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TRENTO. Durante la prima ondata della pandemia da Covid 19, quando i dispositivi di protezione come mascherine, guanti e camici erano merce rara e ricercata da tutti, anche in Trentino sono arrivate e sono state vendute partite di Dpi non conformi alle normative dell'Unione europea. Si tratta di migliaia di mascherine e camici - la Dogana di Trento ha eseguito controlli su 18 importazioni dalla Cina, che risalgono alla primavera scorsa - entrate in Italia senza pagare i diritti di confine per un totale di circa 300 mila euro di tributi evasi.
L'inchiesta vede una persona indagata, probabilmente il responsabile della società che aveva importato anche in Trentino dispositivi sanitari a tassazione agevolata benché fossero privi della documentazione che ne attestasse l'idoneità.
A seguito dei controlli - sottolinea in una nota la Dogana di Trento - i funzionari hanno constatato «che le merci dichiarate come Dpi, destinati alla lotta al Covid 19 e conformi alle normative dell'Unione Europea, erano prive di documentazione idonea ad attestarne sia l'effettiva rispondenza agli standard tecnici di qualità, sia il rispetto dei requisiti di sicurezza necessari al rilascio dell'eventuale certificazione ai fini della marcatura CE, prevista dal Codice del consumo».
Dopo lo svincolo doganale, la documentazione della merce importata dalla Cina nei mesi della grande corsa alle mascherine, è stata oggetto di una attenta verifica da parte delle Dogane. Non sono state analizzate la mascherine e i camici che ormai - conformi o non conformi - sono stati assorbiti dal mercato, ma sono stati passati al setaccio i documenti di accompagnamento. In molti casi, anche se non in tutti i controlli, la documentazione è risultata essere carente. Mascherine e camici non conformi non potevano beneficiare dell'esonero dal pagamento di dazi e Iva all'atto dell'importazione, un'agevolazione introdotta durante i mesi della pandemia per favorire il flusso di dispositivi dall'estero.
La Dogana nel complesso ha dunque recuperato 300 mila euro di diritti di confine non pagati. I risultati delle indagini sono stati segnalati alla procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo. La procura ha anche incaricato i carabinieri del Nas, che in fatto di Dpi hanno maturato grande esperienza, di verificare dove siano finite le partite di dispositivi di sicurezza risultati non conformi. Non pare che ci siano rischi per la salute pubblica: le importazioni risalgono ad oltre un anno fa. Ben difficilmente quelle mascherine cinesi sono ancora in circolazione.


