Il tempo in questo periodo dell'anno assume una valenza particolare. E non solo perché le ore lunghe dei giorni estivi danno l'idea di una lentezza sconosciuta (da qualcuno biasimata). Ma nemmeno è il caldo torrido a farci sentire la condizione trasformativa di questa stagione. ). Lo possiamo percepire solo se c'è il godimento del tempo improvvisato, quello senza il controllo dell'orologio che ci fa muovere sull'onda del piacere più che del dovere. Se, insomma, non ci tiranneggia quell'aggeggio al polso, se non è lui che comanda, ma ci facciamo guidare da nostro orologio biologico, quel regolatore che ci fa mangiare quando abbiamo fame e dormire se abbiamo sonno.

In vacanza il tempo «vuoto» di operatività, quello annoiato ma creativo è ciò che aiuta modificare il ruolo abituale che teniamo in casa e fuori e ci cambia nelle relazioni sociali. In qualche caso ci serve a ridimensionare la maschera sociale e ci fa dare spazio agli aspetti interni più intimi e nascosti agli occhi dei più perché privati o inconsci. Pensiamo all'abbigliamento ridotto al minimo, e non solo per il caldo, ma perché ci fa percepire maggiore libertà e meno controllo determinato dal giudizio degli altri.

Pochi e succinti abiti addosso possono corrispondere alla riduzione di alcuni abiti mentali, soprattutto quelli più rigidi, capaci di ingessare i comportamenti quotidiani. Quel corpo in gran parte scoperto, ci permette di mostrare un IO «nascosto» che fa emergere ciò che normalmente non facciamo vedere. Fa esprimere la nostra trasgressività ed evidenzia sentimenti di libertà per pulsioni ed emozioni solitamente controllate o represse. Se pensiamo al tipo di vestiti che ci concediamo in estate però, ci accorgiamo che quelli scelti per i luoghi delle ferie, sono abiti diversi dagli abituali e possibili solo dove nessuno ci conosce. In questo senso il tempo dell'estate ci offre la possibilità di vivere l'altra faccia di noi, magari quella provocatoria e non convenzionale o ribelle, nascosta o addirittura soffocata. Il tempo dell'estate può essere il tempo del riequilibrio e della ricarica.

Può aiutarci a svuotare la mente dalle tensioni o alleggerirla dai pensieri pesanti della quotidiana esistenza. Ci potrebbe servire per «cambiare pelle» e, benché per un breve periodo, anche per mutare il gioco delle parti e la prospettiva abituale che abbiamo sul mondo. Qualche volta, ad esempio, ci aiuta a contenere il pregiudizio o ad esprimere con altri linguaggi, fisici e non verbali, quello che è solitamente controllato o represso. Ma dobbiamo fermarci a prenderne coscienza, se vogliamo davvero che ci torni utile.

Allora serve alla psiche, perché lascia spazio all'«ombra», ai lati oscuri che stanno dentro, ai luoghi «notturni» delle emozioni che non vorremmo possedere e che spesso proiettiamo sugli altri.

Giuseppe Maiolo – Psicoanalista Università di Trento -