Blog / Il viaggio

Due trentini nella Gold Coast: un ultimo giro

Roberto Bombardelli, nato in Australia e tornato bambino ad Aldeno, e Lionello Ravanelli, di Albiano, sono partiti per un viaggio che è anche un tributo ai tanti che cercarono fortuna in quella terra lontana. Ce lo raccontano con il blog "Effetto Boomerang"
PRIMA TAPPA L'arrivo e le prime pedalate
SECONDA TAPPA La città dell'eterna primavera
TERZA TAPPA Pedalando dall'altra parte del mondo
QUARTA TAPPA Un'isola spaziale
QUINTA TAPPA Un passo indietro nel tempo
SESTA TAPPA La barriera corallina

SETTIMA TAPPA Testimonianze antichissime

Creswick da Sara&Seba

Il 28 novembre, martedì mattina, faccio colazione con Gabriele che prima dell'alba mi prepara un caffè sul gas con la Bialetti. Ci salutiamo, subito dopo lui parte per la farm vestito come un pompiere in tenuta da alluvione con stivaloni di gomma, cappello e grossa cerata gialla. Ritorno a letto e riposo un po' in attesa della sveglia.

Alle 6.45 puntuale sono alla fermata del coach (così chiamano l'autobus) e salgo: il biglietto è immediato e tutti pagano con carta di credito o tessera. Nessun rallentamento nella procedura che si ripete ad ogni fermata. Maurizio Crozza in versione autista di autobus con tanto di microfono, col quale avvisa i viaggiatori delle prossime fermate, verifica le operazioni di timbratura e aiuta a salire le persone in difficoltà. Occhiali scuri e cappellino da baseball, tenta invano di scacciare una mosca dal parabrezza mentre guida.

Sono seduto in prima fila e sono tentato io di schiacciare il fastidioso insetto per evitare pericolosi zigzag. Ma sto fermo. Nel frattempo si è riempito di giovani, ma soprattutto di anziani che vanno in città. Il coach arriva alla Southern Cross Station di Melbourne dopo circa tre ore e mezzo in perfetto orario. Vedrò Sebastiano che a sua volta sta arrivando col treno da Creswick, paesino a nord ovest di Melbourne dove abita con Sara.

Da lì a poco il mio compaesano in Australia da una quindicina di anni, e anche cittadino australiano, scende l' imponente scalinata e mi vede subito, anche perché sono l'unico che gira col cappello da cowboy. Borsa da bikepacking a tracolla stracolma di tutto l'occorrente per il campeggio e quel poco di vestiario che ci sta. Una decina di chili che si faranno sentire in spalla durante la breve visita alla città prima di ritornare nuovamente alla stazione e salire sul treno per Creswick. Nelle vicinanze c'è Federation Square, piazza posata in sandstone, pietra locale della consistenza del tufo e utilizzata spesso in città ma che ha bisogno di continua manutenzione.

Qui Sebastiano lavora spesso per le riparazioni necessarie. Saliamo al santuario eletto a memoria dei combattenti della guerra mondiale da dove si ha una bellissima panoramica della città. Non poteva mancare un salto al Queen Victoria Market dove prendo alcuni gadget da portare a casa. Attraversiamo Princess Bridge allietati dalla musica di un suonatore di cornamusa appostato in una nicchia del vecchio ponte, tanto per ricordare ai passanti il primo colonizzatore del continente. Prendiamo il primo treno che parte per Ballarat, città principale della contea, ad una decina di chilometri da casa.

La stazione dei treni è ancora quella della corsa all'oro: legno e ferro prevalgono su acciaio e plastica. Ultimo pezzo in autobus e in una decina di minuti siamo a casa. Sono accolto da Sara con un bel sorriso e un abbraccio, come consuetudine dei toscani , più precisamente fiorentini doc qual è lei! Faccio subito conoscenza con Piedotto e Barbatrucco, i due cani di famiglia che mi fanno le feste. Siamo stanchi, io per il viaggio; Sara perché al mattino si sveglia presto per uscire coi cani prima di andare al lavoro. Così andiamo a letto appena fa buio.

Non abbiamo programmato nulla di particolare: qui passa la Goldfield track , sentiero tracciato che si sviluppa per centinaia di chilometri all'interno di boschi di eucalipto, pinete con enormi piante secolari all'interno del triangolo dell'oro (primi ritrovamenti nel 1850) che comprende Ballarat, Bendigo e Beechworth. Il posto si presta benissimo per escursioni, ci sono laghetti pulitissimi e Sebastiano è un appassionato delle attività all'aperto.

Oltre a lunghe camminate, pesca a trota, persico e gamberi, caccia ai conigli selvatici e alle tortore, pure la caccia all'oro con l'apposito metal detector!

A Melbourne e dintorni

Non mi annoierò di certo. Dopo un paio di giorni partiamo per un week-end lungo nel centro del Great Otway National Park, dopo aver dato le istruzioni al dogsitter, un giovane studente locale, che porterà fuori i cani durante la nostra assenza. Ci dirigiamo verso Sud obiettivo il Bimbi Park, campeggio immerso in un bosco di eucalipti dove potremo ammirare i koala nel loro habitat naturale, oltre a stormi di pappagalli, kookaburra e cavalli al pascolo. Il viaggio verso Sud costeggia verdi praterie macchiate qua e là di bianco e di nero, ovini e bovini (angus) al pascolo, e sterminate piantagioni di canola, con infiorescenza gialla e derivante dalla colza, da cui si ricava un olio utilizzato principalmente per uso industriale.

Arriviamo all'oceano dopo alcune ore di guida e ci fermiamo per vedere una delle meraviglie dell'Australia: i 12 Apostoli, serie di faraglioni di roccia friabile a poche centinaia di metri dalla scogliera a picco e aggrediti da una continua erosione, tanto che adesso ne rimangono interi quasi la metà. Scendiamo in spiaggia attraverso 80 alti gradini per ammirare i colossi da sotto in su. Che meraviglia! Sara, che guida la sua Jeep con piglio sportivo, si ferma a fare rifornimento nell'unico distributore di carburante nel raggio di 40 km e così ne approfitta per sgranchirsi le gambe e ristorarsi.

Ripartiamo e entriamo poco dopo nel Great Ocean National Park, dove sostiamo e esploriamo la Rain Forest temperata con una maestosa triplice cascata che vediamo sul percorso guidato (track). Umidità elevata per la presenza delle felci giganti che ricoprono l'intera area mantenendo un'umidità costante, la temperatura è sopportabile. Nel proseguire il tracciato ci imbattiamo su alcuni manufatti ormai ricoperti di muschio: una vecchia caldaia a vapore e alcuni carrelli con relative rotaie stanno a ricordarci della vecchia attività degli ingegnosi boscaioli di fine ‘800 che hanno utilizzavano la forza prodotta dalle caldaie a vapore per segare gli enormi tronchi.

Le piante erano talmente grandi che il taglio veniva effettuato qualche metro al di sopra della base, fin dove il diametro lo permetteva, con gli strumenti a disposizione. Il Bimbi Park è vicino e quando arriviamo la prima cosa che facciamo è alzare la testa per vedere se ci sono i padroni di casa: i koala! Mimetizzati in cima agli eucalipti, fanno capolino uno alla volta. Sembrano finti ma quando salgono agili in cima, il fusto si flette e loro, incuranti, iniziano voracemente a mangiare le foglie, sorreggendosi con le grosse unghie ancorate al fusto.

I guardiani del parco hanno dovuto proteggere gli eucalipti più malandati con ampie fasce metalliche sistemate alla base dei tronchi, per evitare che vengano depredati delle loro ultime foglie e muoiano. Interi settori di foresta di eucalipto nelle vicinanze infatti sono completamente spogli e secchi. Prendiamo posto nei nostri alloggi, mangiamo un buon spezzatino con riso per contorno preparato a casa. Loro due hanno preso una roulotte e io poco distante ho prenotato una camping pod (tenda rigida in legno) con vista sulla prateria, dove al mattino presto scorrazzano canguri e cavalli allo stato brado. La tenda era a rischio, perché erano previsti pioggia e vento dato… siamo ancora nella stagione delle piogge.

Il campeggio diventa così la base per le escursioni dei giorni successivi. Prima meta Station Beach, bellissima spiaggia che si raggiunge lungo la Great Ocean Walk, un comodo sentiero tracciato in mezzo alla macchia di arbusti e bassi cespugli che attraversa tutto il parco e si collega ad altri parchi limitrofi. Qui l’oceano fa sentire tutta la propria potenza ed infatti è sconsigliato fare il bagno non tanto per meduse o squali, ma soprattutto per le onde che trascinerebbero al largo in un viaggio senza ritorno. Nulla toglie che una passeggiata sul bagnasciuga e un riposino sulla sabbia calda ce lo possiamo permettere!

Sebastiano che non è un amante della tintarella, ne approfitta per pescare. Il pomeriggio è ancora lungo e così decidiamo di proseguire. Pertanto risaliamo la spiaggia e, dopo una serie di peripezie fra gli arbusti, ritroviamo il sentiero che ci conduce a Cape Otway Lightstation, avamposto militare della seconda guerra mondiale situato all’estremità sud del continente, dove sono rimasti intatti gli edifici degli addetti agli impianti radar e radio, oltre l'imponente faro bianco che sovrasta la scogliera. Da lì è possibile avvistare il fiotto di qualche cetaceo di passaggio, come la balena blu che può raggiungere quasi 30 metri di lunghezza e 160 tonnellate di peso . Bandiere australiana e aborigena che svettano sui lunghi pennoni.

Al ritorno ci imbattiamo in un simpatico echidna, mammifero oviparo. Restiamo immobili e dopo qualche minuto di timidezza, la bestiola, poco più grande di un riccio ma innocua e con un musetto a punta, comincia a muoversi e osservare in giro. Poi, stufa della celebrità, si gira e rientra nella boscaglia. Rientrati a casa per la cena, usufruiamo dello spazio collettivo con cucina, tavoli e piccola biblioteca. Siamo all’inizio dell’estate australe e pertanto i clienti non sono ancora in massa.

Qualche coppia oppure gruppetti di ragazze e ragazzi in working holiday, prevalentemente europei. E’ buffo vedere questi giovani alle prese con un banale uovo al tegame o più semplicemente a sbucciare una patata: si intuisce che a casa non l’hanno mai fatto e qui vogliono dimostrare di sapersi arrangiare. Comunque, in casi estremi, si può sempre mangiare un toast al formaggio.

Ci si addormenta al canto (non quello dell' usignolo) dei pappagalli e dei kookaburra, oramai sono abituato a questo frastuono da film dell’orrore. Il mattino successivo ne approfitto per uscire all’alba ad osservare un gruppo di canguri che a sua volta sembra osservare noi. Sono quasi sempre appaiati e viste le dimensioni presumibilmente madre e figlio.

Li seguo cautamente e riprendo qualche attimo della loro vita. Il giorno dopo ci spostiamo in auto verso Johanna Beach, altra lunga spiaggia dove sbocca l’omonimo fiume che, prima di gettarsi in mare, percorre un paio di chilometri di spiaggia. Alcuni surfisti temerari sono in mare e fanno scivolare sapientemente la tavola controcorrente per poi navigare sull’onda di rientro. Mentre Sara si rilassa, noi due, zaino attrezzato in spalla, cerchiamo la foce del fiume seguendo piste di canguro che ogni tanto si richiudono e ci troviamo come nel labirinto di Arianna; alla fine riusciamo a trovare un pertugio per appostarsi nel canneto e provare due lanci.

Ripartiamo in auto verso un altro punto panoramico, il Castle Cove Lookout, dove scendiamo a mare e ci fermiamo un altro po', Qui il mare è meno agitato e mi permetto di bagnarmi fino al polpaccio, giusto il tempo per sentire la temperatura da lago di montagna a primavera. Ci spostiamo verso una formazione rocciosa dalle forme arrotondate dall’erosione congiunta di mare e vento.

Pozze di forma circolare, bubboni di pietra diversa che sono incastonati nella roccia nera, formazioni che sembrano il calco di impronte umane di bambini e adulti (una corrisponde alla mia… quella dell’adulto ovviamente!). Nelle nicchie una serie di anemoni, datteri di mare, stelle marine e svariate altre specie di molluschi dai colori vivacissimi, sbattuti a riva dalla corrente e che hanno trovato casa in quegli anfratti. Uno spettacolo della natura! Il giorno del rientro partiamo presto in modo da poter visitare alcuni siti che abbiamo in programma.

Sostiamo a Apollo Bay, piccola e conosciutissima stazione balneare, dove Sebastiano vuole trovare un 7Eleven per comprare un paio di pie, piatto tipico australiano, praticamente una pasta sfoglia ripiena di carne o verdure, tenuto sempre in caldo in forno. Assaggio anche questo.

Percorriamo la strada panoramica che costeggia l’oceano per giungere a Lorne, altra località balneare: qui il bagno nessuno ce lo impedisce. Non ci sono meduse perché sotto il tropico non sopravvivono. E neppure squali perché l'acqua è troppo bassa. Il tempo di asciugarsi e di nuovo pronti per le ultime due visite che sono sulla strada del ritorno: Erskine Falls e Phantom Falls. Anche qui natura esplosiva sia per quanto riguarda la flora che per lo spettacolo delle cascate: felci col tronco alto come quello delle palme, eucalipti di oltre 80 metri ci sovrastano nel percorso che giunge alle cascate attraverso un canyon che sembra quello percorso da Indiana Jones.. Torniamo a casa ad un’ora decente e andiamo a dormire stanchi ma soddisfatti.

Rimango a Creswick ancora qualche giorno e ne approfitto per perlustrare la zona assieme a Sebastiano. Trattandosi di zona mineraria, ancora oggi c’è chi si diletta a cercare il metallo prezioso, con alterne fortune. Anche Sebastiano possiede un metaldetector di buona qualità e così un paio di giorni percorriamo il sentiero delle vecchie miniere con l’attrezzatura da ricerca che comprende anche un piccone triangolare.

Realisticamente sappiamo che sarà difficile trovare qualcosa di valore, comunque l’eccitazione che mi coglie ad ogni bip-bip dalle cuffie del M.D. è pari a quella del fungaiolo al quale sembra di aver visto un porcino. In effetti qualcosa raccogliamo, non del metallo che noi speravamo: una fibbia di ferro, probabilmente appartenuta alla cintura di un minatore, alcuni tappi di bottiglia e chiodi vecchi fatti a mano. Il magro bottino non mi scoraggerà e chissà se potrò tornare in Australia.

In tal caso una tappa a Creswick la farò di sicuro! Durante una passeggiata noto una bancarella incustodita a bordo marciapiede con fiori recisi e bulbi in un vaso. Fin qui nulla di strano. Il cartello appeso però ha acceso la mia curiosità : ANNIE’S FLOWERS. Now available QR code payment for $ 6 bunches! (ora disponibile il codice QR per il pagamento elettronico). Un servizio per chi non avesse gli spiccioli da mettere nel secchiello adibito a cassa. Se facessimo una cosa del genere in Italia… ogni commento è superfluo!

Ultima curiosità della cittadina: con soli 3.000 abitanti ( durante la corsa all’oro raggiunse 25.000 abitanti) può fregiarsi di avere sul proprio territorio la prima Università istituita nel 1910 per addestrare giovani guardie forestali nello stato del Victoria, tuttora operativa. Venerdì faccio le valigie e parto per Melbourne e Seba si è offerto di accompagnarmi e farmi da cicerone. Dobbiamo ancora vedere Italia Square, piazza posata con il porfido di Albiano all’inizio degli anni 2000 da papà Nello e dallo stesso Sebastiano. Una meridiana stilizzata nel bel mezzo di Little Italy, anche se oggi di Italy c’è rimasto poco.

I vecchi ristoranti con nomi italiani sono quasi tutti gestiti da imprenditori asiatici, come peraltro molti altri esercizi commerciali in tutto il continente. Continuiamo il giro per la città utilizzando anche i mezzi pubblici che, in centro città (CBD Central Business District), sono gratuiti. La storia (dei coloni inglesi) in Australia inizia nel 1800 e per gli Australiani qualsiasi cosa o evento che ha più di dieci anni è già storia.

Non posso lasciare il continente senza essere entrato in un museo. Convinco Sebastiano a venire al Melbourne Museum, museo di storia naturale culturale e giriamo le sale con interesse. E’ strutturato in maniera molto simile al MUSE di Trento: scheletri di dinosauri e altri animali estinti sono sistemati al centro di un ampio spazio espositivo a piano terra che ovviamente è libero fino al soffitto viste le dimensioni degli scheletri esposti. Per primo visitiamo la sezione dedicata a insetti e serpenti che oramai non fanno più tanto timore, visto che per il momento non rientrerò nella foresta.

A fianco un’altra sezione dedicata ai nativi aborigeni: gli spazi dedicati alla loro storia millenaria sembrano minimi, come gli spazi che gli aborigeni hanno nella società australiana: ridimensionati e emarginati. Accompagno Sebastiano al treno, ci salutiamo calorosamente e poi mi incammino verso la Galleria d’Arte Moderna (National Gallery of Victoria) per vedere la Triennale d’Arte Moderna. Entrata libera, tre piani di allestimenti di arte contemporanea, scultorea, fotografica, pittorica, audiovisiva. Per chi non se ne intende molto come me, faccio fatica a comprendere alcuni allestimenti e così vago alla ricerca di qualcosa che mi piaccia. Mi siedo in una sala con una serie di maxischermi che proiettano sincronicamente le opere di una decina di foto-artisti accompagnate da musica a tema. Rimango a vedere e ascoltare per venti minuti. Bello.

Faccio ancora due passi e mi siedo un attimo su una panchina. A fianco due bidoni dei rifiuti (BIN): non c’è l’obbligo normativo di fare la raccolta differenziata. Chi vuole può separare i rifiuti riciclabili ma tutto nel bidone giallo. Oppure buttare tutto nel bidone rosso dell'indifferenziata. Una considerazione mi viene spontanea: pensando a come noi stiamo facendo la differenziata, sicuramente per l’utente Aussie tutto più semplice, oltre che completamente gratuito. Forse più efficace. E in fin dei conti direi anche più efficiente! Prima che faccia notte trovo l’ostello che avevo prenotato due giorni prima, visto che non avevo voglia di dormire in albergo e i campeggi sono troppo distanti dal centro.

L’alloggio diffuso si presenta come me l’aveva raccontato Gabriele che lo utilizza quando viene in città. La reception si trova a fianco di un salone seminterrato con annesso piccolo bar, sala biliardo, tennis tavolo e altri giochi. L’ambiente sembra quello della sala ricreativa del teatro S. Marco in Via S. Bernardino a Trento… 45 anni fa. Bar a parte. Giovani (giovani sul serio, mica come i nostri che a 40 anni si ritengono ancora adolescenti) di svariate nazionalità parlano e giocano poco dopo essersi conosciuti, ovviamente lingua comune, l’inglese.

Prendo una birra e poi salgo al terzo piano a prepararmi L’ULTIMA CENA. Apro la serratura a combinazione della Room 321 Pin 8629229 Bunk D. La stanza, otto letti a castello, alle 6 pm è già al buio. Probabilmente chi sta riposando ha scarpinato parecchio con lo zaino in spalla prima di arrivare lì. So cosa vuol dire! La cucina comune è enorme e probabilmente ce n’è una per piano. Stasera riso in bianco condito con pomodoro e noodle in brodo. Per domattina ho l’ultima razione di noodle e un cappuccino in polvere. E’ troppo presto per dormire e allora scendo da basso e mi sistemo su un divano con una coca cola al rum ad ascoltare un pò di musica. Dormo qualche ora e alle sei mi alzo per fare doccia ed eliminare definitivamente la barba, vezzo che mi sono concesso per comodità e finalità cinematografiche (così sembri un vero Aussie dice Bob).

Preparo la colazione e nel mentre conosco un ragazzo peruviano appena arrivato col il permesso working holiday. Facciamo due chiacchiere e poi lo saluto. Check out online e poi raggiungo la stazione. Dimenticavo: l’ostello si chiama THE VILLAGE… nomen omen. Devo andare fino a Preston per ritirare la mia bici chiusa nello scatolone dai tempi di Uluru. Francesco, l’amico di Sebastiano, che mi ha gentilmente custodito il pacco oversize per quasi due settimane, mi aspetta per un caffè. E mi accompagna fino all'aeroporto. Una pacchia. Abbraccio anche Francesco ed entro. E’ ora di tornare a casa.

Bello viaggiare. Spesso, se si può. Si impara tanto. Ma, parafrasando un detto arabo, l’importante è avere un luogo dove tornare a casa! La realizzazione di un sogno, ma che dico: una vicenda del genere manco in sogno poteva capitare! Questo grazie anche alle persone che mi hanno accolto in casa come fossi uno zio e mi hanno fatto scoprire una fetta d’Australia fuori da tutti i circuiti turistici, sia dal punto di vista territoriale che antropologico che ….. gastronomico.

Grazie Gabriele, Sara e Sebastiano! Ma grazie soprattutto a Roberto, mio compagno di avventura che ha risvegliato in me l’adrenalina che era scemata dopo il mio “retirement”; è stato Il Compagno con la C maiuscola, ironico, serio e faceto, gentile, pratico, generoso, multitasking, tenace, della serie NEVER GIVE UP!

Lio

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