GARLASCO. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a concentrarsi su uno degli elementi scientifici che contribuirono alla condanna di Alberto Stasi: il Dna individuato sui pedali della biciclettadell’allora fidanzato della vittima.

La nuova inchiesta della Procura di Pavia, che ha portato alla seconda chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, ha fatto emergere un elemento destinato a riaprire il confronto sulla gestione delle analisi effettuate nel 2007. Nei cosiddetti «dati grezzi» del laboratorio del Ris di Parma sarebbero state individuate due ulteriori analisi sul campione prelevato dai pedali, entrambe con esito negativo.

Il campione, denominato «bu_p», era stato ottenuto unendo due prelievi effettuati sui pedali della bicicletta di Stasi. Dopo un primo esito negativo, il 19 settembre 2007 una nuova analisi aveva evidenziato una quantità di Dna attribuita a Chiara Poggi. Il giorno successivo sarebbero state eseguite due contro-analisi, entrambe negative.

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti della nuova inchiesta, questi due risultati non sarebbero stati inseriti nel fascicolo del procedimento del 2007 né comunicati alla Procura di Vigevano. La circostanza è oggi oggetto di approfondimento da parte dei magistrati pavesi, che hanno ascoltato anche alcuni dei militari del Ris che all’epoca lavorarono sul caso.

È un passaggio particolarmente delicato perché il risultato positivo del 19 settembre era stato considerato uno degli elementi rilevanti nelle indagini che portarono, pochi giorni dopo, al fermo di Stasi. L’ex fidanzato di Chiara Poggi venne successivamente condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio.

La scoperta dei nuovi dati non equivale però, di per sé, a una revisione della condanna. Saranno ora gli accertamenti giudiziari a stabilire come debbano essere interpretati quei risultati, chi abbia effettuato le analisi e perché gli esiti negativi non siano comparsi negli atti dell’epoca.

La vicenda ha inoltre riportato al centro il ruolo dell’allora comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano, ascoltato nei giorni scorsi dai magistrati. Garofano ha respinto l’ipotesi di irregolarità, sostenendo che le attività investigative del reparto si svolsero nel contraddittorio con i consulenti delle parti.

Parallelamente, la Procura di Pavia ha proseguito gli accertamenti sulla posizione di Andrea Sempio, già indagato e poi archiviato nel 2017. La nuova indagine lo vede accusato dell’omicidio di Chiara Poggi e si è concentrata su diversi elementi della scena del delitto, tra cui l’impronta di una scarpa e altri reperti sottoposti a nuove valutazioni.

Con la chiusura delle indagini, Sempio e la sua difesa avranno ora la possibilità di esaminare gli atti e presentare le proprie osservazioni. La conclusione delle indagini preliminari non coincide infatti con una condanna e non determina automaticamente l’apertura di un processo.

Sul fronte di Alberto Stasi, invece, i nuovi elementi sulle analisi dei pedali potrebbero essere valutati nell’ambito della richiesta di revisione della condanna. I suoi legali hanno già raccolto consulenze e stanno esaminando i risultati emersi dalla nuova inchiesta.

Il punto resta dunque uno: che cosa accadde realmente nei laboratori del Ris di Parma tra il 19 e il 20 settembre 2007? La risposta potrebbe contribuire a chiarire uno dei passaggi scientifici più controversi della lunga vicenda giudiziaria di Garlasco, mentre la nuova inchiesta continua a muoversi su due piani paralleli: la posizione di Sempio e la possibile revisione del processo che ha portato alla condanna di Stasi.