l Mondiale di calcio più abbondante di sempre, con un numero mai visto di partite in programma, si accaparra in queste settimane, nonostante le diverse crisi internazionali, l’attenzione del pubblico e le prime pagine dei giornali. D’altra parte il calcio ha assunto ormai il titolo di più grande spettacolo del mondo per numero di spettatori e celebrità dei suoi protagonisti.
Spettacolo però poco interessante dal punto di vista cinematografico, se è vero che davvero pochi sono i film non documentari che se ne sono occupati, soprattutto se parliamo di uno sguardo dall’interno, dello sport in sé e di chi lo pratica. Se pensiamo ai tanti film che hanno raccontato il mondo del pugilato, tanto per fare un esempio, il confronto con i film dedicati al calcio è davvero impietoso.

Partiamo proprio dai Mondiali di calcio, che pur se raccontati edizione dopo edizione da film documentari, non hanno fatto breccia nel cinema di finzione. Un caso più unico che raro è The Game of Their Lives (In campo per la vittoriain italiano) del 2005, l’ennesimo film su un’impresa americana raccontata con la consueta retorica tendente all’epica: in questo caso un manipolo di eroi statunitensi vince contro l’Inghilterra nel Mondiale del 1950 in Brasile.
La storia (o meglio, il risultato) è reale, il film è di finzione ed è infarcito di tutti gli elementi classici del genere. Più conosciuta è l’incredibile operazione portata a termine da Riccardo Schicchi per il Mondiale di Italia ’90: Cicciolina e Moana “Mondiali”, con tanto di pornoattori nella parte di Maradona, Klinsmann e Gullit e le due protagoniste impegnate a stancare i campioni avversari per far vincere la competizione all’Italia è, a suo modo, un cult, di cui – forse vi sorprenderà – non vi proponiamo spezzoni…

Più in generale, come si diceva, il calcio raccontato dentro il rettangolo di gioco è qualcosa di piuttosto raro nella storia del cinema. Senza dubbio il film più celebre è Victory (Fuga per la vittoria, 1981), del grande John Huston, in cui una squadra di internati in un campo di concentramento tedesco, durante la Seconda guerra mondiale, affronta una squadra di militari nazisti. Capitanati da un Sylvester Stallone portiere in stile Rocky e rinforzati da una serie di vecchie glorie del calcio come Pelé, Ardiles e Bobby Moore, i prigionieri di guerra vincono e nei festeggiamenti riescono a scappare. Anche qui l’epica è assicurata, meno la verosimiglianza. Forse meglio rivolgersi allora a un film per certi versi sconclusionato, ma che è riuscito a entrare nei cuori degli spettatori, come L’allenatore nel pallone, con Lino Banfi nella parte dell’allenatore Oronzo Canà e una pattuglia di vecchie volpi del b-movie italiano fra regia e sceneggiatura.


La rovesciata di Pelé, preludio alla clamorosa vittoria degli internati


La spiegazione tattica sulla bi-zona di Oronzo Canà/Lino Banfi


Di altro spessore sono quei film capaci di raccontare ciò che sta intorno al mondo del calcio. Guardiamo soprattutto all’Inghilterra, a film come Fever Pitch (Febbre a 90, 1997), tratto da Nick Hornby e con Colin Firth nel ruolo del super-tifoso dell’Arsenal, o Looking for Eric (Il mio amico Eric, 2009) di Ken Loach e la star del Manchester United Eric Cantona nel ruolo di un bizzarro angelo custode, o ancora i film sulle frange radicali del tifo organizzato come Green Street (Hooligans, 2005) e il biografico Cass (2008), entrambi sui tifosi del West Ham. Ma la passione per squadre e calciatori può prendere anche toni più morbidi, e non solo nelle pubblicità che accompagnano prima, durante e dopo le partite del Mondiale: come non ricordare Bend It Like Beckham (Sognando Beckham, 2002) con la sua storia, un tantino zuccherosa, di amicizia e integrazione.


Il pensiero di un tifoso dell’Arsenal, anche se insegna letteratura, è sempre all’Arsenal


Una lezione su calcio e vita, da parte di Eric Cantona


Il calcio è dunque di interesse cinematografico soprattutto perché sa essere, nella sua enorme forza popolare, un riflesso, spesso deformato, della società. L’aveva capito il maestro Franco Piavoli, che nel 1964 gira il bellissimo cortometraggio Evasi, volgendo la schiena al campo e dirigendo il suo sguardo solo verso gli spalti. Allo stesso modo l’aveva capito Paolo Villaggio quando, ne Il secondo tragico Fantozzi (Luciano Salce, 1976), mette uno contro l’altro una volta per tutte calcio e cinema: si gioca Italia-Inghilterra, Fantozzi è pronto con frittatona di cipolle, bottiglione familiare di birra gelata e rutto libero, quando arriva la convocazione del Mega-direttore cinefilo Guidobaldo Maria Riccardelli per il cineforum aziendale con l’ennesima proiezione di quella "cagata pazzesca" di La corazzata Kotiomkin.

Sono passati 60 anni e sugli spalti italiani è cambiato tutto, ma forse non è cambiato niente

 

L’intero episodio delle tragicomiche vicissitudini di Fantozzi e colleghi con il Riccardelli