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GARLASCO. Nuovo capitolo nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, a quasi vent’anni dal delitto. Dopo la seconda chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, a tenere banco è ancora una volta il Dna trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, elemento che ebbe un peso importante nell’inchiesta del 2007 e nella successiva condanna definitiva dell’ex fidanzato della vittima.
A intervenire oggi è Giorgio Portera, genetista ed ex ufficiale del Ris di Parma, ascoltato dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova indagine. Portera ha precisato di non aver eseguito personalmente l’analisi genetica del campione, né di aver valutato o interpretato i profili genetici relativi al delitto di Garlasco.
Il suo nome è comparso nei dati relativi al campione identificato come «BU_P», prelevato dai pedali della bicicletta di Stasi. Portera ha spiegato che il collegamento deriva dalla registrazione di un accesso effettuato con la sua utenza personale durante la fase finale della lavorazione della traccia. L’operazione, secondo la sua ricostruzione, sarebbe consistita esclusivamente nel caricamento del campione sul sequenziatore, senza alcuna attività di interpretazione dei risultati.
Lo stesso Portera ha aggiunto di non poter stabilire oggi con certezza se quell’operazione sia stata eseguita materialmente da lui oppure da un collega che aveva utilizzato la sua utenza per accedere allo strumento. Ha inoltre precisato di non aver effettuato sopralluoghi né firmato verbali o referti relativi al caso.
La precisazione arriva mentre la Procura di Pavia sta approfondendo proprio la gestione delle analisi effettuate nel 2007. Il punto centrale sono i cosiddetti «raw data», i dati grezzi recuperati dai sistemi del Ris di Parma, dai quali sarebbero emerse due ulteriori analisi effettuate sul campione dei pedali.
La ricostruzione degli inquirenti indica che il 19 settembre 2007 un esame aveva evidenziato un quantitativo di Dna attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo sarebbero state effettuate due ulteriori prove, entrambe negative, senza che i relativi risultati fossero poi inseriti nel fascicolo dell’indagine che portò alla condanna di Stasi.
È proprio sulla natura e sulla collocazione temporale di quei risultati che esistono però letture differenti. I consulenti della Procura e quelli della difesa di Stasi li considerano esiti successivi al risultato positivo del 19 settembre. Una diversa interpretazione, sostenuta in particolare dai consulenti della famiglia Poggi, riguarda invece le date riportate nei file informatici e la loro successiva modifica.
La Procura ha comunque confermato l’esistenza delle due corse elettroforetiche negative e ha rilevato che all’epoca sarebbe stato opportuno un ulteriore approfondimento, che secondo gli accertamenti odierni non risulta essere stato effettuato.
Il caso riapre così una questione decisiva sulle analisi scientifiche condotte nei giorni successivi all’omicidio. Il Dna attribuito a Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi fu infatti uno degli elementi utilizzati nel procedimento che portò alla condanna definitiva dell’ex fidanzato a 16 anni di carcere.
La difesa di Stasi considera oggi le due analisi negative un elemento potenzialmente decisivo in vista di una richiesta di revisione della condanna. I legali hanno annunciato l’intenzione di valutare il ricorso alla Corte d’Appello di Brescia, sostenendo che i nuovi dati possano incidere sulla ricostruzione alla base della sentenza.
Parallelamente, la nuova inchiesta della Procura di Pavia riguarda Andrea Sempio, per il quale le indagini sono state nuovamente chiuse. L’imputazione resta quella di omicidio aggravato per la morte di Chiara Poggi e la difesa avrà ora la possibilità di esaminare gli atti e presentare le proprie osservazioni.
Sul fronte delle responsabilità relative alla gestione delle analisi del 2007, invece, il quadro resta da chiarire. L’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano ha escluso irregolarità e manipolazioni, mentre gli accertamenti della Procura puntano a ricostruire chi effettuò le analisi e perché i risultati delle due prove negative non risultino nel fascicolo dell’epoca.
A quasi vent’anni dall’omicidio, dunque, il Dna sui pedali torna al centro del caso Garlasco, intrecciando la nuova indagine su Sempio con la possibile revisione della vicenda giudiziaria di Stasi.


