SONCINO. Un fucile semiautomatico calibro 12, carico e pronto all’uso, sarebbe stato affidato a due bambini di appena 11 e 12 anni dal nonno, che avrebbe insegnato loro a cacciare di frodo utilizzando anche richiami elettroacustici vietati. L’episodio, avvenuto a Soncino, tra le province di Cremona e Bergamo, è stato interrotto dall’intervento dei carabinieri.

A intervenire sul caso è Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente. «A volte mi chiedo fin dove possano arrivare la follia, il furore venatorio, il disprezzo di quel buon senso che, almeno in teoria, dovrebbe guidare la condotta di chi ha una certa età», afferma.

Secondo Brambilla, la vicenda assume una gravità particolare anche per il coinvolgimento dei due minori. «L’omessa custodia e l’affidamento di armi a minori non solo sono in sé gravi reati, ma perpetuano una subcultura delle armi e della violenza». Per la parlamentare, gli adulti coinvolti, «invece di dare il buon esempio, si propongono come modelli da seguire in negativo».

La presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia collega infine l'episodio al dibattito sulle norme venatorie: «Non è certo il momento di allentare le restrizioni sulla caccia, al contrario». E sostiene che una maggiore severità sia richiesta dalla maggioranza degli italiani.