I fatti gravi che accompagnano le nostre giornate accanto agli adolescenti sono sempre più sorprendenti e (solo) in apparenza imprevedibili. La realtà è che dei ragazzini che ci stanno attorno, figli nostri o di altri, non ne sappiamo nulla o quasi. Ricordo quello che diceva un vecchio libro di Simona Vinci «Dei bambini non si sa niente» (Einaudi).
Prima di meravigliarci, allora, chiediamoci se sappiamo cosa pensano e che provano questi bambini cresciuti in fretta, non stupiamoci di vederli tranquilli e poi d’un colpo mostrarci la loro rabbia sconfinata di odiatori temibili capaci di mettere in atto violenze efferate. Accade anche per emulazione, ma fino a che non li degniamo di uno sguardo attento o li osserviamo con meno lenti deformate dal nostro esser essere adulti in altre faccende affaccendati, non li possiamo vedere per come sono davvero. Se ne sappiamo poco o niente, finiamo col dire alla fine «Non avrei mai pensato…» e resteremo distanti dalla loro esistenza.
Soprattutto non sapremo cosa provano quando stanno per ore ricurvi sui dispositivi, anche se ci basta saperli nella loro camera, che non facciano casino, e ci diano l’illusione di averli sempre sotto controllo, anche se stanno dicendo ai social le loro intenzioni. Noi carichiamo i social di colpe, che hanno sicuramente, ma in realtà, strano a dirsi, nel male o nel bene, di questi tempi sono gli unici spazi che danno loro ascolto e attenzione e soddisfano quel bisogno di essere visti, ascoltati e conosciuti. Ho sentito in un’intervista la professoressa vittima di questa esecrabile aggressione, che dichiara di aver capito mentre guardava gli occhi di ghiaccio di questo ragazzino «quanta rabbia può essere nutrita nei giovani».
Di certo sorprende la scoperta di un odiatore che esce una mattina armato di coltelli per andare a scuola a «vendicare» l’offesa ricevuta dalla profe per un paio di debiti. Il problema caso mai è non aver colto prima questi pensieri. Non è tanto quello delle azioni eccessive che oggi servono a far acquisire visibilità e popolarità e solo in parte l’abitudine alla violenza ormai normalizzata nella quotidianità dai tanti crimini degli adulti che in questi tempi oscuri si offrono come modelli negativi.
Se fosse così semplice definire le ragioni di questi atti, forse potrebbero bastare i tanto invocati metal detector per la scuola e l’aggiunta di punizioni severe agli aggressori. Invece non basta, come non è sufficiente prendersela solo con le piattaforme dei social e con i dispositivi digitali.
La questione è complessa e servono prima di tutto risposte educative e di prevenzione, preparazione sessuo-affettiva a scuola e non divieti, formazione degli adulti alla comunicazione affettiva che è ascolto e di attenzione da dare a chi cresce. Si diventa adulti solo se si è ascoltati e ci si sente nella mente di chi accompagna. E poi si cresce se c’è coerenza nell’adulto, se non diventa subito «buonista» e perdona tutto, ma se sa insegnare l’importanza di rispondere dei propri errori e educare alle responsabilità.
Giuseppe Maiolo – Psicoanalista Università di Trento -
Giovani odiatori, punire non basta
26 settembre 2026 • 17:52

