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TRENTO. Dal 1° luglio i dipendenti provinciali e statali saluteranno lo smart working e torneranno in presenza. Non tutti in questi 16 mesi hanno lavorato da casa, ovviamente, e quelli che lo facevano alternavano giorni in sede e da remoto.
Diverso il caso dei dipendenti del settore privato. Lo spiega il direttore generale di Confindustria Trento, Roberto Busato. «Non abbiamo dato indicazioni», esordisce, «non abbiamo fissato una data, anche perché la maggior parte dei dipendenti delle aziende è tornata in presenza da molti mesi. Almeno da settembre o ottobre».
E siccome i Decreti del presidente del consiglio non sono cambiati, «neppure le precauzioni lo sono, e mi auguro restino in vigore anche per l'autunno».
Orario? No, obiettivo e risultato.
Certamente, come mondo privato, «auspichiamo si possa tornare presto alla normalità», afferma il direttore generale di Confindustria. «Non è raro che le nostre aziende si sentano rispondere dagli uffici che la tal pratica va a rilento perché il personale è in smart working».
Ciò non vuol dire che tutti debbano lavorare in presenza. «La pandemia ci ha fatto scoprire che alcuni lavori si possono fare da casa. Una parte dei "colletti bianchi" - degli impiegati - può certamente farlo. Però bisogna riorganizzare i servizi e le modalità di lavoro: non si lavora più su orario, ma su obiettivo e risultato. Un cambio di mentalità necessario nel pubblico ma anche nel privato».Occorre creare una nuova cultura del lavoro, insiste Busato. «E poi dipende dal tipo di mansione: chi lavora in produzione è impossibile lo faccia in smart working, mentre ci sono attività del terziario, anche al nostro interno, dove sempre più frequentemente una parte del personale opera da casa».
Attenzione, però: la mancanza di relazioni sociali causata dallo smart working «non aiuta il concetto di lavoro di gruppo. Lo dice anche una ricerca della Luiss».
Lavoratori, fatevi avanti.
«Ma la questione fondamentale - Busato alza il tono di voce per rafforzare in concetto - non è smart working sì o smart working no: è, piuttosto, la mancanza di lavoratori in alcuni settori. Da tre o quattro settimane la maggior parte delle segnalazioni riguarda la mancanza di personale con competenze adeguate e la necessità delle imprese di inserire personale nuovo».
Le aziende manifatturiere hanno assorbito camerieri, cuochi e hanno la necessità di formarli. Il fatto è che adesso il turismo e la ristorazione ripartiranno: anche loro avranno difficoltà a trovare personale.«È il solito problema del Trentino quando l'economia tira: il nostro territorio non è in grado di coprire tutti i posti di lavoro a disposizione».I lavoratori trentini, insomma, sono troppo pochi. «E allora, mi chiedo, ha senso che in un momento come questo ci sia il reddito di cittadinanza? Hanno senso gli ammortizzatori passivi? Io credo non servano a nulla».
I migliori anni della nostra vita? Il direttore generale di Confindustria è convinto che «abbiamo di fronte anni interessanti per l'occupazione. Forse è il caso che anche da parte sindacale venga riconosciuto che tutti quelli usciti dal mondo del lavoro, perché la loro attività è in crisi, possano essere riconvertiti nei settori in cui c'è più bisogno».
Dobbiamo essere pronti a riqualificare e reinserire. «Più accorciamo i tempi di questa operazione, più saremo virtuosi. Dobbiamo guardare ai Paesi del nord Europa, dove la media della cassa integrazione è di tre o quattro mesi».


