Nelle festività gioia e tristezza

Le festività natalizie sono l'occasione per riconoscere positività e negatività, benessere e malessere che albergano dentro di noi. Il Natale, nelle attese collettive è di fatto la festa dei sentimenti positivi e della gioia che contiene anche un tratto di negatività e di infelicità. In fondo prima dell'avvento del cristianesimo e delle sue liturgie, i riti pagani celebravano il solstizio d'inverno attorno al 25 dicembre che annunciava l'avvento del dio sole e l'inizio di una nuova fase di cambiamenti dati dall'aumento della luce e dalla riduzione del buio.

Un tempo di passaggio che faceva oscillare dalla tristezza e dall'angoscia lunga alla gioia e all'esultazione per un sole nuovo e per un viaggio che riprende. A un livello profondo della psiche, di fatto un po' tutti viviamo stati d'animo opposti che alimentano comportamenti ambivalenti e dove coabitano piacere ed entusiasmo, disagio acuto e tristezza.

L'espressione comune di questo stato alternato di emozioni è dato per esempio dalle tradizionali luminarie che abbondano nelle strade, dagli ornamenti dell'albero natalizio e allo stesso tempo dall'ansia per i regali che contagia, dall'impegno comune nella ricerca del divertimento a tutti i costi e dall'attesa di un godimento che spesso è fittizio.Mentre tristezza e angoscia, ancor prima di diventare rappresentazione decisamente patologica cui è stato attribuito il nome di «Sindrome natalizia», possono alludere alla fatica che per il cambiamento, alla carenza di fiducia e alla perdita della speranza nel futuro.

Di certo una parte della malinconia è data dalla stagionalità che porta freddo e giornate corte le quali obbligano a un tempo più lungo in casa e meno al sole che stimola la produzione serotonina, ormone del buonumore. E poi la tristezza di questo ultimo periodo può essere connessa ad un senso d'infelicità legato alle relazioni sociali di oggi che, nonostante i social, sono più superficiali e precarie.

Ma quell'altalenarsi di manifestazioni opposte ha a che fare con ciò che accade fuori e dentro di noi così che le festività natalizie possono essere una preziosa occasione di riflessione e ricerca di nuovi equilibri. I simboli messi in campo dai riti, cristiani o meno, sembrano del resto indicarci che l'idea prevalente della natività è la rappresentazione del mutamento e della rinascita.

L'abete di tradizione nordica, è l'Albero della vita con il quale si allude al ciclo vitale che rimanda all'alternanza continua di inizio e fine, cui segue una nuova nascita. Il presepe cristiano, con la sua grotta e il bambinello, sembra chiederci ogni anno di ricercare quel luogo generativo di energie nuove capaci di assecondare la transizione e il cambiamento continuo dell'esistenza. Solo liberando la coscienza dalle oscurità e dai blocchi del passato si rende possibile la trasformazione del disagio in fiducia e dell'angoscia in speranza.

Giuseppe Maiolo – PsicoanalistaUniversità di Trento -

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