La Lega, i partigiani e le «sparate» in libertà

La Lega non è un movimento marginale nella politica italiana, un po' stravagante ma ininfluente. Occupa un posto di rilievo nella maggioranza di governo, esprime ministeri importanti, annovera in Parlamento un folto drappello di senatori e di deputati. Non si può quindi far finta di niente o non dare importanza a quello che esponenti di spicco, già senatori, eurodeputati, consiglieri regionali ecc. ecc., dichiarano. Ecco perché l'Adige ha riportato con evidenza le frasi dell'onorevole senatore Erminio Boso: «Vigliacchi di sinistra, come i partigiani»

di Pierangelo Giovanetti

Ho letto, egregio Direttore, con perplessità la prima pagina dell'Adige di domenica scorsa. Da persona che crede nei valori della sinistra, quindi nel rispetto per le opinioni di tutti e nell'avversione per ogni forma di violenza fisica e non solo, ritengo che debba essere condannato con forza e decisione il comportamento dei ragazzi che hanno aggredito in modo incivile e inqualificabile un gazebo della Lega. Detto questo, vorrei sottolineare che la Lega, a mio parere, rappresenta posizioni politiche indegne di un paese civile. La frase del signor Boso «vigliacchi di sinistra, come i partigiani», pertanto, mi indigna e, mi consenta egregio Direttore, mi stupisce trovarla messa in evidenza dal suo giornale del quale apprezzo e stimo, oltre alla professionalità dei suoi giornalisti, l'abituale attenzione ed equilibrio nella presentazione delle notizie.
 
Gianfranco Zueneli
 
In passato siamo stati abituati troppo a lungo a concepire le «sparate» della Lega e di molti dei suoi esponenti come un fenomeno folkloristico, condito di parolacce, espressioni volgari, epiteti da caserma, in un clima giullaresco da sagra strapaesana. Ricordo solo così, en passant, un florilegio di tali distillati di «alta politica»: «Quando vedo il tricolore m'incazzo. Io il tricolore lo uso per pulirmi il culo» (Umberto Bossi); «Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco solo un Paese, che è la Padania. Dell'Italia non me ne frega niente», sempre il suddetto Umberto Bossi; «Italia, Italia, vaffanculo», autore Mario Borghezio; «Noi che siamo padani abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore, bruciare il tricolore» cantata in coro da Calderoli, Maroni, Tremonti e Castelli (tutti ministri della Repubblica). E per concludere un altro proclama del ministro Umberto Bossi: «Il tricolore lo metta nel cesso signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore». Ora, di fronte a tale «produzione» politica, c'è chi minimizza, liquidando il tutto con un semplice: «Ma sì, è la Lega, è fatta così», e via con le sparate come quelle nostrane sui «treni separati per gli stranieri» o quella dei «negri da usare come leprotti» «pim! pum! pam!», del vicino sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini. Si dà il caso però che la Lega non sia un movimento marginale nella politica italiana, un po' stravagante ma ininfluente. Occupa un posto di rilievo nella maggioranza di governo, esprime ministeri importanti, annovera in Parlamento un folto drappello di senatori e di deputati. Non si può quindi far finta di niente o non dare importanza a quello che esponenti di spicco, già senatori, eurodeputati, consiglieri regionali ecc. ecc., dichiarano. Ecco perché l'Adige ha riportato con evidenza le frasi dell'onorevole senatore Erminio Boso: «Vigliacchi di sinistra, come i partigiani». Questo non vuol dire che il giornale venga meno al suo impegno di essere equilibrato nel riportare le notizie, e alla sua moderazione, tratti qualificanti dell'Adige, che lo fanno apprezzare sempre di più dai trentini, senza distinzioni di aree politiche o di estrazioni culturali. Solo che riteniamo che le affermazioni della Lega e dei suoi più influenti esponenti vadano registrate adeguatamente e poste all'attenzione dell'opinione pubblica, come quelle di qualunque altra forza politica. Del resto, saranno anche «indegne di un paese civile» come dice Lei, caro lettore, le posizioni della Lega, ma vi è una fetta importante di trentini (e di italiani) che invece le sostengono. Un giornale libero e indipendente come l'Adige dovrebbe ignorarlo?
 
p.giovanetti@ladige.it

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