Fassalaurina, turismo e modelli fallimentari

Il progetto di Fassalaurina nacque tra la fine degli anni Sessanta e inizio anni Settanta sulla scia di un modello di sviluppo che allora andava per la maggiore in molte zone dell'arco alpino, e che si riteneva di successo. Era quello che aveva portato alla realizzazione di complessi residenziali e stazioni alpine sulle montagne francesi. Era quello ideato e realizzato con esiti economici positivi in val di Sole a Marilleva (padrino Bruno Kessler) e un po' meno a Folgarida (sponsor Enrico Pancheri)

di Pierangelo Giovanetti
Egregio direttore, ho letto con interesse le rievocazioni storico-politico-giornalistiche dell'ex senatore Dc Giorgio Postal apparse sull'Adige nel corso di questi mesi. Non ultima quella di domenica sul rapporto fra politica e giornali nella Prima Repubblica. Descrizioni interessanti per cercare di comprendere i momenti storici e sociali nei quali vivevano le generazioni precedenti la mia e nei quali sono state prese importanti decisioni politiche, economiche e turistiche che hanno fatto la differenza (ahimè in negativo) nel corso degli anni successivi. Uno dei motivi che ha attirato l'attenzione sui suoi articoli è dato da un quadro posto in una delle sale del nostro albergo di famiglia. La cornice racchiude una serie di fotografie di Alcide De Gasperi in una sua visita a Moena di un'estate degli anni Cinquanta. L'allora Presidente del Consiglio viene immortalato in una serie di scatti mentre saluta la folla festante da una delle finestre dell' albergo. Queste fotografie creano regolarmente grande curiosità da parte degli ospiti più anziani che, altrettanto regolarmente, commentano con una punta di rammarico la vita politica di quei tempi. Ma non solo per questo motivo ho voluto leggere i suoi articoli.
Il motivo principale è quello di cercare di comprendere il perché la politica trentina ha fatto determinate scelte che poi hanno penalizzato non poco il turismo in Val di Fassa. Mi riferisco a iniziative come quella famigerata della costruzione di Fassalaurina e che penso sia importante non dimenticare mai, parlandone di tanto in tanto. Iniziativa ampiamente appoggiata dai vertici della Democrazia Cristiana di allora e veicolata tra la popolazione locale come «straordinaria moderna opera turistica» che avrebbe fatto un gran bene al turismo di Mazzin di Fassa e dell'intera valle. Per comprendere cosa possa aver spinto alla realizzazione dell'opera ho letto spesso anche gli articoli di Giorgio Grigolli e se ce ne fosse stata la possibilità avrei letto anche quelli di Flaminio Piccoli e di Mariano Rumor (allora Ministro degli Interni). Tutte figure di spicco in un mondo politico trentino e nazionale che negli anni Settanta sono incappate in almeno una scelta alquanto disastrosa per il bene turistico della Valle di Fassa. Leggere indipendentemente dagli argomenti trattati. Solo per trovare un qualcosa che potesse giustificare quell' iniziativa. Si tratta di «fame di capire» quale visione delle cose avesse la politica di quel tempo per avere la caparbietà di sfondare tutte le resistenze e appoggiare un' iniziativa tanto sbagliata. Io, albergatore, che da ormai vent'anni vivo sulla mia pelle una triste saturazione del mercato turistico fassano, non posso non pormi delle domande. Domande che vorrei girare a lei, o a Giorgio Postal, per poter avere un commento ulteriore e più completo della situazione politico ed economica dell'epoca. Dalla lettura del libro «Fassalaurina una valle di cemento» di Luigi Sardi e Gigi Faggiani, un libro che a mio avviso tutti gli abitanti di Fassa dovrebbero leggere, si evince come la Democrazia Cristiana e il quotidiano l'Adige, suo «braccio mediatico», hanno giocato un ruolo determinante per sviluppare e portare a termine il progetto di Fassalaurina. Ora, non voglio entrare nei particolari del libro e riassumere i danni che tale opera ha portato ai proprietari terrieri, agli artigiani che hanno lavorato all' opera, agli operatori turistici della mia valle di allora e di riflesso a noi, operatori turistici di oggi. Non voglio sfogarmi imprecando sul pressappochismo contabile e sulla disastrosa fine economico-finanziaria della società costruttrice. Non posso però fare a meno di portare la mia solidarietà postuma a chi ha lottato per fermare la costruzione di Fassalaurina e a chi ha fatto di tutto per far crescere il turismo della Valle di Fassa combattendo anche contro le catastrofali scelte politico turistiche della nostra Provincia di quell' epoca. Ho poi un dubbio: il motivo principale era lo sviluppo turistico di Mazzin di Fassa e della nostra valle? O meri, irritanti e beceri interessi speculativi privati giocati sulla pelle di preziose famiglie di lavoratori che si sono viste trasformare l' onestà in ingenuità?Manuel Farina - Vigo di Fassa Il progetto di Fassalaurina nacque tra la fine degli anni Sessanta e inizio anni Settanta sulla scia di un modello di sviluppo che allora andava per la maggiore in molte zone dell'arco alpino, e che si riteneva di successo. Era quello che aveva portato alla realizzazione di complessi residenziali e stazioni alpine sulle montagne francesi. Era quello ideato e realizzato con esiti economici positivi in val di Sole a Marilleva (padrino Bruno Kessler) e un po' meno a Folgarida (sponsor Enrico Pancheri). La foto storica che mostra la presentazione del plastico dell'opera al Grand Hotel Trento, presenti Mariano Rumor, Flaminio Piccoli e Giorgio Grigolli nella primavera del 1970, evidenzia senza bisogno di molti commenti l'entusiasmo con cui la classe dirigente democristiana di allora credeva nel progetto. Il Trentino di fine anni Sessanta era ancora un Trentino agricolo, poco sviluppato, con ampie sacche di povertà e di sottoccupazione nelle vallate. Nell'ansia di sviluppo e di opportunità economiche, si cullò il sogno, dimostratosi disastroso, che grossi complessi cementizi e seconde case potessero portare benessere e lavoro alle popolazioni locali. Il modello perseguito si dimostrò nei fatti fallimentare. Enormi e orribili colate di cemento violentarono in profondità alcune delle zone più belle e intatte delle nostre vallate, a cominciare dal pianoro ridente della val di Fassa dove fu realizzato il complesso, metà albergo e metà appartamenti. Ci fu chi vide in quell'enorme blocco di cemento un affare appetitoso e ne finanziò e realizzò la costruzione, come l'imprenditore emiliano Sergio Navacchia. E la classe dirigente democristiana applaudì contenta (testimoniato dalle cronache dell'Adige di allora), probabilmente in buona fede come ritiene lo storico Gigi Sardi. Sicuramente in maniera sciagurata con il senno di poi, e incapace di conciliare il modello di sviluppo alla specificità del territorio a cui andava applicandosi. Del resto gli anni Sessanta e Settanta in Trentino sono pieni di esempi in tal senso, non solo dal punto di vista turistico, ma anche urbanistico e industriale. Il «caso Fassalaurina» diventò una bandiera di lotta politica, cavalcato dal Pci, che presentò anche esposti alla magistratura, e dal quotidiano di partito l'Unità. E trovò in consiglio provinciale convinti sostenitori anche nel Pptt di Enrico Pruner, preoccupati della salvaguardia del territorio come elemento di identità del popolo trentino. L'opera venne realizzata ed oggi è ancora ben visibile in tutto il suo impattante aspetto. Da anni si parla di una sua demolizione che, finora, non si è ancora realizzata. p.giovanetti@ladige.it
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