ROMA. Emergono nuovi dettagli sul caso del report Oms sul covid in Italia, documento pubblicato e poi rimosso circa un anno fa.

Si trattava di un documento corposo (oltre cento pagine) elaborato a Venezia dal team di studiosi Oms guidati da Francesco Zambon, nel quale si fotografava, a beneficio degli altri Paesi, quanto accaduto in Italia da fine febbraio 2020.

Fra le altre cose, si evidenziava l’assenza di un piano pandemico aggiornato.

Sarebbe stato quest'ultimo punto,sul quale gli ultimi governi sono sempre stati evasivi, accanto ad altri rilievi critici sull'impianto sanitario chiamato ad affrontare la pandemia, a scatenare un tentativo, andato in porto, per fermare la diffusione di quella versione del rapporto, malgrado fosse già stata validata dall'Oms.

La questione è al centro dell'inchiesta a cura dei magistrati di Bergamo, che indagano sulle eventuali omissioni che possono aver aggravato il tragico bilancio della pandemia.

Isolato e infine censurato dalla stessa Oms, il responsabile del rapporto, intervistato ieri da Report e domenica da Non è l'Arena, rassegnò le dimissioni, rifiutandosi di modificare quanto stabilito nell'analisi del team di recercatori veneziani, definiti fra l'altro da Guerra "somarelli" e "scemi" nelle chat con Brusaferro.

Zambon ha riferito anche in tv delle manovre in corso a Roma, nelle stanze di figure chiave della sanità italiana, per boicottare un rapporto scomodo sulla mancata prevenzione e sulla gestione delle prime settimane di pandemia.

Ora Francesco Zambon racconta queta e altre vicende della pandemia nel libro 'Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti', pubblicato da Feltrinelli. 

"È con dispiacere personale che confermo la pubblicazione del rapporto (...) elaborato dall'ufficio di Venezia senza l'autorizzazione degli uffici centrali di Ginevra, che era stata negata venerdì e ribadita lunedì dopo mio intervento piuttosto pesante (...). Avevo imposto la discussione preliminare con te, Silvio (Brusaferro, ndr), Franco Locatelli, Andrea Urbani e Ruocco, per lo meno, al fine di evitare di accendere inutili e dannose polemiche. (...). Il momento è delicato... Si sarebbe potuto utilizzare il rapporto come camera di amplificazione degli straordinari provvedimenti di governo".

È il testo di una mail inviata lo scorso 14 maggio al ministro della Salute Roberto Speranza con cui Ranieri Guerra, il direttore vicario dell'Oms indagato dalla Procura di Bergamo per aver reso false dichiarazioni ai pm, si dispiaceva per la pubblicazione sul sito dell'Organizzazione dello studio dei ricercatori della divisione europea, con sede a Venezia, che descriveva i primi mesi dell'emergenza Covid segnalandone le criticità, alla luce delle misure prese dall'Italia.

Lo studio venne poi rimosso dal web in meno di 24 ore.

Il documento inedito e mostrato ieri sera nella puntata di Report, su Rai 3, è tra gli atti dell'indagine della magistratura bergamasca sulla gestione del Covid, specie in Val Seriana, che riguarda anche il mancato aggiornamento del piano pandemico rimasto fermo al 2006, il caso dell'ospedale di Alzano ed altre vicende.

Oltre a Guerra sono infatti indagati, per reati diversi come l'epidemia colposa, anche alcuni ex dirigenti della sanità lombarda.

La lettera, che conteneva il link che rimandava al rapporto, è stata inviata dal numero 2 dell'Oms alle 9.18 del 14 maggio 2020, poche ore prima che il documento venisse ritirato, secondo gli inquirenti, per intervento dello stesso Guerra. Il quale tuttavia nella mail scriveva: "Purtroppo mi è stata negata ogni possibilità di intervento, invocando da parte degli autori la libertà, l'autonomia e l'indipendenza senza valutare i danni collaterali e l'inevitabile crollo della reciproca fiducia. (...) Non so che dire, aldilà della mia personale dissociazione dal rapporto, che però farà danni ugualmente".

E aggiungeva di ritenere "suicida una posizione di questo genere".

Diverso il tenore dei messaggi mandati via WhatsApp poche ore dopo al presidente del'Iss Silvio Brusaferro, al quale Guerra, tra l'altro, confidava di essere "andato da Tedros (il numero uno dell'Oms, ndr) e fatto ritirare il documento".

Sul caso, Speranza ieri ha spiegato che "quella mail ci informava che era stato pubblicato quel report e ci riportava un dibattito legittimo all'interno dell'Oms".

Quelle scelte, per il ministro, "sono state tutte dell'Oms" e non del governo italiano.

E fonti inquirenti, sempre ieri, hanno confermato che il ministro sapeva ed era "irritato" per la pubblicazione del rapporto, ma non ci sono prove su eventuali sue pressioni per ottenere la rimozione dello studio dalla pagina web.

Lo scorso novembre, sottolinea tuttavia Report, quando venne a galla la vicenda dello studio 'rimosso' e venne chiesto a Speranza se avesse letto il rapporto Oms censurato e se conosceva le ragioni della rimozione, dagli uffici di Lungotevere venne risposto che "non si tratta di un documento ufficiale dell'Oms e non è mai stato trasmesso al ministero della salute, che quindi non lo ha mai né valutato, né commentato".

Fra le chat mostrate in tv domenica scorsa da Massimo Giletti e la sua squadra di “Non è l’Arena” ne compare, peraltro, una in cui lo stesso Ranieri Guerra fa riferimento ai vertici del ministero della salute.

“Vedo Zaccardi alle 19.00 (il capo di Gabinetto del ministro Speranza, ndr). Vuoi che inizi a parlargli dell’ipotesi di revisione del rapporto dei somarelli di Venezia? Poi ci mettiamo d’accordo sul come??”, è il testodi un messaggio inviato a Silvio Brusaferro -

Successivamente, Guerra riferisce al numero uno dell'Iss quelle che, naturalmente a suo dire, sarebbero le aspettative del capo di gabinetto del ministro: “Il CDG dice di vedere se riusciamo a farlo cadere nel nulla. Se entro lunedì nessuno ne parla vuole farlo morire. Altrimenti lo riprendiamo assieme”.