Nel novembre 1826 nasceva Carlo Lorenzini, ma forse questo nome non vi dice molto. Carlo era figlio di un cuoco e di una sarta, a sua volta figlia del fattore di certi marchesi che avevano un podere nei pressi di Collodi, in Toscana. Da questo indizio dovreste facilmente risalire all’identità dell’uomo che, nonostante queste umili origini, diventò giornalista e scrittore, e soprattutto sarebbe diventato celebre in tutto il mondo per uno dei più importanti classici della letteratura per l’infanzia: Pinocchio.

 

Questa ricorrenza ci permette di celebrare questo capolavoro che è tante cose in una: una favola dai mille risvolti sorprendenti, un romanzo di formazione, una parabola con sostanziose implicazioni filosofiche e un testo diventato molti altri testi, riscritto da altre opere letterarie, adattato al palcoscenico teatrale, portato sul grande schermo innumerevoli volte. E visto che ad HarpoLab ci occupiamo soprattutto di cinema, celebreremo Collodi con una rassegna di film (clicca qui) e un incontro in cui mostreremo varie versioni diverse di questa storia immortale.

D’altra parte, per vedere Pinocchio al cinema non c’è che l’imbarazzo della scelta: si può andare indietro fino al 1911, alla versione di Giulio Antamoro (che proietteremo con l’accompagnamento dal vivo al pianoforte il 23 novembre), o rivolgersi alle due recenti uscite su piattaforme di streaming, di Zemeckis e Del Toro, se non all’horror del 2026 dell’inglese Rhys Frake-Waterfield. Ci si può affidare al grande classico di Disney del 1940 (in proiezione ad HarpoLab in versione originale e in quella doppiata in italiano), che ha però la colpa di farci ricordare una storia piuttosto diversa rispetto all’originale, oppure godersi le cinque puntate dello sceneggiato RAI per la regia di Comencini (ad HarpoLab il 9 novembre se ne proietterà la versione ridotta cinematografica). Oppure dare fiducia alle interpretazioni di due importanti autori italiani come Roberto Benigni (la sua versione è del 2002) e Matteo Garrone, per altro con Benigni come attore (2019).

Il cinema ha trasformato in decine di modi diversi Pinocchio che, lo sappiamo, è già di suo innanzitutto una storia di trasformazioni. Proviamo a vedere allora come i diversi film hanno messo in scena le tante mutazioni del bambino/burattino.

Tanto per cominciare, “C’era una volta un pezzo di legno”: così scrive Collodi ed è da quel pezzo di legno stregato che nasce tutta la storia. Nel 1947, Giannetto Guardone dà questa forma alla prima trasformazione presente nel libro:

Un’altra famosa trasformazione di Pinocchio, forse quella che più di tutte viene ricordata, riguarda il suo naso: quando dice una bugia – cosa che capita spesso – il naso si allunga. Questa peculiarità del burattino bugiardo è sempre stata complicata da mostrare in un film, anche se con l’avvento del digitale si è tutto semplificato, come mostra la versione di Matteo Garrone:

Un’altra cosa che si ricorda sempre della favola di Collodi è il Paese dei Balocchi, dove “non vi sono scuole: non vi sono maestri: non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica”. Il prezzo da pagare, però, Pinocchio lo scoprirà presto: un’altra trasformazione, in ciuchino, che prima coglie Lucignolo e poi lui stesso. Nel classico di Walt Disney ci pensa il Grillo Parlante a tirare fuori dai guai Pinocchio, mentre nella storia originale saranno molte le traversie che Pinocchio dovrà vivere dopo la trasformazione in asino: guarda qui. Ma chiaramente la trasformazione principale è quella che Pinocchio insegue per tutto il libro: diventare bambino, cambiare il legno con la carne. Sono molte le cose da imparare, tante le regole da rispettare. Nella versione di Comencini (e della grande Suso Cecchi D’Amico alla sceneggiatura), anche per ragioni tecniche, perché era molto laborioso animare il burattino di legno, i passaggi da burattino a bambino sono continui. Uno avviene nella pancia del pescecane e per Geppetto è una grande sorpresa: guarda qui. 

La storia del cinema aggiunge, nelle tantissime e variegate versioni prodotte nel corso dei decenni, una serie di trasformazioni affascinanti, che hanno dato al burattino volti, dimensioni, espressioni diversissime nel tempo. Oltre a questo, è la storia stessa che è stata cambiata, tagliata, edulcorata, variata. E tuttavia l’idea alla base del testo, così forte e così ricca di implicazioni, è rimasta intatta e continua ad affascinarci e a sembrarci ancora irresistibilmente affascinante: guarda qui.