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ROMA. Quasi 7mila posti in meno nella scuola pubblica dal prossimo anno scolastico, che diventano 14.808 considerando anche i tagli già programmati nel 2025. È quanto emerge, secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), dalle misure contenute nel disegno di legge di Bilancio 2027. Una prospettiva contro la quale l’organizzazione lancia un duro attacco al Governo, chiedendo al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di fermare le riduzioni.
Nel dettaglio, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, la manovra prevede una diminuzione di 4.925 posti tra i docenti e 2.049 tra il personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario), per complessive 6.974 unità. I risparmi stimati ammontano a 83,9 milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Sommando le riduzioni già previste dalla legge di Bilancio 2025, il totale raggiunge 14.808 posti.
A sollevare la protesta è Romano Pesavento, presidente del CNDDU, che contesta una politica di contenimento della spesa destinata, a suo giudizio, a compromettere il funzionamento degli istituti. Il calo demografico, sottolinea il Coordinamento, non può giustificare automaticamente una diminuzione del personale: meno studenti potrebbero rappresentare invece un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità dell’insegnamento.
Particolare preoccupazione riguarda le scuole delle aree montane e dei territori soggetti a spopolamento, dove gli organici ridotti potrebbero aggravare difficoltà già esistenti. Il problema interessa anche il personale amministrativo e ausiliario, chiamato a gestire adempimenti sempre più complessi e processi di digitalizzazione.
Nel mirino finisce anche la decisione di prorogare al 2027 il contributo fino a 1.500 euro per gli studenti delle scuole paritarie, destinato alle famiglie con Isee non superiore a 30mila euro, entro uno stanziamento complessivo di 20 milioni. Il Coordinamento precisa di non contestare gli aiuti alle famiglie, ma chiede di chiarire perché vengano confermate queste agevolazioni mentre si programmano riduzioni permanenti del personale della scuola statale.
Il CNDDU sollecita quindi il ministro Valditara a rendere pubbliche le analisi che giustificano i tagli, specificando come saranno distribuiti tra le diverse regioni e quali conseguenze avranno sull’organizzazione scolastica.
La richiesta al Governo e al Parlamento è di eliminare le nuove riduzioni durante l’esame della manovra, individuando coperture finanziarie alternative e avviando una ricognizione nazionale dei fabbisogni di personale.
«Prima di chiedere alle scuole di operare con meno risorse professionali, il Governo deve dimostrare che quelle risorse non siano necessarie», conclude il Coordinamento. In assenza di questa dimostrazione, secondo Pesavento, il taglio rimane una scelta contabile e non una riforma capace di migliorare l’efficienza del sistema scolastico.


