cancro

(ma se fumate, è inutile)

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È stata presentata la terza edizione dell’«Atlante del cancro», una pubblicazione a livello mondiale in cui veniva fatto il punto della situazione attuale e si ribadivano le raccomandazioni per rallentare l’epidemia di tumori. A causa dell’aumento e dell’invecchiamento della popolazione, i tumori nei prossimi 20 anni aumenteranno del 40%.


Sinteticamente, sappiamo che in Italia il tumore più diffuso nei maschi è quello alla prostata, mentre nelle donne è il cancro al seno, ma quello che uccide di più gli italiani è il cancro ai polmoni.

Vi ricordo che il fumo, principale responsabile del tumore ai polmoni, è causa di circa 90.000 decessi all’anno e che mediamente ogni italiano spende per l’acquisto di sigarette in media 300 euro all’anno, per l’ammontare di circa 18 miliardi annui. Potremmo proprio dire 18 miliardi di euro andati in fumo!

L’Atlante ribadisce l’importanza di raccomandare alla popolazione stili di vita salutari, mantenendo un’alimentazione corretta e un’attività fisica regolare. In tal senso, in un mondo dove tutto è smart, dai cellulari alle città, dagli orologi alle televisioni, non potevano certo mancare anche gli alimenti smart detti smartfood. Alimenti che hanno una marcia in più nella lotta contro i tumori e non solo.

Per i lettori che non conoscano il significato di “smart”, ricordo che è un aggettivo inglese che significa intelligente, astuto, elegante, a seconda delle parole a cui si accompagna. Così possiamo avere un telefono smart, che al bisogno può trasformarsi in un’enciclopedia, una guida turistica, un passatempo e tanto altro. Una città è considerata smart se è pianificata in maniera intelligente a misura di cittadino, ma anche una persona elegante ed affabile può essere smart. Gli smartfoods sono alimenti di origine vegetale che svolgono delle attività nel nostro organismo considerate importanti nella prevenzione delle principali malattie croniche: dai tumori al diabete, dall’aterosclerosi all’Alzheimer.
Il regime alimentare che consiglia l’ampio uso di questi alimenti, è stato proposto per la prima volta, alcuni anni fa, dall’Istituto Europeo di Oncologia fondato da Umberto Veronesi.

Questo regime ha individuato degli alimenti che sono stati definiti Protective Smartfood, perché svolgono un’azione protettiva sul nostro organismo quasi come se fossero delle vernici antiruggine che ne impediscono il logoramento. Questi sono i cereali integrali, l’olio di oliva, la frutta, la verdura, i legumi, la frutta a guscio, i semi oleosi, tutti alimenti tipici della dieta mediterranea.

Altri 20 alimenti, sono stati definiti Longevity smartfood, perché contengono sostanze che hanno un’influenza diretta sui geni che controllano la longevità e la qualità della vita.

Tra questi 20, ve ne sono alcuni che contengono le antocianine, molecole responsabili della colorazione che va dal rosso al blu di frutta e verdura, quali le arance rosse, le ciliegie le fragole, i lamponi, i mirtilli, le more, il ribes, le mele rosse, le prugne ma anche il radicchio, le melanzane ed il cavolo rosso. Altri alimenti contengono la quercetina, altra importante molecola protettiva, presente nelle mele, negli asparagi, nel sedano, nei capperi, nelle cipolle e soprattutto nel cioccolato fondente che abbia almeno il 70 % di cacao. Altri alimenti Longevity sono l’aglio, il the verde, la curcuma ed infine l’uva rossa che contiene il resveratrolo.

Il resveratrolo è stato ampiamente studiato ed altrettanto ampiamente criticato. Se da una parte è vero che questa sostanza presente prevalentemente nel vino rosso ha un’azione diretta sui geni che regolano la longevità, la critica più frequentemente riportata è che, perché essa svolga una reale azione benefica, noi dovremmo mangiare decine di chili di uva o bere almeno 4-5 litri di vino al giorno, cosa assolutamente impossibile perché i danni sarebbero maggiori dei benefici.

Purtroppo il nostro organismo non assume il resveratrolo, come la maggior parte dei polifenoli che noi assumiamo giornalmente, se non in quantità minime. Il 99 % del resveratrolo ingerito non passa in circolo. Qualcuno ipotizza che forse sia proprio l’assunzione giornaliera di piccole quantità di vino rosso, e quindi di resveratrolo, che abbia un’azione quasi di tipo farmacologico. Altri ricercatori sostengono che forse l’azione del resveratrolo, così come quella di molti altri polifenoli, sia mediata dai batteri che abitano il nostro apparato digerente.
In attesa che la scienza chiarisca meglio i vari meccanismi d’azione di queste sostanze contenute negli alimenti smart, noi intanto continuiamo a consumarli perché, che sia con una modalità o l’altra, l’importante è che facciano bene.

Michele Pizzinini Specialista in Scienza dell’alimentazione

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