Sperare, energia per il cambiamento
Sperare è un verbo che si usa all'inizio di ogni anno, quando si comincia un nuovo viaggio oppure se è in ballo un cambiamento della realtà personale o sociale.Di solito l'atto dello sperare sta dentro gli auguri che facciamo o che riceviamo, perché è la speranza che si sia qualcosa di bello che ci attende o se il tempo ci mostra il suo lato sconosciuto.
Sperare è dunque verbo generativo, non solo una formula benaugurante, anche se per gli antichi «Spes» era l'ultima dea cui chiedere aiuto per far fronte ai mali del mondo. Non era e non è un illudersi, ma un sentimento articolato che ha a che fare con la fiducia e l'attesa e con quella energia interiore che dovremmo attivare. Non è neppure una fuga dal tempo del male o un distanziamento dalla realtà che ci serve per andare altrove.
È una sorta di password che attiva le nostre forze interne e a volte ci mostra la necessità di resistere e non perdere la fiducia. Capita quando ci sono cambiamenti personali o sociali in vista, o se tutto in lontananza sembra mutare. Allora ci pare non ci sia una via d'uscita, men che meno un sentiero da percorrere. Solo la speranza ci serve perché, dicono le neuroscienze, è un'attesa del positivo che «accende» aree del cervello, come quelle frontali e del sistema limbico, capaci di produrre sostanze in grado di dare sollievo al dolore, simili all'oppio o alla morfina, ma anche capaci di attivare energie.La psicoanalisi e Freud hanno riconosciuto da sempre la speranza come forza attiva che spinge da una parte a chiedere aiuto quando si sta male e dall'altra a cercare nel «sottosuolo» della nostra coscienza le forze che ci stanno dentro.
Sperare così non è attesa passiva che tutto cambi da solo o che qualcuno ci venga a salvare, è un fare quando nulla sembra servire. È come in barca, immobili nella calma piatta della bonaccia, quando dobbiamo per forza aspettare che torni a soffiare il vento, ma non attendere senza far nulla, quanto piuttosto preparare le vele perché al momento giusto siano gonfie e pronte per far ripartire l'imbarcazione.Sperare vuol dire perseverare, cioè insistere nell'andare avanti anche se la situazione ci sembra irrisolvibile. La radice «spa» che viene dal sanscrito, contiene l'idea del movimento e dell'energia fisica e mentale necessaria per fantasticare e desiderare.
È l' energia che ci serve per passare da un IO isolato e contorto nella ripetizione ossessiva dei comportamenti a un Noi più articolato dato dall'incontro con l'altro che ci aiuta a modificare l'esistenza, anche per il solo fatto di chiedere aiuto. E poi è ancora Freud che ci sostiene quando dice «solo l'uomo insoddisfatto fantastica» ovvero è con lo sperare che alimentiamo i desideri mancanti e colmiamo i vuoti. Poi però, oltre alla fantasia c'è bisogno dell'immaginazione che è atto mentale creativo e ci mostra le possibili soluzioni. La speranza è figlia del pensiero divergente, quello che utilizza prospettive inusuali utili a costruire giorno dopo giorno il cambiamento e la rinascita.
Giuseppe Maiolo – Psicoanalista Università di Trento -