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Questo non è un commento politico, ma una analisi empirica della fenomenologia di Facebook.
Se quattro giorni fa il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, dichiarava all’Adige che «aprire una crisi di governo in questo momento sarebbe da irresponsabili», dopo la caduta dell’esecutivo di Draghi sui social dai leghisti nostrani è sceso il silenzio. Non commenta Fugatti (che a rigor di logica dovrebbe quindi dirci che Salvini, sfiduciando Draghi, sarebbe un irresponsabile). Non commentano gli assessori provinciali. Non commentano nemmeno i nostri parlamentari del Carroccio (tranne uno), che pure spesso ci allietano con tante riflessioni social.
A parte la sorprendente onorevole Vanessa Cattoi che ci manda dai banchi della Camera un bel sorriso in selfie, in cui esprime la sua preoccupazione per le sorti del Paese.
Ho inutilmente cercato nei profili di personaggi stimati come il consigliere provinciale Devid Moranduzzo. Ieri sera ha postato un messaggio su Facebook, con la foto di tre canederli, annunciandoci che è a dieta. Un contributo fondamentale.
Eppure, scendendo poi a livello comunale, qualche cosa si trova. Come questo post (prontamente rimosso) di Rudi Piazza, leghista nostrano, della Vallarsa.
Un post che – letto così – sembra uno scherzo. Putin presidente del Consiglio italiano, e Salvini ministro. Piazza – candidato alle elezioni comunali all’ombra del Pasubio – va oltre, e nel «gomblotto» ci mette pure il Papa e Greta (certo, l’attivista che da anni ci dice che il mondo è in fiamme, ma ovviamente non è vero e il caldo di questi giorni, ci dimostreranno gli scettici, esisteva già nel 1802).
Il fatto è che questo post è piaciuto molto al popolo del Carroccio. E infatti prontamente è arrivato il «like» di Thomas Sarnataro, consigliere circoscrizionale a Rovereto, e in poco tempo di altri 10.
Lo so bene, il post di un leghista non è un post della Lega Salvini Premier Trentino (così si chiamava la formazione che ha eletto Fugatti). Non sarebbe giusto generalizzare.
Infatti, per contraltare, citiamo la pacata riflessione di Diego Binelli Tisor, parlamentare trentino e responsabile politico della Lega in Trentino. Che afferma: «il premier è rimasto vittima dei 5 stelle e dei cecchini del Pd».
«La crisi - secondo il parlamentare leghista - è stata innescata dai 5 stelle ed è stata aggravata dalle forzature ideologiche del Pd. Noi siamo stati chiari: eravamo disposti ad andare avanti ma la nostra ipotesi di un governo senza 5 stelle non è stata neanche presa in considerazione e sono prevalsi i giochi di potere. Resta l’amarezza per aver perso una persona meritevole».
Da Giussano è tutto, a voi la linea.


