Una gravissima disgrazia, che ha gettato il lutto in sei famiglie ed in altre ventidue ha portato lo sgomento ai congiunti feriti, è accaduta ieri: alla terza curva dopo Candriai nel tratto della strada Candriai - Sardagna. La notizia, che una corriera dell'Atesina era uscita di strada sotto Candriai, si era sparsa fulminea in città nella tarda serata. Quando poi essa si precisava in un tragico bilancio di sei morti e di ventidue feriti un senso di cupa tristezza si diffondeva in città.
 

Da Vaneze verso le 16.30 partiva una corriera dell'Atesina completa di sciatori, che avevano trascorso la domenica sui campi di neve del Bondone. Veramente la giornata non aveva favorito l'affollamento di sportivi, che sperando nella prima neve, erano saliti la mattina, numerosissimi, sulla vicina montagna.
 

La pioggia era caduta ininterrottamente guastando insieme alla neve la possibilità di sciare e quel che si rivelò poi più grave, rendendo assolutamente impraticabile la strada. Uno strato di nevischio gelato, sul quale nella primissima mattina si era sovrapposto un fine strato di neve fresca, veniva reso quasi fanghiglia sdrucciolevole ed ingannatrice, da una pioggerella insistente e fitta, che tendeva il suo agguato mortale.

La corriera era della Società Atesina, un nuovissimo 226 acquistato di recente dall'azienda. Una mezz'ora dopo ne partiva un'altra, un pullman di linea della Società Falagiarda. Recavano ambedue il massimo di persone consentito. La corriera dell'Atesina era munita delle catene alle due ruote posteriori e di uno speciale dispositivo antineve alle altre due ruote posteriori. La corriera scendeva verso Candriai ad andatura relativamente lenta, come le era imposto dallo stato della strada e dalla visibilità, che andava rapidamente diminuendo per la nebbia che si infiltrava sempre più.
 

Nella corriera, gli sciatori, in maggioranza trentini, si scambiavano le impressioni sulla giornata ed esprimevano, con la bonaria gaiezza dei montanari, il loro disappunto per questa stagione poco propizia agli sport invernali.


La corriera giunse senza difficoltà fino a Candriai poi infilò le curve del tratto verso Sardagna, che rappresentano sempre un passaggio emozionante anche in buone condizioni di fondo stradale. Fu appunto al terzo tornante, a quella che vien chiamata la «curva grande» che avvenne l'irreparabile.


La curva aveva il fondo completamente ghiacciato. Nessun paracarro la proteggeva sul lato esterno. La visibilità era ridotta al minimo per un banco di nebbia particolarmente densa. La macchina abbordò la curva lentamente; c'è chi dice che fosse innescata la seconda marcia, c'è chi dice che l’autista avesse preso la curva molto larga; certo è che d’un tratto le ruote mancarono all'affannoso richiamo del volante, saldamente manovrato dall'autista. Cosa sia avvenuto non si può dire con esattezza, certo è la macchina uscita di strada, sbandando tra due piante e urtando in una terza incominciava a rotolare per la ripidissima scarpata, andando a sbattere a circa 300 metri dalla strada, quasi sulla curva sottostante.
 

Fin dal primo urto l’auto si scoperchiava, permettendo che qualcuno venisse subito proiettato lungo la scarpata ed in tal modo si salvasse. Ciò che avvenne nell'interno della corriera è indescrivibile, le persone trovatesi ammucchiate in un tragico groviglio, seguirono il rotolio della macchina rimbalzando l’una sull’altra. La maggior parte dei passeggeri rimaneva nel viluppo della macchina, che si era sfasciata. Particolare impressionante: nell’ammasso di corpi e di ferraglie i fari della tragica corriera continuarono a illuminare la notte, nella quale altissime si levavano le grida disperate dei feriti e dei moribondi. Lungo il fatale tragitto alcuni erano stati proiettati dalla macchina, riportando lievi ferite. Furono essi i primi che tentarono di risalire affannosamente la china, dopo minuti di sbalordito terrore. Da notizie pervenuteci nella notte, l’autista si sarebbe dato alla latitanza non essendo stato più possibile rintracciarlo dopo la sciagura.
 

Da Trento salirono sul luogo del disastro i pompieri con l'autolettiga, una macchina e l'autogru agli ordini del comandante Coniughi e del vicecomandante Slomp, che iniziarono lo sgombero dei feriti, alcuni dei quali apparivano gravissimi. Da quel momento, con la massima sollecitudine (purtroppo erano necessariamente passate un paio d'ore dal disastro) si procedette allo sgombero dei feriti, che furono avviati all'ospedale Santa Chiara. La situazione si rivelò subito ancor più grave del previsto; mentre da Sardagna giungeva la notizia che tre persone giacevano cadaveri sotto la carcassa della corriera, tre dei feriti decedevano ben presto.
 

All'ospedale Santa Chiara giungevano subito le autorità, e nel frattempo affluivano i parenti e gli amici degli infortunati, oltre ad una folla di congiunti, che chiedevano ansiosamente notizie di sciatori recatisi in Bondone dei quali non avevano notizie. Si rendeva necessario un vero servizio d’ordine, disimpegnato dai vigli urbani, per disciplinare un così insolito traffico notturno. Scene di dolore si verificarono quando i parenti delle vittime entrarono nella cappella mortuaria ove le salme erano state composte. Dal giorno dei bombardamenti di Trento, mai più l’ospedale aveva visto un tale affluire di infortunati.
 

La sciagura che ha colpito negli sportivi di Trento il cuore stesso della città è avvenuta per una tragica coincidenza a brevissima distanza dall’anniversario di un altro analogo incidente che è ancor vivo nella memoria di tutti: il 26 dicembre 1947 a Magrelio un’altra corriera, in analoghe circostanze sbandava, precipitando e uccidendo 26 sportivi milanesi. Proprio ieri sul luogo di quella sciagura era stato inaugurato un cippo commemorativo.