La procura è diversa: non più Trento, ma Bolzano. Identiche invece sono le conclusioni a carico dei tre indagati nell'inchiesta sui «vitalizi d'oro». Sei mesi dopo il trasferimento del procedimento per competenza territoriale a Bolzano, il pm Marcus Mayr ha rinnovato le accuse contestate all'ex presidente del consiglio regionale Rosa Zelger Thaler, al presidente dimissionario di Pensplan Centrum Gottfried Tappeiner e al direttore generale di Pensplan Invest Florian Schwienbacher.

Il pm altoatesino Mayr non si è limitato a fare il «taglia e incolla» di quanto avevano scritto i colleghi trentini. In questi mesi ha studiato il corposo fascicolo, ha acquisito ulteriori atti d'indagine e alla fine ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini. Il nuovo capo di imputazione di fatto conferma tutte le accuse già contestate ai tre indagati dai pm trentini Giuseppe Amato e Carmine Russo. Le accuse - sempre respinte dagli indagati - sono abuso d'ufficio, truffa aggravata, turbativa d'asta per Rosa Zelger Thaler e Tappeiner; solo turbativa d'asta per Schwienbacher.

Le indagini, condotte a Trento dal Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di finanza, ruotavano attorno a due passaggi: uno studio sui parametri dei vitalizi per i consiglieri regionali ritenuto molto favorevole (si calcolava, tra l'altro, un'aspettativa di vita attorno ai 90 anni) ed un appalto secondo i pm confezionato «su misura» per Pensplan Invest, società partecipata al 64% da Pensplan Centrum, a sua volta interamente partecipata dalla Regione.

All'epoca era presidente di Pensplan Centrum il professor Gottfried Tappeiner, docente di Economia all'università di Innsbruck: il suo studio sui vitalizi, secondo le accuse, sarebbe stato preferito dall'allora presidente del consiglio regionale Thaler, che «neutralizzò» una consulenza precedente affidata ad un altro professionista. Gli inquirenti calcolarono che lo «studio Tappeiner» portò ai consiglieri un vantaggio ingiusto (e dunque secondo l'accusa un danno per la Regione) di circa 10 milioni di euro.

Cosa accadrà ora? Il procedimento riparte a Bolzano con la tempistica dettata dal codice di procedura. Indagati e loro difensori hanno 20 giorni per chiedere di essere sentiti o per presentare memorie. Poi la procura altoatesina deciderà se esercitare - tutto fa pensare che ciò accada - l'azione penale.

In udienza preliminare potrebbero cercare di tornare in campo le parti civili che a Trento erano rimaste fuori, "affondate" dal fuoco di sbarramento dell'avvocato Paolo Fava, legale di Thaler. La pattuglia di comitati e consiglieri regionali era agguerrita. C'erano i consiglieri 5 Stelle Filippo Degasperi e il collega altoatesino Paul Koellensberger che chiedevano 15mila euro per il danno di immagine.

C'era il Comitato dei cittadini antivitalizi del M5S che aveva presentato un conto da 10,8 milioni di euro per i parametri «gonfiati» nel calcolo dei vitalizi. Non poteva mancare Giovanna Giugni che, nel marzo 2014, con un esposto fece partire le indagini: con il comitato «Trentino Punto a Capo» chiedeva un risarcimento di di 50 mila euro (da destinare alle famiglie sfrattate). Potrebbero tutti riprovarci a Bolzano, ma certo la strada appare in salita.