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Anche il traffico è cinematografico

Le vacanze pasquali, con il grande classico della gita fuoriporta di Pasquetta, portano con sé un grande spauracchio: l’ingorgo. Ma se dovesse capitarvi di restare imbottigliati in una strada piena di auto, pensate in positivo: anche il traffico è molto cinematografico. E se saperlo non fosse di grande conforto, se la serie di scene memorabili che stiamo per presentarvi non vi sollevasse dalla frustrazione di dover restare chiusi in macchina per ore, quantomeno avreste un modo per passare qualche minuto in compagnia di alcune scene di film scelte per voi da HarpoLab (sempre che non siate alla guida, naturalmente).

L’ingorgo è un tale classico, che Luigi Comencini nel 1979 gli ha dedicato un film, interpretato da Alberto Sordi e Annie Girardot, con tanto di canzone a tema che, fra le altre cose, recita: “Ingorgo / momento per pensare / che l’uomo corre troppo / ma non sa dove andare”.

D’altra parte quello del traffico è uno dei grandi problemi italiani, in particolar modo in Sicilia, come ci racconta ironicamente la celebre scena di Johnny Stecchino (1991) affidata al compianto Paolo Bonacelli.

Ma quando restiamo imbottigliati nel traffico, guardando il mondo al di là della strada di cui siamo prigionieri, non possiamo non pensare che passare il tempo chiusi in macchina in mezzo ad altre macchine abbia qualcosa di grottesco. Ce lo dimostra Godard con la lunghissima carrellata con cui, ispirandosi a Julio Cortázar, espone per immagini, in Week-end (1967), il paradosso dell’essere umano contemporaneo, prigioniero del mondo che si è costruito con le proprie mani. D’altra parte, che il traffico sia un effetto collaterale del progresso, lo vediamo in quella magnifica sinfonia della modernità, composta da Godfrey Reggio e accompagnata dalla musica di Philip Glass, che è Koyaanisqatsi (1982).

Insomma, l’ingorgo è una buona metafora della nostra condizione, fra immobilità, tempo che corre, claustrofobia e ansia di seguire la propria strada. Un vero e proprio incubo, come ci ricorda Federico Fellini nell’indimenticabile scena iniziale di 8 ½ (1963).

Unico desiderio possibile, la libertà. Ma come fare? Meglio procurarsi un’autovettura fantascientifica come quella che permette ai Men in Black (1997) di passare letteralmente sopra alla colonna piuttosto che reagire come Michael Douglas in Falling Down / Un giorno di ordinaria follia (1993).

In alternativa, meglio non finirci proprio nell’ingorgo. Magari concedendosi una gita che possa fare a meno della macchina – cosa per altro anche economicamente conveniente, visti i tempi che corrono – o, meglio ancora, passando la giornata in un cinema, guardando qualche bel film d’autore…

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