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VERONA. Sono passati 32 anni dall’arresto di Gianfranco Stevanin, ma per il 66enne condannato all’ergastolo per l’uccisione di sei donne non si aprono, per ora, le porte della semilibertà. Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha infatti respinto la richiesta presentata dalla difesa, che puntava a un graduale reinserimento dell’uomo nella società attraverso un percorso esterno al carcere.
Stevanin, detenuto nel carcere di Bollate, aveva sostenuto di essere cambiato e di non rappresentare più un pericolo. Una posizione che non ha convinto i magistrati, che nell’ordinanza hanno fatto riferimento alle valutazioni degli specialisti che hanno seguito il detenuto nel corso degli anni. Secondo quanto riportato nel provvedimento, non sarebbe emersa una significativa novità nell’analisi della sua personalità, né una sufficiente presa di coscienza rispetto alla gravità dei delitti commessi.
Stevanin continua inoltre a sostenere di non ricordare il momento esatto degli omicidi, pur riferendo di avere memoria di ciò che sarebbe accaduto prima e dopo. Un elemento che, secondo le valutazioni richiamate dai giudici, incide sulla possibilità di riconoscere un'autentica revisione critica del proprio passato.
La richiesta della difesa era arrivata dopo oltre tre decenni di detenzione. L'avvocato Francesco D’Andria aveva sostenuto che le condizioni personali e di salute del suo assistito fossero profondamente cambiate. In particolare, una grave malattia avrebbe modificato il suo profilo, anche sul piano delle pulsioni sessuali. La difesa aveva quindi chiesto che fosse valutata la possibilità di un percorso di semilibertà, eventualmente attraverso l’inserimento in una comunità.
La valutazione dei magistrati è stata però diversa. Nelle relazioni degli specialisti citate nell’ordinanza emergerebbero ancora una certa distanza emotiva rispetto ai fatti commessi e l’assenza di quella revisione critica considerata necessaria per un percorso di reinserimento sociale. Non sarebbe quindi sufficiente, secondo il quadro delineato nel provvedimento, il comportamento mantenuto da Stevanin durante la lunga permanenza in carcere.
La vicenda giudiziaria di Stevanin risale agli anni Novanta, quando l’uomo venne arrestato dopo che le indagini avevano portato alla luce una serie di omicidi ai danni di donne che si prostituivano. I corpi di alcune vittime furono ritrovati nei terreni della proprietà della famiglia a Terrazzo, nel Veronese. Stevanin venne infine condannato all’ergastolo per sei omicidi.
Da allora ha trascorso gran parte della sua vita in carcere. Nel corso degli anni il suo comportamento detentivo è stato oggetto di diverse valutazioni e il suo percorso è stato seguito dagli specialisti dell'amministrazione penitenziaria. La richiesta di semilibertà rappresentava ora un nuovo passaggio nel lungo percorso giudiziario e penitenziario dell’uomo.
Dopo il rigetto dell’istanza, il suo legale sta valutando la possibilità di presentare ricorso. Per Stevanin, dunque, il percorso verso una possibile misura alternativa alla detenzione non è necessariamente concluso, ma al momento resta nel carcere di Bollate, dove continua a scontare la condanna all’ergastolo.


