Allen Ginsberg e la poesia che urla

Quando, Il 7 ottobre 1955 - nell’ambito di un reading di poesia organizzato presso la Six Gallery di San Francisco che vedeva anche la partecipazione dei poeti Philip Lamantia, Michael McClure, Philip Whalen e Gary Snyder - Allen Ginsberg declamò per la prima volta in pubblico i versi di Howl (Urlo), il potente poema che aveva cominciato a scrivere l’anno precedente senza la minima intenzione di pubblicarlo, probabilmente non immaginava la portata rivoluzionaria dell’evento del quale fu protagonista.

https://youtu.be/uf2vAUvC2_Y?si=DX1arRh_o_r61pWg

[Una scena del film Howl (2010) in cui Allen Ginsberg, interpretato da James Franco, legge il celebre poema]

Ereditata la passione per la poesia dal padre, insegnante e poeta, il giovane Allen scelse di infrangere gli schemi della metrica (e della “metronomia”) regolare, il cui ritmo sortisce l’effetto di ipnotizzare il pubblico che, sedotto e distratto dalla forma, si disinteressa del contenuto. Sulla scia delle intuizioni di Walt Whitman, Ezra Pound e William Carlos Williams fra gli altri, Ginsberg comprese come fosse possibile, rompendo la forma, scatenare energia nuova pescando il linguaggio nei suoni reali delle conversazioni circostanti, sperimentando una prosodia esaltata dalla declamazione ad alta voce e nutrita dalla durata del proprio respiro ad imitazione di quello dei musicisti neri che suonavano il be-bop. E proprio l’influenza della musica jazz, la rottura delle forme, l’idea di portare la letteratura sulla strada e un certo gusto per la vita avventurosa, rappresentano le basi della cosiddetta Beat Generation, incarnata in quel gruppo di personaggi disallineati, irregolari e selvaggi fra cui, oltre a Ginsberg, ricordiamo figure come Jack Kerouac o William S. Burroughs.

https://youtu.be/kOMyzslIP-o?si=qU7keZSPQtHdrviV

[Intervista di Fernanda Pivano a Jack Kerouack]

Il verso lungo di Allen Ginsberg è lo strumento attraverso il quale portare alla luce la propria realtà intima e scagliarsi contro il materialismo, il conformismo e la meccanizzazione che minacciavano l’America moderna del secondo dopoguerra così come, oggi, incombono su quella contemporanea e sull’intero pianeta. È questo che ci porta a ricordare il poeta americano nel centenario della sua nascita: la poesia, apparentemente anacronistica all’interno della società tecnocratica, venne rilanciata da Ginsberg con passione e dedizione indomabili, strappata dall’isolamento elitario ed egocentrico dell’accademia e proiettata nella strada e nella quotidianità dell’esistenza, evidenziando l’importanza della funzione del poeta quale cantore e ultimo custode dell’identità, strenuo difensore della libertà di pensiero e di espressione dell’essere umano. Una lezione che portiamo con noi nel 2026: proviamo a far urlare ancora la poesia e a esprimere ciò che abbiamo dentro e intorno attraverso i suoi versi.

https://youtu.be/spiQu1U3srw?si=DIPJgRI62Jj8jGT7

[Lo spirito della poesia nell’indimenticabile lezione del prof. Keating (Robin Williams) in L’attimo fuggente (1989)]

Martedì 16, alle 20.45, nel cortile di HarpoLab, celebreremo Allen Ginsberg con una lettura integrale di Howl con la voce di Giuliano Comin e l’accompagnamento musicale di Massimo Cristofolini e Michele Kettmaier, la proiezione del cortometraggio Pull My Daisy (film che vede come protagonisti tutto il gruppo dei Beat) e una mostra a cura di Stefano Carbutti, che ha orchestrato l’intera serata.

https://harpolab.it/america-in-tears-allen-ginsberg/