Margherita Cogo, l'inchiesta e i veleni dei Ds

Concordo con quanto afferma il politologo Sergio Fabbrini: c'è un eccesso di utilizzo della via giudiziaria per affrontare questioni politiche interne al partito. E questo è un caso abbastanza evidente di una «bega» suicida interna ad una forza politica che si affida alle carte bollate perché non è stata in grado di affrontarla secondo le vie più normali della discussione ed eventualmente del pronunciamento dei probi viri. Forse è l'ultimo strascico della disintegrazione di un partito, i Ds, che nella scorsa legislatura risultava il secondo del Trentino e contava cinque consiglieri provinciali, imploso scaraventando schegge da tutte le parti.

di Pierangelo Giovanetti

Ho seguito il «caso Cogo» e fin da subito mi sono posto la domanda: tanto chiasso per aria fritta o per distruggere un avversario? Ecco come ha commentato la vicenda il governatore Lorenzo Dellai: «… sono piuttosto perplesso e credo, come tutti i cittadini, assolutamente desideroso di capire alla fine quale sarà la portata di questa inchiesta e dunque cosa resterà dopo questo clamore che ha coinvolto per un'ennesima volta un esponente della politica». Il governatore Luis Durnwalder ha aggiunto: «...mi pare di capire è che si tratta soprattutto di una controversia tra una componente dei Ds e un'altra e dunque è tutto una questione politica interna». E il politologo Sergio Fabbrini: «...non si possono mettere cinque poliziotti per indagare un fatto interno a un partito. C'è un problema di delegittimazione della politica. Vedo con preoccupazione questa estensione dell'azione della magistratura, questa progressiva giuridicizzazione della società politica e civile. Non si può portare di fronte alla magistratura un caso che riguarda una convenzione interna a un partito politico sui versamenti dei consiglieri. È drammatico che si arrivi a tanto. E se nessuno ha fatto denuncia da dentro il partito, è ancora più grave che la magistratura sia intervenuta». Titoloni in prima pagina, pagine intere dei giornali, dichiarazioni di tanti, dichiarazioni della Procura della Repubblica. Ma che sarà mai accaduto? Esiste in Procura una denuncia scritta e firmata o anonima? Allora, se devono essere riempite le pagine con il nome di Margherita Cogo, riempiamole anche del nome di chi avrebbe presentato denuncia e delle sue eventuali ragioni, oppure si dica il perché, con i tanti, gravi, problemi nei quali affonda la Giustizia Italiana ci sia bisogno di sollevare un tale polverone. Ora mettiamoci nei panni di Margherita Cogo. Molti anni in politica attiva, dedizione, coraggio, desiderio di realizzare fatti concreti con decisioni anche non sempre in linea con la volontà di amici o di potenti: uso della propria testa a costo di farsi qualche nemico, ma sempre un impegno realizzato con grande serietà e pulizia. Ecco, un errore sgradevole? una disattenzione? una reazione all'ingordigia dei partiti politici? Un tranello di avversari? la vendetta di un funzionario? Tutto ciò merita pagine e pagine di giornali? Tutto ciò merita un intervento della Magistratura? Nessuno che si sia posto il problema soprattutto del lato umano di tanto chiasso montato a arte per poterlo poi portare a ridere in chiacchiere da salotto o, ancora meglio, da bar. Vogliamo finalmente cominciare a prendere in considerazione il lato umano delle persone prima di gonfiare aria fritta e creare il mostro? In questi tempi di grande crisi di un vecchio modo di pensare, operare e vivere, non sarebbe intelligente prendere l'occasione al volo per cominciare un nuovo modo di pensare, operare, legiferare, interpretare meglio la realtà, ma sopratutto di vivere? Diamoci una mossa! Apriamo le finestre e facciamo entrare aria nuovissima nella nostra mente!
 
Mario Rigoni
 
La vicenda che ha interessato Margherita Cogo ha avuto una certa risonanza sui giornali perché vede coinvolto un assessore regionale, già vicepresidente della Provincia e capogruppo del Partito democratico. Quando la Procura della Repubblica effettua perquisizioni a tutto spiano dell'abitazione privata e degli uffici di un politico di spicco con l'utilizzo di più uomini, il giornale registra. Perché questo è il compito di un giornale: riportare i fatti che accadono. Se mi si chiede, invece, il peso che avrà questa vicenda dal punto di vista giudiziario e quali conseguenze penali comporterà, credo che Margherita Cogo ne uscirà a testa alta, con le scuse generali di tutti. Il fatto in questione mi pare molto circoscritto e di incerta rilevanza penale (soprattutto se non si ritrova il documento ritenuto contraffatto, ma si dispone soltanto di una fotocopia). L'Adige aveva dato notizia della vicenda ancora tre anni fa, e non vi erano stati grandi sviluppi giudiziari. Vi era tornato sul caso lo scorso autunno, pubblicando un carteggio fra Mauro Bondi, già segretario dei Ds e grande accusatore di Margherita Cogo, e la risposta della ex collega di partito. Ora l'inchiesta. La Procura e la polizia giudiziaria avranno avuto le loro buone ragioni per fare queste perquisizioni ad ampio raggio. Il fatto in sé, però - per quanto siamo a conoscenza - risulta veramente molto delimitato e vorrei dire quasi insignificante dal punto di vista penale. Non si capisce perché, invece di far ricorso alla magistratura, la questione non sia stata risolta all'interno del partito, visto che riguarda eventuali versamenti di quote volontarie al partito, e non di gestione di soldi pubblici. Concordo con quanto afferma il politologo Sergio Fabbrini: c'è un eccesso di utilizzo della via giudiziaria per affrontare questioni politiche interne al partito. E questo è un caso abbastanza evidente di una «bega» suicida interna ad una forza politica che si affida alle carte bollate perché non è stata in grado di affrontarla secondo le vie più normali della discussione ed eventualmente del pronunciamento dei probi viri. Forse è l'ultimo strascico della disintegrazione di un partito, i Ds, che nella scorsa legislatura risultava il secondo del Trentino e contava cinque consiglieri provinciali, imploso scaraventando schegge da tutte le parti. L'unica sopravvissuta era Margherita Cogo, e qualche suo ex compagno in un cupio dissolvi generale ha pensato di affondare anche lei.
 
p.giovanetti@ladige.it

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