Classico è contemporaneo
Cosa fa di un film, un classico? Certamente la sua rilevanza nella storia e nell’evoluzione del cinema, ma non solo questo, anzi...
Nel progetto HarpoLab, pur non disdegnando qualche escursione nel cinema degli anni 2000, torniamo spesso al cinema precedente, perché la nostra idea è quella di far vivere in sala, da chi non li ha mai visti o da chi li vuole rivedere, i grandi film della storia del cinema.
Per questo nelle nostre rassegne non mancano quelli che oggi possiamo definire senza dubbi eccessivi, forti del riconoscimento che hanno avuto nel tempo, i “classici”. Ma cosa fa di un film, un classico? Certamente la sua rilevanza nella storia e nell’evoluzione del cinema, ma non solo questo, anzi.
Un classico è anche un film che, per quanti anni siano passati dalla sua produzione, continua a parlare ai suoi nuovi spettatori; è un film i cui temi, il cui impatto emotivo, il cui linguaggio restano attuali, o comunque riconoscibili e godibili, anche oggi. Per questo sono film ancora in grado di interessare, sorprendere e, perché no, sconvolgere lo spettatore, che li si incontri per la prima volta o che li si riveda, magari dopo molti anni. Ma d’altra parte non è questo che fanno i classici di ogni epoca? Non è questa loro attualità che continua ad affascinarci? Prendiamo i miti della classicità greca e latina, davanti ai quali ci troviamo senza parole: è cambiato tutto, ma non è cambiato niente; il mondo è completamente diverso, ma l’essere umano è, nella sua essenza, sempre lo stesso rompicapo.
Per questo, e per lo stretto rapporto che c’è fra il nostro centro culturale e il Liceo Classico cittadino “G. Prati”, i lunedì di maggio li dedicheremo a una serie di film che hanno saputo reinterpretare e riscrivere i miti della classicità: classici che si fondano su altri classici.
Lo facciamo non certo per rifugiarci in questioni accademiche o nelle arti del passato, ma per guardare all’oggi con uno sguardo più profondo e complesso. D’altra parte, purtroppo, molti di questi miti restano attualissimi quando parlano di guerra, di avidità, di potere e, più in generale, delle sofferenze, delle speranze e delle contraddizioni umane. Prendiamo l’Antigone: non è forse attuale il suo esempio di pietà che si contrappone alle regole cieche dell’autoritarismo?
Lo vedremo con I cannibali di Liliana Cavani, un film che nel ’70 riscriveva la tragedia di Sofocle ambientandola in un imprecisato futuro distopico. Oppure l’Elettra, un altro esempio di figura femminile che si batte contro la tirannide e che vedremo trasfigurata nella storia senza tempo con cui Miklós Jancsó raccontava l’Ungheria nel ’74.
Ma che i miti siano senza tempo lo hanno dimostrano anche i fratelli Coen, nella loro personalissima versione dell’Odissea, ri-ambientata negli anni ’30 negli Stati Uniti del sud, e Yorgos Lanthimos, che nel recentissimo Bugonia ha ripreso un mito narrato nelle Georgiche di Virgilio per raccontare i giorni nostri, fra successo, complottismo, lavoro e ossessione. Insomma, se è classico, è anche contemporaneo.
John Goodman come Polifemo in Brother, Where Are Thou?
Il trailer di Bugonia di Yorgos Lanthimos